Una donna viene uccisa ogni due giorni per mano maschile: #convegnofemminicidio

Giovedì 22 marzo si è svolto a Palazzo Hercolani il Convegno internazionale Rappresentazioni sociali della violenza di genere: il femminicidio, un’intera giornata di incontri multidisciplinari promossa dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna.

Un evento che ha riunito esperti da diversi settori professionali e Paesi con al centro un argomento di grande attualità: il femminicidio.

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Nella foto: Pina Lalli, Roberta Mori, Donatella Campus, Francesca Puglisi, Monica Cerutti; Credits: Alessandra Gamba

In che modo si parla oggi della violenza di genere nelle diverse arene sociali? Da questa e da molte altre domande sono partiti i dibattiti delle cinque tavole rotonde che si sono susseguite nella giornata di giovedì. Fin dalla presentazione al Convegno, a cura della Prorettrice dell’Università di Bologna Elena Trombini, seguita da Saveria Capecchi docente organizzatrice dell’evento,  e della Vicedirettrice del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Pina Lalli, si è trattato del problema alla base della violenza sulle donne: un problema culturale che ha origini profonde e che, per quanto oggi sia fonte d’interesse per i media nazionali e non – anche grazie a casi di portata internazionale, il caso Weinstein, solo per citarne uno -, ha radici sociali con conseguenze politiche e giudiziarie.

Tanti e multidisciplinari i relatori presenti, dalla senatrice e Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere Francesca Puglisi, alla magistrata della Corte di Cassazione Mirella Agliastro, passando per Fabio Piacenti, Presidente di EURES, fino ad Anna Pramstrahler della Casa delle donne di Bologna, Stefano Ciccone dell’associazione Maschile plurale e Teresa Carlone, attivista militante di Non una di meno. Ognuno di loro, così come tutti gli altri ospiti, ha portato le proprie esperienze professionali, i propri studi, ricerche e riflessioni sui tantissimi aspetti della violenza di genere.

Rashida Manjoo, ambasciatrice speciale dell’ONU per la violenza sulle donne dal 2009 al 2015 e docente di Diritto Pubblico all’Università di Cape Town, è stata una delle grandi ospiti della giornata. Con la sua esperienza trentennale in disparità e violenza di genere ha saputo spiegare come questi fenomeni non siano, al contrario di ciò che la maggioranza dell’opinione pubblica è portata – dai media e non solo – a pensare, un problema principalmente radicato nei Paesi del Terzo Mondo, e che anzi i femminicidi vengono perpetrati a livello globale; di questo sono responsabili i governi, soprattutto per quanto riguarda l’impunità per questo tipo di reati.

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Nella foto: Rashida Manjoo; Credits: Sara Govoni

Insieme a lei è intervenuta la professoressa Karen Boyle, esperta in argomenti quali il femminismo, la violenza e la pornografia, su cui tiene un corso all’Università di Strathclyde, Scozia. Karen Boyle si è principalmente concentrata sui continuum fattoriali riscontrabili nella quasi totalità della “men’s violence against women”, come ad esempio il rapporto intimo esistente – o precedentemente esistente – tra carnefice e vittima, dimostrato anche dai dati presentati da altri relatori.

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Nella foto: Fabio Piacenti, Marinella Belluati, Linda Laura Sabbadini, Anna Pramstrahler; Credits: Alessandra Gamba

E ancora: ricerche statistiche, piani d’azione dal basso – dalle associazioni -, ma anche dall’alto – dalle istituzioni -, il problema della rappresentazione della violenza di genere da parte dei media, gli errori linguistici e gli stereotipi, i vuoti normativi sulla tutela e la prevenzione al reato di femminicidio – peraltro non ancora riconosciuto in Italia a livello legislativo.

Un fiume di interventi, quesiti e qualche tentativo di dare una risposta ad un problema sociale molto delicato. Continueremo a parlarne sul blog nei prossimi giorni, grazie agli approfondimenti dedicati a ciascuna tavola rotonda ai quali i nostri studenti-redattori stanno già lavorando.

È stata un’occasione di confronto che ha suscitato nei presenti tantissimi spunti, conclusosi con la consapevolezza che sul tema ci sia molto da fare e la strada sia ancora lunga e tortuosa ma che, per citare la professoressa Marinella Belluati dell’Università di Torino “mi fa uscire ottimista; ma ricordiamoci che fuori da qui c’è una realtà che non racconta quello che ci siamo detti oggi, ed è lì che è importante continuare a parlare di femminicidio e violenza di genere, riflettere su queste tematiche e proporre piani d’azione in grado di arginarne il problema”.

Non vediamo l’ora di raccontarvela.

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