Un Selfie alla Comunicazione Sportiva nei Nuovi Media

Quanti si affidano ai vecchi metodi d’informazione? Chi acquista ancora i giornali, quando baste accedere ad uno dei propri profili social per apprendere le notizie che più ci interessano? È indubbio che in ogni settore della comunicazione i cambiamenti apportati dalla rete hanno generato diversi metodi di fruizione delle news.
Alla crisi di alcuni media, si affianca l’ascesa di altri, con la nascita, talvolta, di nuove figure professionali. In questo post vedremo come l’avvento del web 2.0 ha rivoluzionato il mondo della comunicazione sportiva, uno degli ambiti che ancora al giorno d’oggi continua a suscitare maggiore interesse nel pubblico.

“La vendita dei quotidiani metropolitani negli Stati Uniti sta crollando”, con queste parole l’Audit Bureau of Circolations descrive la situazione del mondo del giornale cartaceo nel 2006 statunitense. Nel corso degli anni la crisi in questo settore si è sempre più aggravata. Tutto questo può essere dovuto alla comoda alternativa sussistente nelle copie digitali. Secondo la fonte Ads, i giornali digitali venduti mensilmente dalla Gazzetta dello Sport (il giornale sportivo più seguito in Italia) si attestano sui 20 mila, mentre secondo Audipress, le copie cartacee, sempre mensili, acquistate dai lettori si avvicinano alle 180mila (gennaio 2016). La troppa differenza tra i due dati fa propendere verso una causa diversa dalle sole alternative digital. Ciò che veramente sta conducendo al declino del mondo dell’editoria cartacea è il sempre più frequente e specifico utilizzo dei social media.

Chi deve aggiornarsi in tempo reale su ciò che più gli interessa entra sul proprio profilo social e, se segue la pagina dedicata, non deve far altro che sfogliare la propria bacheca per aggiornarsi. La Gazzetta dello Sport annoverava già nel 2011 all’incirca 277 mila seguaci su Facebook, mentre Marca (il corrispondente quotidiano spagnolo) si trovava addirittura al settimo posto al mondo per numero di fan (per ciò che concerne sempre le testate giornalistiche) a discapito di colossi come per esempio Vogue o il Financial Times. La diretta social della Gazzetta relativa alla conferenza stampa con la quale Carlo Tavecchio (dimissionario presidente della FIGC) ha rimandato il proprio incarico ha avuto 9 mila solo tra Mi piace, condivisioni e commenti.

Questi numeri testimoniano come questa modalità di comunicazione abbia acquisito un’importanza impareggiabile. E questo stimola l’editoria verso una maggiore efficienza e rapidità nell’emettere informazioni. Una comunicazione spesso rivolta ai giovani, veloce ed esaustiva (snack news). Inoltre c’è la necessità di sperimentarsi sui social con rubriche o approfondimenti in modo da fidelizzare il lettore online, coinvolgendolo nella propria community (talvolta servendosi anche di applicazioni sempre più immediate ed efficaci).

Oltre ai giornali, anche le emittenti televisive hanno dovuto modificare la propria strategia di comunicazione. Sono molto più frequenti i notiziari in streaming e servizi On Demand messi a disposizione direttamente dalle tv in modo che ogni spettatore possa godere di ciò che desidera in qualsiasi momento.

Sono presenti anche nuove tecniche di interazione col pubblico. Alla vecchia trasmissione con cui si poteva interagire tramite telefonata, vengono sostituiti contest sui social. Principalmente sono due gli scenari più diffusi: il programma mette a disposizione un hashtag di cui gli utenti si possono servire per pubblicare domande o analisi sui rispettivi social; la diretta finisce direttamente online con la possibilità, per chi assiste, di poter interagire direttamente, senza alcun tipo di filtro. Tutto ciò favorisce una maggiore partecipazione, aumentando l’interesse ed il senso di appagamento.

Lo sport sul web non esiste solo in via “istituzionale”, ma è stato trattato in forma ironica da blogger, pagine o comunità che in certi casi costituiscono una nuova forma aggregativa tra tutti gli appassionati. È questo il caso di Calciatori Brutti, una pagina nata nel 2012 grazie all’idea di Enrico Modica e Daniele Roselli che ormai conta migliaia di interazioni giornaliere. In questo caso, il calcio viene esportato dal contesto chiuso in sé stesso in cui si trova abitualmente, venendo trasportato sul piano quotidiano. Le cronache di spogliatoio o avvenimenti, che siano di Seria A o della più bassa lega esistente di periferia vengono raccontati in ugual modo. Si riduce il distacco tra il mondo degli addetti ai lavori con quello degli spettatori: l’atleta perde, in certe situazioni, quella sorta di mitizzazione mediatica, diventando un personaggio comune del quale esaltarne le peculiarità o irriderne gli imbarazzi. In molti casi i protagonisti di eventi diventano gli spettatori stessi: ne sono emblema le suddette “macchinate ignoranti”, ossia trasferte di tifosi, automuniti, attraverso l’Europa pur di assistere ad una determinata manifestazione sportiva (il tutto organizzato ed orchestrato dalla pagina).

Un altro esempio può essere fornito dagli Autogol, tre ragazzi cresciuti con la trasmissione radiofonica “Pavia calcio-mania” che con imitazioni e parodie si sono conquistati la simpatia e la stima degli utenti. Con Calciatori Brutti si intende portare lo sport ad un livello più colloquiale, gli Autogol, invece, hanno lo scopo di stravolgere il mondo della comicità sportiva. La vera rivoluzione consiste nell’aver trasportato i contenuti ironici dalle emittenti televisive o radiofoniche, sui social network. Ad ogni evento importante corrisponde un post o un video della pagina. Tutto condito dal grande coinvolgimento del pubblico composto non solo dai fan, ma, anche, dagli sportivi stessi costretti, volenti o non, a cavalcare l’onda di questo successo interagendo in prima persona con la pagina.

Nel mondo dei social network sono state costrette ad inserirsi anche le società sportive. Il modo migliore, infatti, per affiliare maggiormente i propri tifosi, interagendo direttamente con ognuno di loro, è stato il creare profili o fanpage, riscontrando enorme successo. La proposta è stata diversificata su tutte le piattaforme disponibili e su più aree del mondo: si passa, quindi, da comunicazioni ufficiali tramite Twitter a storie su Instagram, per esempio, mentre è sempre più diffusa l’apertura di più profili in base alla lingua o alla Nazione di provenienza del tifoso. Partendo sempre dai numeri si può affermare che la società calcistica al mondo con più follower complessivi su tutte le piattaforme (classifica redatta da Result Sports nel Luglio del 2017) è il Barcellona (circa 206 milioni di fan) seguita dal Real Madrid (circa 204 milioni), mentre la prima italiana risulta essere la Juventus (all’ottavo posto) con 45 milioni di seguaci.

All’inizio le campagne di comunicazione risultavano abbastanza istituzionali, mentre adesso si è giunti ad un’offerta molto più diversificata e personalizzata. Alle informazioni formali (pur sempre presenti ed importanti) si affiancano video o contest diretti ad interagire direttamente col tifoso. Ne è stata un esempio la campagna social della Juventus simboleggiata dalla domanda: “Riesci ad impressionare Pirlo?” con la quale si richiedevano agli utenti video in grado di poter suscitare reazioni emotive all’impassibile calciatore bianconero. Il tentativo di differenziarsi dalla massa talvolta viene fatto anche con ironia in grado di stemperare le grandi (e a volte ingiustificate) tensioni che vivono in questo mondo. Come lo Schalke 04, squadra tedesca, che, prima di un’amichevole estiva, ha ricordato ai propri rivali, tramite Twitter, uno scomodo precedente in cui i tedeschi vinsero per ben 5-2, provocando la risposta ironica della squadra in questione e l’interesse del pubblico online.

Se in passato ad interviste, conferenze partecipavano solo giornalisti o addetti stampa, oggi non è raro vedere dirette Facebook alle quali questi non sono partecipi, con domande poste direttamente dagli utenti.

Passando dalle società ai dipendenti, ossia giocatori o allenatori, il discorso non cambia di molto. Anche loro hanno utilizzato il mondo dei network per costruire la propria immagine ed il proprio brand. Numeri importanti e talvolta impressionanti se consideriamo i 111,4 milioni e i 22,5 milioni di like su Facebook rispettivamente di Cristiano Ronaldo e Lebron James, primo e secondo al mondo in ambito sportivo (in Italia guida la classifica Valentino Rossi con 13,3 milioni di fan).
Nascono vere e proprie industrie di comunicazione spesso gestite da professionisti nel settore come ammesso da diversi atleti o come testimoniato da gaffes commesse sul web come quella del calciatore Ryder Matos (vedi figura).

Oltre all’immagine, questi account sono stati sfruttati per far passare concetti, idee o riflessioni che trovano la rete come contesto ideale per la diffusione. È il caso di Lewis Hamilton, pilota inglese di Formula 1, che a cavallo del gran premio degli Stati Uniti ha utilizzato il proprio profilo Instagram per creare un video denigratorio nei confronti del presidente Donald Trump. Un video che ha suscitato molto scalpore, creando anche un notevole imbarazzo alla scuderia dell’inglese costretta a prendere le distanze da tale gesto. Un’altra situazione inedita in questo connubio (social network e atleti) riguarda Cristian Zaccardo, ex calciatore di Serie A, campione del mondo nel 2006: il modenese è stato il primo calciatore professionista italiano a servirsi di LinkedIn per trovare lavoro.

Il calciatore dell’Udinese lascia che il post gli venga scritto dal social media manager, dimenticandosi di cancellare l’incipit “inizia così”. [Credits photo fiorentina.it]

Ovviamente, parlando di social network, bisogna anche considerare il rovescio della medaglia: la rete, infatti, può risultare molto aggressiva in certi casi con un mondo come quello sportivo che fattura cifre da capogiro. Gli utenti non perdonano niente ed ogni gaffes può venire enfatizzata. È il caso del Bayern Monaco che, con un tweet con cui intendeva sfidare ironicamente la sua prossima avversaria, ha rievocato figurativamente un campo di concentramento, ledendo in parte la propria immagine agli occhi degli utenti online. Non è raro vedere anche atleti essere messi fuori rosa o essere puniti per attività scomode svolte sui propri profili.

È sempre maggiore l’opportunità di fruizione di eventi in streaming, soprattutto in sport come quelli di combattimento (l’incontro tra McGregor e Mayweather era disponibile sul sito della UFC, ovviamente a pagamento). La MotoGP ha già promosso simulazioni videogame di gare online dove i fan possano sfidarsi parafrasando le gesta dei propri idoli. Sicuramente, per ora, si può affermare che il mondo online e quello dei social network in special modo hanno già rivoluzionato radicalmente il mondo della comunicazione sportiva. Una comunicazione che ha permesso un rapido ed esaustivo scambio di notizie, un sempre minor distacco tra addetti ai lavori e fruitori, la creazione di nuove figure professionali, ma anche alcuni rischi in grado di poter danneggiare l’immagine di atleti o società.

Matteo Fantoni

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