Il test di Bechdel e la rappresentazione

Pensa per un attimo al tuo film preferito, a quello che hai visto ieri sera, o la settimana scorsa o a qualche notizia di questo inizio estate. Ora cerca di rispondere alle domande che seguono.

1. Nel film appaiono almeno due personaggi femminili?
2. Questi personaggi parlano l’uno all’altro in alcuni momenti?
3. Questa conversazione tratta di qualcosa di distinto ad un uomo?
Rispetto al film al quale stavi pensando, la risposta è stata affermativa in tutti e tre i casi?

Questo è il test di Bechdel, conosciuto anche come test di Bechdel/Wallace o the Rule. È un metodo per valutare se un film, serie, fumetto o un’altra rappresentazione artistica rispetta gli standard minimi per evitare differenze di genere.
Nacque con il fumetto Dykes to Watch Out For, opera di Alison Bechdel. L’invenzione del test si attribuisce a Liz Wallace, un’amica dell’autrice del fumetto.
Sembra che sia qualcosa di molto semplice e sorprende alla fine scoprire la quantità di film che non rispondo a questi requisiti: la trilogia di Star Wars, Fight Club, Pulp Fiction, Trainspotting, Pirates of the Caribbean o la trilogia de Il Signore degli Anelli.
Tuttavia, ora proviamo ad applicare le tre regole agli uomini: il risultato è molto distinto. Quasi la totalità dei film la rispettano.

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Lo studio delle liste di film seguendo questo test si usa come base argomentativa per provare che la maggioranza – praticamente la totalità – dell’industria cinematografica è impostata su contenuti che non mostrano il punto di vista femminile, riproducendo così una visione andro-centricadella società.
Diversi studi hanno dimostrato che la percentuale di film che supera il test aumenta quando nella creazione del copione comunica per lo meno una donna. Anche questo passa nei film scritti o dirette per donne.
Le donne dietro le camere
Jessica Chastain, membro della giuria del Festival di Cannes 2017 in una conferenza stampa dopo la cerimonia raccontò che era la prima volta che vedeva 20 film in 10 giorni, e da questa esperienza l’attrice capì come il mondo vede le donne, a partire dai personaggi femminili che uscivano ritratti in questi film.
Nelle sue parole, Chastain sottolineò la necessità che più donne raccontino le storie di donne. “Credo che se ci fossero più donne dietro le camere, vedessimo donne più autentiche come quelle che io vedo giorno per giorno”.
Al festival di Cannes, solo una donna direttiva, Jane Campion, ha guadagnato la Palma di Oro in 70 anni di storia del Festival.
Tuttavia, il Festival di questo anno riconobbe due donne cineasti, con Lynne Ramsay che ha guadagnato il migliore copione per il suo thriller poliziesco You Were Never Really Here, e Sofía Coppola come migliore direttrice di The Beguiled. La vittoria di Coppola la trasforma nella seconda donna a vincere il premio al Festival, dopo Yuliya Solntseva in1961.
Ma c’è ancora una cifra più allarmante, nei premi Oscar, cerimonia che si celebra da 1929 negli Stati Uniti, solo una donna (Katherine Bigelow) è stata riconosciuta come migliore direttrice in tutta la storia dei premi dell’Accademia.
Tutto questo mi porta a concludere che al giorno di oggi le differenze di genere nel mondo del cinema sono latenti, tanto dietro le camere come nella rappresentazione delle donne dentro i film, due fattori che probabilmente sono relazionati.

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