Blue Whale: il gioco che spaventa la rete

Di recente abbiamo sentito parlare un fenomeno che purtroppo ha allarmato tutti: la Blue Whale. Ma che cos’è? È stata una nota trasmissione televisiva, Le Iene, ad aver portato davanti agli occhi dei telespettatori italiani la disarmante scoperta. Si tratta infatti di un “gioco”, partito in Russia e diffusosi a macchia d’olio fino ad arrivare presumibilmente anche in Italia, dove di recente si sono verificati alcuni casi di suicidio particolarmente strani, al punto da farli collegare al gioco russo.

Navigando in rete ogni giorno è possibile rintracciare siti di giochi di qualsiasi tipo, fantasy, di guerra, ecc. Ma cosa succede se un gioco tra adolescenti si trasforma in una trappola mortale? Ed è proprio questo il caso. Si tratta appunto di un gioco online che, nella sua mostruosità ed assurdità, ha portato alla morte centinaia di giovani adolescenti russi.  Ciò che accomuna questi ragazzi è la scelta del tipo di morte: dal piano più alto di imponenti edifici e dalla scelta di filmare il tragico momento. Non è altro che l’ultimo step da effettuare per coloro che seguono le regole, divenendo protagonisti, della crudele Blue Whale.

La “balena azzurra” è un gioco psicologico con intenti virali, pensato e strutturato in modo tale da portare i giovani adolescenti dapprima ad uno stato di depressione ed infine al suicidio. Sono le testimonianze dei genitori delle giovani vittime a sostenere che la crudele realtà del gioco non è visibile ad occhio nudo, nel senso che difficilmente chi sta accanto si accorge di differenze comportamentali. La cosa più sconvolgente è che tra i coetanei il giovane suicida diviene un esempio, un leader, in grado di salire al cosiddetto “terzo livello”. Al vertice di questa tetra piramide di potere psicologico vi sono i cosiddetti “curatori”, adulti che impongo delle  precise regole da seguire per i 50 giorni a seguire la partenza del gioco. Tra queste vi è l’obbligo di non riferire a familiari ed amici la partecipazione alla Blue Whale. Tale scelta permette a questi soggetti di ottenere un forte potere persuasivo su adolescenti che, ingenuamente, non riescono a comprendere la gravità dell’assurdo gioco.

Il nome Balena azzurra si rifà alla pratica di questo animale di suicidarsi arenandosi sulla spiaggia; l’animale diviene ricorrente tra i disegni delle vittime, tra i post di Facebook, ecc.

BALENA AZZURRA

Le regole devono essere rispettate in toto, pena minacce e punizioni. “Far finta di niente” diviene la regola di partenza ed essenzialmente la base per la riuscita del diabolico gioco: la manipolazione parte dal reclutamento  dei partecipanti sui social network, dove la maggior parte degli adolescenti accetta anche per semplice curiosità. Il folle gioco coinvolge giovani di diversa età, estrazione sociale e provenienza e stranamente non adolescenti problematici.

A tal proposito in Russia è stato istituito un numero verde per le vittime, vittime che risultano essere in alcuni periodi nella maggior parte di sesso femminile, in altri periodi maschile, in base ad una scelta operata dall’ordine dei curatori. La televisione russa, ma anche la politica, hanno dato una forte scossa al fine di fermare questo terribile gioco: il governo russo ha istituito di recente un decreto che condanna tutti coloro che istighino al suicidio o che promuovano azioni che portino alla morte, con conseguente pena di sei anni di reclusione. La Blue Whale viene infatti considerata come un’organizzazione criminale, organizzata ed intenzionale.

Di recente, in Italia si sono verificati dei casi che fanno pensare che il fenomeno sia arrivato anche nel nostro territorio. Risulta tanta l’ansia da parte di genitori e familiari riguardo questo fenomeno e tante le preoccupazioni riguardo la prevenzione. Come fermare questa bomba psicologica? Le autorità consigliano ai genitori di controllare gli adolescenti durante la navigazione online, evitando di lasciarli completamente soli o isolati, di verificare i social e gruppi di iscrizione annessi. Può essere inoltre di aiuto controllare i post di condivisione dell’adolescente,  avendo cura ad essere un occhi vigile e non una presenza percepita come invadente.

Miriam Fiato

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