Google, FB, Apple e Amazon: quanto potere economico in mano a pochi?

La diseguaglianza economica, di opportunità, di capacità, comunque la si legga e comunque la si misuri, esiste: esiste all’interno degli stati moderni, esiste tra economie sviluppate e le economie in via di sviluppo, tra le classi della popolazione, tra le regioni geografiche; la nuova ricerca di risorse e di profitti ha portato ad una diseguaglianza globale, ad un capitalismo ultraliberale, flessibile, aggressivo, finanziario e tecnologico.

Ed è sulla tecnologia che ci fermeremo a riflettere, o meglio, sulle relazioni di potere esistenti nell’industria tecnologica. E non a caso: oggi l’economia digitale occupa un’enorme fetta della ricchezza mondiale e determina relazioni di produzione molto peculiari, diciamo pure totalmente nuove.

Vi siete mai chiesti quanto sono influenti oggi, i colossi dell’economia digitale?

Ogni anno Forbes pubblica la nota lista delle industrie transnazionali più influenti al mondo; oggi il 12% di queste appartiene al settore dell’economia dell’informazione tradizionale e digitale: pubblicità, telecomunicazioni, macchinari, commercio di computer e dispositivi elettronici, hardware, servizi tecnologici, servizi di stampa e pubblicazione, software e programmi, ecc. Per comprenderne il peso, basti sapere che nella stessa lista le banche e i relativi servizi finanziari occupano il 15%. D’altronde, la finanza oggi è strettamente connessa con la tecnologia e la tecnologia stessa è “finanziarizzata”.

Prendiamo a titolo d’esempio alcuni colossi dell’economia digitale contemporanea, che sono anche quotati in borsa: Facebook, Google, Apple e Amazon.

L’azienda di Zuckerberg, sempre secondo Forbes, oggi vale 407 miliardi di dollari e conta 17.000 dipendenti. E’ la numero 33 al mondo per profitti (65 miliardi), la sesta per valore di mercato. Il fondatore è il 5° uomo più ricco al mondo, con un patrimonio di 56 miliardi di dollari. La stessa azienda possiede anche Whatsapp, Instagram, Messenger e Oculus. I principali introiti della compagnia sono dovuti all’advertising e nel 2016 l’azienda si è aggiudicata il 12% della pubblicità digitale globale.

Google ha un valore di mercato di 101 miliardi di dollari, è il secondo brand più di valore in America e ha oltre 60.000 dipendenti. Larry Page è il 13esimo uomo più ricco al mondo e può contare su un patrimonio personale di 40 miliardi di dollari. Anche qui, la principale fonte di profitto è la pubblicità dei servizi Google AdWords, AdSense, Google Mobile programs e Google Local. È la 25esima azienda al mondo per profitti.

La Apple si posiziona come la numero 9 al mondo per profitti, ben 45,2 miliardi (è la numero 1 in America). Ha 116.000 dipendenti e vende in America, Europa, Cina, Giappone e in altri paesi dell’Asia. La moglie dell’ormai defunto fondatore Steve Jobs, Laurene Powell Jobs, è diventata la 40esima persona al mondo più ricca dopo la sua morte, con un patrimonio di 20 miliardi.

Jeff Bezos, fondatore di Amazon, è il terzo uomo più ricco del mondo e possiede 72miliardi di dollari. Amazon è la 83esima azienda al mondo per profitti, con 2,4 miliardi di dollari.

Si potrebbe continuare citando tra le “big” dei profitti dell’industria la Samsung, 15esima al mondo con 19,3 miliardi di dollari in profitti, la Microsoft, 19esima con 16.8 miliardi, la China Mobile, 21esima e 16.4 miliardi, ecc.

L’enorme ricchezza generata da questo tipo di industrie risulta quindi in mano a poche, pochissime compagnie che in un modo o nell’altro riescono a mantenere la propria posizione di oligopolio. La concentrazione della ricchezza porta con sé molte cose, si sa, e tra queste un notevole potere di influenzare la società, i consumi e la politica.

Credit Immagine: Tech First post

Beatrice Buscema

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