Lavorare da casa o al parco? Da oggi si può: la nuova legge sullo Smart Working

Da diverso tempo oramai anche le aziende italiane hanno cominciato a far uso del cosiddetto smart working. Non si tratta della solita tendenza a dar un nome inglese ad un’attività tipica anche del nostro paese. Stavolta è davvero una tendenza, o meglio una modalità di svolgere il proprio lavoro, che prende origine dalle migliori pratiche labouriste sviluppate all’estero.

Cos’è il lavoro agile

La necessità di conciliare al meglio le esigenze di vita con quelle del lavoro ha portato negli anni ad un aumento dell’interesse nei confronti del lavoro agile (definizione italiana corrispondente a smart working) visto come possibilità di lavoro da casa. In realtà l’origine del lavoro agile non aveva previsto solo ed esclusivamente lo sviluppo della dimensione casalinga del lavoro, ma intendeva proiettare il lavoratore subordinato in una realtà del mondo del lavoro dinamica e stimolante, concedendogli la possibilità di svolgere la propria attività nei contesti più congeniali non solo al tipo di lavoro, ma anche e  soprattutto alle inclinazioni e caratteristiche personali del lavoratore stesso. Naturalmente lo sviluppo dello smart working è stato reso possibile dalla progressione inarrestabile della tecnologia. Oggi, infatti, molte delle attività che si svolgono quotidianamente in ufficio vengono messe in atto mediante strumenti tecnologici di ampia diffusione, il computer su tutti, e tramite internet. Data la possibilità di lavorare al pc anche seduti comodamente nel proprio salone, molte grandi aziende, hanno dapprima sperimentato, e dopo messo compiutamente in atto, progetti di smart working. Il risultato è stato enormemente soddisfacente, generando un aumento del benessere dei lavoratori e conseguentemente risultati migliori per l’azienda.

Il cambio di rotta è significativo, poiché il lavoratore subordinato non è più obbligato ad andare in ufficio in abiti formali, lavorare le 8 ore standard per poi chiudere tutto e tornare a casa. Si tratta di una vera e propria rivoluzione del lavoro subordinato, nella quale il beneficio maggiore sarà sicuramente tratto dai lavoratori, liberi di organizzare il proprio luogo di lavoro come meglio ritengano. A casa, al mare, in montagna, nelle aree di condivisione (spazi di coworking), perfino andando in vacanza.

Con il prendere piede di questa nuova modalità di svolgimento della prestazione lavorativa anche l’Italia ha sentito il bisogno di dotarsi di una regolazione organica per disciplinare lo smart working, per evitare che ogni azienda decidesse in totale autonomia le “regole del gioco” magari arrivando a distorcere l’intento principale del lavoro agile. Cosi, lo scorso 10 Maggio il Senato ha approvato il testo definitivo del disegno di legge sul lavoro agile, dopo più di un anno dall’inizio dei lavori parlamentari sulla materia.

Cosa dice il testo di legge

Nel testo è stata naturalmente precisata la definizione di lavoro agile, individuato come svolgimento della prestazione lavorativa in parte nei locali aziendali, in parte all’esterno, prevedendo come unico confine il rispetto dei  limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale. La preoccupazione del legislatore italiano si è anche indirizzata sulla sicurezza del lavoratore e il rispetto della parità di trattamento economico. In particolare la legge, di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ha previsto la responsabilità del datore di lavoro in merito al buon funzionamento ed alla sicurezza degli strumenti tecnologici necessari per lo svolgimento dell’attività lavorativa ed ha garantito che il lavoratore agile percepisca lo stesso trattamento economico di un lavoratore “standard”, cioè di quel dipendente che svolga le stesse mansioni solamente all’interno dei locali aziendali. Ogni azienda avrà la possibilità di progettare un proprio modello di “smart working” adatto alle proprie necessità, che sarà reso operativo tramite l’accordo individuale con il lavoratore.

Crediti immagine: IlPersonale.it

Beatrice Buscema

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