Erasmus Placement a Lille: l’esperienza di Giulia da Agraria

Giulia è una studentessa al secondo anno della Laurea Magistrale in Agraria ed ha 23 anni. A metà febbraio del 2017 è partita per la sua prima esperienza all’estero, a Lille, in Francia, partecipando al progetto Erasmus Placement fino a metà maggio. Ora che è tornata, ha voluto raccontarci la sua esperienza e così l’abbiamo intervistata per voi.

Ciao Giulia, di cosa ti sei occupata a Lille?

Mi sono occupata di stress ossidativo delle piante, in particolare del Miscanto. Ciò che abbiamo voluto dimostrare è quanto questa specie possa essere una buona candidata per la fitostabilizzazione di suoli contaminati da metalli pesanti andando a misurare specifici biomarkers e, attraverso questi, poi valutare il livello di stress a concentrazioni crescenti di piombo, cadmio e zinco.

Come mai hai scelto questa città?

Diciamo che non è stata una vera e proprio scelta: non ho avuto la possibilità di scegliere tra diverse città, la professoressa alla quale mi sono rivolta per avere un contatto all’estero mi ha consigliato questa sede visto che ero interessata alle tematiche che trattavano.

Raccontaci i tuoi primi giorni in Francia. Più ansia o voglia di mettersi in gioco?

Entrambe. All’inizio ovviamente prevale l’ansia.  Ansia di non riuscire ad essere all’altezza dei compiti che ti vengono assegnati, di deludere il tuo professore, per esempio, ma anche te stesso. Nelle prime due settimane non sono mancati i momenti in cui mi sono maledetta per quello che stavo facendo. Mi trovavo in Francia senza sapere il francese, dovevo concentrarmi per capire ciò che mi veniva detto di fare in inglese e a mia volta rispondere. In più in laboratorio ovviamente è tutto scritto in francese, dalle regole di base alla lista dei prodotti, perfino il protocollo dei miei esperimenti era in francese. Alla fine ho deciso di prendere tutto come una sfida, di mettermi in gioco e cercare di imparare quanto più mi era possibile, ero lì per questo dopo tutto. Ti assicuro che la soddisfazione che si prova quando alla fine ti rendi conto che sei riuscita a fare tutto, e lo hai fatto da sola, è qualcosa di impagabile.

E durante il tirocinio come ti sei trovata?

Devo ammettere che sono stata davvero fortunata, ho trovato un ambiente molto piacevole e mi sono sempre trovata benissimo. Ciò che ho apprezzato tanto è il fatto che tutti si fidassero ciecamente di me, il mio professore per primo, e che mi abbiano sempre lasciata libera di gestire il mio lavoro e le mie giornate come ritenevo giusto. Non sono mancati gli errori ovviamente, ma hanno sempre cercato di fare il possibile per aiutarmi e spronarmi ad andare avanti ed imparare da ciò che avevo fatto. Ringrazio tantissimo due dottorandi che erano in laboratorio con me e mi hanno aiutata nei momenti di dubbio o difficoltà. In questi casi capisci cosa voglia dire e quanto sia importante lavorare con chi è più grande ed esperto di te.

Secondo te ci sono delle differenze tra il mondo del lavoro in Francia e in Italia?

Sicuramente aver fatto una sola esperienza è poco per dire se effettivamente ci siano differenze. Nel mio caso posso dire sì, il fatto di essere totalmente indipendente ti fa imparare tutto molto più in fretta e questa è una cosa che in Italia vedo fare poco. Anche durante esperienze di laboratorio in università, in generale siamo tenuti molto più per mano per vedere se facciamo bene o facciamo male, se ci si può fidare di noi o meno. Ad onor del vero però, credo che forse la mia esperienza sia stata un po’ drastica diciamo, sarebbe stato meglio essere seguita per qualche giorno in più e magari avere la possibilità di fare tutto il protocollo insieme a qualcuno esperto che potesse darmi consigli o suggerimenti preziosi; invece a volte mi sono trovata a fare cose che non avevo mai fatto prima ed ero completamente da sola ed inevitabilmente di errori ne commetti, anche stupidi. Dall’altra parte il fatto di doversi gestire ed organizzare da soli responsabilizza molto e credo sia un momento di crescita importante che alla fine di una Laurea Magistrale sarebbe giusto avere, dal momento che il passo successivo dovrebbe essere il mondo del lavoro.. si spera!

Con il francese invece come te la sei cavata?

Sapendo che il mio tirocinio sarebbe stato in inglese ho deciso di partire senza fare nemmeno un corso di francese, con l’intenzione di impararlo una volta arrivata là. Questa idea si è rivelata poi geniale, dal momento che in Francia non se la cavano troppo bene con l’inglese ed in generale preferiscono si parli francese. Tante volte mi è capitato di rivolgermi a qualcuno in inglese e sentirmi rispondere in francese, quindi diciamo che inevitabilmente un po’ l’ho imparato, delle due lo capisco meglio di quanto riesca a parlarlo, anche perché usando prevalentemente l’inglese avevo poche occasioni per migliorare.

Hai avuto modo di conoscere e frequentare altre persone?

Sì, assolutamente, è una parte importante di questa esperienza e di tutte le esperienze all’estero in generale. Le possibilità di conoscere persone sono infinite, tra lo studentato e il laboratorio, in cui, a parte i professori, sono tutti ragazzi tra i 23 e i 30 anni, ho conosciuto davvero tante persone. Il valore aggiunto di tutto questo è che entri in contatto con così tante culture, modi di vivere e storie di vita diverse che è difficile non tornare a casa arricchiti.

Per quanto riguarda la vita notturna, Lille com’è rispetto a Bologna?

Beh devo dire che la vita notturna non manca. Lille ha un polo universitario piuttosto grande, quindi ci sono davvero tanti studenti e giovani e i pub sono perennemente pieni, anche durante la settimana a volte. Gli unici momenti in cui è un po’ “triste”, è durante le vacanze o le sospensioni delle lezioni, in questi casi la città si svuota completamente e c’è una calma incredibile. Per quanto riguarda discoteche o posti in cui ballare, non sono particolarmente esperta perché non sono serate alle quali mi interesso, però so che ci sono diversi locali in cui si possono trovare serate carine.

C’era qualcosa di Bologna che ti mancava particolarmente?

Mi mancava particolarmente passeggiare per la città, soprattutto nelle giornate o nei weekend di sole con i T-Days. Infatti quando sono tornata per Pasqua ho fatto un salto in centro ed ero davvero contenta di rivedere le mie torri e di sentirmi a casa.

Credi che in generale sia più facile trovare da lavorare in Francia o in Italia?

In realtà non credo che ci sia questa differenza abissale, da quello che so dopo la crisi degli scorsi anni anche la Francia ne ha risentito parecchio, ma credo dipenda molto anche da che lavoro si sta cercando. Quello che ho notato dalla mia esperienza è la disponibilità di tutti, ero arrivata da una settimana ed il mio prof mi disse che se volevo fare un dottorato in Francia sarebbe stato a mia disposizione nel caso avessi voluto una mano. In Italia non mi è mai capitato, ma questo non vuol dire che casi come questi non esistano, anzi, credo che ci voglia “solo” fortuna. Abbiamo il vizio di lamentarci, più o meno giustamente, dei problemi del nostro paese, ma basta mettere il naso fuori per qualche mese e confrontarsi con altre persone per capire che il paese perfetto non esiste e che anche la Francia ha i suoi problemi ed i suoi difetti.

Tu personalmente preferiresti in futuro lavorare in Italia o all’estero?

Sicuramente preferirei lavorare in Italia. E’ il mio paese, la mia casa, e vorrei poter contribuire al suo futuro, però non si può mai sapere dove ti porta la vita.

Consiglieresti ad altri studenti come te di intraprendere un tirocinio fuori dall’Italia?

Assolutamente sì! Lo stacco è un po’ duro, almeno per me lo è stato, forse ciò che mi spaventava di più era il cambiamento. Inevitabilmente un’esperienza all’estero ti cambia, anche per il semplice fatto di maturare e crescere, ti trovi a dover gestire situazioni nelle quali non ti sei mai trovata e sei da sola, in un paese completamente nuovo in cui non conosci nessuno, impari molto anche di te stesso. In generale, la possibilità che relazioni personali e di amicizia potessero cambiare non l’ho mai sottovalutata, penso però che tutto serva, non partire per evitare che magari tutto questo accadesse sarebbe stato uno sbaglio enorme del quale mi sarei sicuramente pentita. Ho deciso di mettere tutto alla prova, se le cose fossero cambiate evidentemente era giusto che cambiassero. Quando poi alla fine fai il bilancio finale la soddisfazione è enorme ed è un’esperienza incredibile, sia come arricchimento che come crescita personale, sotto tutti gli aspetti, ed aver fatto un’esperienza lavorativa mi ha anche insegnato cosa vuol dire instaurare rapporti con le persone con le quali lavori, le dinamiche, la tolleranza ed il rispetto che sono necessari. C’è davvero tanto da fare di nostro!

Grazie Giulia!

Lorenzo Amorosi

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