Italia-Cina: una sfida culturale a colpi di social

Nata dalla curiosità di capire il comportamento di alcuni amici italiani e cinesi sui social, ho dedicato a questo tema una tesina, poi presentata lo scorso 15 Maggio agli studenti del corso di Sociologia della Comunicazione Multimediale della laurea magistrale Comunicazione Pubblica e d’impresa dell’Università di Bologna, che ha lasciato molti spunti di riflessione che meritano di essere rivisti in questa sede con voi lettori.

Il lavoro si basa sull’osservazione nell’arco di due mesi (marzo e aprile 2017) dei contenuti pubblicati sui propri profili social da 20 ragazzi cinesi e 20 ragazzi italiani. Da una prima osservazione le differenze sembravano basarsi sulla differenza di concezione della sfera pubblica e privata tra le due culture. Ma man mano che ci si inoltrava nelle ragioni per cui i ragazzi italiani e cinesi pubblicavano quotidianamente determinati contenuti ci si è resi conto che alla base di queste pubblicazioni in rete c’era una differenza culturale risalente addirittura all’illuminismo in Europa e al Nuovo Confucianesimo[1] in Cina.

Mentre il primo mise le basi alla società moderna occidentale, diffondendo valori basati sulla libertà di espressione e sul richiamo all’uso dell’intelligenza personale per portare avanti ideali comuni – « l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d’intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell’Illuminismo»[2] – il secondo prese spunto dalla dottrina di Confucio e attraverso la scuola di Cheng Zhu si sviluppò in tutta la Cina con l’obiettivo di controllare il popolo e diffondere alcuni valori quali il senso del dovere, della disciplina e della coesione familiare e sociale.

Grazie a questa osservazione quasi casuale si potrebbe affermare che il vero illuminismo in Cina sta avvenendo oggi, grazie all’innovazione tecnologica e alla diffusione dei social media guidata dal colosso informatico Tencent (ideatore di WeChat) – Si tenga presente però che, seppur avendo adottato e sviluppato straordinarie tecnologie per facilitare la vita di tutti i giorni, ancora oggi la società cinese è fondata su valori confuciani solidali e comunitari molto diversi dal modello di vita occidentale, fondato su una cultura marcatamente individualistica e competitiva.

 

I numeri sull’utilizzo dei Social in Cina sono enormi[3]: Su una popolazione totale di 1,3M, il 53% di essa usa internet quotidianamente, 787 Milioni di persone sono attive sui social media (sia da dispositivi fissi che mobili). I cinesi amano i social perché li rende più efficienti non solo nella comunicazione ma anche nella vita reale di tutti i giorni, arrivando ad usare una piattaforma social come WeChat per pagare in un negozio attraverso codici QR. WeChat, quindi, non è solo una popolarissima app di messaggistica istantanea – il 92% degli utenti la utilizza per i messaggi di testo – ma anche un social media attraverso cui gli utenti possono interagire con la realtà offline. E l’occidente? Mentre i cinesi inglobano la loro vita pratica coi social, gli amici italiani osservati in questo lavoro hanno dimostrato come Youtube sia il Social Media più utilizzato a discapito di Facebook e di WhatsApp.

Questo risultato è molto particolare in quanto nel resto del mondo, secondo “We Are Social” dai dati ottenuti in aprile 2017, Facebook è stato di gran lunga superiore rispetto ad altri mezzi di comunicazione sociale mentre YouTube è al quarto posto. Si può vedere quindi che per gli italiani Youtube rappresenta il modo più efficace per apprendere, comunicare e esprimersi. Al secondo posto nelle loro preferenze troviamo Facebook, utilizzato sempre più come la vetrina della propria vita, su cui condividono contenuti multimediali spesso inconcepibili per i cinesi, abituati ad evitare argomenti tabu e a sottostare alla censura governativa che si accompagna ad un senso del pudore maggiore degli italiani.

Si notino le coppie cinesi, ad esempio, che difficilmente si mostrano in selfies intimi alla platea affamata dei social. Mostrano invece foto delle loro mani con due biglietti, pronti per andare a vedere uno spettacolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In conclusione quando si comunica sui Social è il nostro passato che detta le regole del gioco. E’ la nostra cultura. Solo attraverso l’osservazione e la comprensione degli altri e delle loro azioni si può riuscire ad avere quella conoscenza a 360° dei nuovi mezzi di comunicazione che, nell’era dell’illuminismo cinese guidato dalla globalizzazione, saranno alla base dell’interazione sociale del futuro. Siete d’accordo.

A cura di Yeqian Zhong
Supervisione editoriale: Ugo Massabò

[1]Il Neo-Confucianesimo 宋明理學; pinyin: Sòng-Míng lǐxué, spesso abbreviato a lixue 理學) è una corrente di pensiero morale, etica e metafisica influenzata dal confucianesimo e nata con Han Yu and Li Ao (772-841) sotto la dinastia Tang e divenuta la filosofia predominante sotto la dinastia Song e Ming.

[2] Immanuel Kant da Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?, 1784

[3] https://wearesocial.com/it/

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