Facebook contro le fake news e i contenuti violenti. Tremila nuovi posti di lavoro nel team Community Operations

Anche se non siamo un’azienda editoriale, vogliamo creare una comunità più informata”.

Così Adam Mosseri, Vice presidente e responsabile del News Feed, spiegava un mese fa ad Ansa, al Festival del giornalismo di Perugia, la decisione dei vertici aziendali di Facebook di contrastare la diffusione di notizie false, o bufale, sul Social Network più diffuso al mondo.

Facebook non è un’azienda editoriale è vero ma de facto, permette e stimola la circolazione di contenuti informativi e – anche se non legalmente, ma quantomeno su un piano etico e sociale – ha delle responsabilità in merito. Responsabilità che le comunità ultimamente gli hanno riconosciuto.

Il fenomeno delle notizie fake – notizie false generate e diffuse da blogger a caccia di click, in una logica orientata puramente al profitto individuale – ha preso la rotta grazie proprio alla diffusione dei Social Network. Quando una piattaforma conta più di un miliardo di utenti che producono, cercano, leggono, interpretano e condividono contenuti, contenere il flusso di bufale non è certo semplice; ma se qualcuno ha le risorse per farlo, possiamo stare certi che è l’azienda fondata da Zuckerberg.

D’altra parte, l’utente medio ha bisogno di tempo e di esercizio per riconoscere e distinguere una bufala; pensiamo ai nostri genitori, ad esempio, che si sono visti piombare nell’era dell’informazione digitale all’improvviso, ad un’età in cui apprendere costa molta fatica. Molte delle cose che diamo per scontato di una sessione di navigazione sono sicuramente per loro astruse e incomprensibili, e come dargli torto.

Quello di accedere a informazioni veritiere, corrette e complete è un diritto del cittadino; ma al giorno d’oggi si sa, dove lo Stato manca, ci pensa l’azienda. Più o meno.

Così il 6 Aprile scorso nella nostra Bacheca è spuntato fuori un avviso con tanto di link, che ci invitava a leggere un decalogo esplicativo su “Come individuare le notizie false”: titoli altisonanti, struttura delle URL, fonti, formattazione e immagini; una serie di consigli più di buon senso che tecnici, per aiutarci a fare chiarezza. L’avviso è rimasto in home per tre giorni, ma l’intervento dell’azienda in merito sembra non essersi ridotto solo a questo. “Continueremo a lavorare su questo progetto e siamo consapevoli di avere molto altro lavoro da fare”, aveva aggiunto Mosseri.

 

E non tarda ad arrivare la comunicazione ufficiale, diffusa nel nostro Paese il 3 Maggio scorso dalle principali testate, dei “Tremila posti di lavoro in arrivo nel team di Community Operations”, finalizzati a “Verificare e controllare le milioni di segnalazioni che riceviamo ogni settimana” relativi a contenuti falsi, ma anche violenti. È stato lo stesso CEO ad annunciarlo, aggiungendo che nuovi strumenti, più semplici e immediati, saranno messi a disposizione degli utenti che vorranno segnalare contenuti inappropriati.

Si configura la fine delle bufale e dei contenuti violenti? Sarebbe troppo prematuro e ottimista pensarlo; è logico ritenere che quei blogger che oggi monetizzano centinaia di migliaia di euro scrivendo falsità e attirando utenti inconsapevoli sulle proprie pagine, troveranno altri modi per generare profit. E a quel punto, un intervento istituzionale sarebbe auspicabile.

Credits photo:

Sole24ore; Italia-Notizie.

Beatrice Buscema

 

 

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