Cyberbullismo: una legge, un grande passo!

Suicidi, servizi nei tg, tantissime vite di bambini e ragazzi distrutte a causa del pettegolezzo viscido e anonimo in versione 2.0, il cyberbullismo.

Sono noti a tutti i casi di cui sto parlando, probabilmente perché un po’ tutti sono stati vittime o spettatori di questo sporco gioco che fa più male di quello che si pensa. Del resto, che c’è di male a parlar male su Facebook di un compagno di classe? Cosa potrà mai succede se inoltro su WhatsApp, a tutti i miei contatti, immagini «particolari» della persona che mi ha lasciato, non se l’è meritato?

Bene, finalmente la superficialità di questi pseudo ragionamenti che si diffondono soprattutto tra i banchi di scuola può essere condannata. Perché lo scorso giovedì 18 maggio è stata approvata all’unanimità la prima legge contro il cyberbullismo. Finalmente! A 13 anni dallo sdoganamento del web 2.0, cioè un’internet basato sulla condivisione di contenuti e sull’idea di collaborazione di massa, di partecipazione, di conversazione, che ha visto come protagonisti i blog e i social network, a partire da Facebook, Instagram e Twitter, finalmente è arrivata!

I pericoli di questi strumenti sono sempre stati evidenti, ma purtroppo la nostra è una generazione che si è trovata ad affrontare uno dei più epocali cambiamenti della storia senza la guida di qualcuno che potesse capirne (siamo noi a spiegare come funzionano i social ai nostri genitori, no?).

Oggi finalmente (la ripetizione non è casuale) uno dei principali problemi è stato affrontato in campo legislativo.

Cos’è il cyberbullismo?

La nuova legge definisce come cyberbullismo qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

Se prima tali comportamenti potevano essere denunciati solo dai maggiorenni o dai genitori/tutori dei minorenni, adesso con la nuova legge Ferrara a denunciare può essere anche un quattordicenne.

Cosa prevede la legge?

Il ddl approvato all’unanimità era stato presentata con la prima firma della senatrice Elena Ferrara, ex maestra di musica di Carolina Picchio. Carolina viene considerata la prima vittima del cyberbullismo: nel 2013, a 14 anni, decise di togliersi la vita perché, dopo essere stata vittima di una violenza sessuale, il branco postò il video sui social, scatenando sul web insulti e scherno. Da questa raccapricciante storia, è nato il ddl che è diventato legge.

Da oggi, un minore di almeno 14 anni potrà chiedere, senza il necessario intervento di un adulto, di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete al gestore del sito web o ai social network. Se tale contenuto non viene cancellato entro 48 ore, si potrà ricorrere al garante della privacy.

E se il cyberbullo è minorenne? Secondo la legge, verrà convocato in questura insieme ai genitori e ammonito per la sua condotta.

Altro cosa importantissima è l’istituzione del referente scolastico contro il cyberbullismo: in ogni istituto superiore, un professore del corpo docenti sarà incaricato di svolgere iniziative in contrasto al cyberbullismo. E sempre nel contesto scolastico, il preside da oggi ha il dovere di intervenire nei casi di cyberbullismo, convocando i genitori dei minori coinvolti.

Un’ottima notizia nell’ottica di uno sviluppo di una corretta cyber civiltà, che tutela le vittime e previene il manifestarsi di questi fenomeni.

Questa legge è sufficiente? No. Si poteva fare di più? Certo.

Però lasciatemi dire… Finalmente!

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