CSR che?

La prima volta che ho sentito la parola CSR pensavo si trattasse di una nuova serie tv crime di qualche emittente americana. Ho allora partecipato a tavole rotonde in cui si accendevano dibattiti su Daenerys e i suoi draghi, si scambiavano battute a suon di «sta’ senza pensieri» e si ponevano domande esistenziali come «Frank Underwood verrà rieletto?». Ma di CSR non parlava nessuno. Armato di notebook, ho cominciato una ricerca approfondita su questo acronimo, che ho scoperto riguardare l’aspetto della comunicazione, del marketing, delle strategie di impresa. Il mio orgoglio non poteva sopportare una tale lacuna abissale. Allora, cerco.

CSR o Responsabilità sociale d’impresa

La definizione che viene data di CSR è, spesso, talmente dettagliata e ricca di termini tecnici che alla fine viene da pensare: «e quindi?». Quella che la riassume in modo più esaustivo, secondo il mio parere, è quella di Wikipedia (lo so, non è una fonte autorevole, ma la usiamo tutti, quindi mi sento meno in colpa).

csr_trend_2015_0La CSR (acronimo di Corporate Social Responsibility, cioè Responsabilità sociale d’impresa) «è, nel gergo economico e finanziario, l’ambito riguardante le implicazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa: è una manifestazione della volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività».

Leggendo queste righe, balzo dalla sedia. Davvero è possibile uno scenario in cui un’impresa investe energie e risorse per la collettività? In un mondo che ha come unico punto di riferimento il profitto, è davvero possibile che si investa nel sociale? Ho pensato che forse avevo sbagliato tutto, e che davvero si parlava di una serie tv, ma fantasy.

Imperterrito, molto incuriosito, o meglio, molto desideroso di voler smontare quella che sembra una grande sviolinata da parte delle imprese, ho cominciato a informarmi di più, ad approfondire quelli che sono i valori di questa ipotetica responsabilità delle imprese ma, soprattutto, la loro declinazione nei fatti.

Quello che ho scoperto è un mondo di cui, purtroppo, si parla poco (e a volte anche male) ma che, sempre secondo il mio molto poco autorevole parere, sarà un ramo molto importante e influente nello sviluppo del business di molte aziende. Sì, perché investire sul sociale non significa fare beneficenza disinteressata. Nessuno può pretendere che si impieghino dei capitali a fondo perduto per far del bene, a meno che non si tratti di strutture caritative o di associazioni legate all’8 per mille.

La CSR è quella delicata linea sottile che sta tra il bene pubblico e il profitto dell’azienda. Proprio così. Finalmente l’impresa volta al profitto ha capito che investire sul contesto in cui opera non va ad inficiare il proprio business, anzi apre nuove strade e nuove opportunità.

Tutto questo si va a declinare in innumerevoli modi, che vanno dalla sostenibilità ambientale in sé, allo sviluppo socio-culturale del territorio. Un’impresa, soprattutto se vuole stare al passo con i tempi e diventare innovativa, non può farlo in un contesto in cui non è possibile aprire nuovi orizzonti. Per fare queste, molte grandi, medie e piccole imprese hanno cominciato a dedicare parte del loro lavoro a progetti che mirano a migliorare le condizioni ambientali, a combattere la dispersione scolastica, a promuovere stili di vita sane…

Ma cosa ci guadagna, nel pratico, l’azienda?

Innanzitutto un’impresa che si impegna nel sociale accresce incalcolabilmente il proprio capitale d’immagine, che è essenziale in qualsiasi contesto di business. In secondo luogo, investire non nel prodotto, ma nel valore e nella potenzialità di un nuovo mercato, crea delle condizioni socio-economiche molto più fertili in cui poi andare a sviluppare il proprio business. Mi spiego meglio: un’azienda di telefonia che investe nel campo dello sviluppo delle ICT da un lato migliora e aumenta l’accesso alle informazioni di tutti, dall’altro aumenta il bacino di potenziali clienti, che prima non venivano presi in considerazione.

Certo, la CSR è un campo del tutto nuovo, soprattutto in Italia, a volte può sembrare fumoso. Sono poche le aziende che hanno un bilancio totalmente o parzialmente dedicato alle politiche ricollegabili alla CSR («bilancio sostenibile»), e la maggior parte di queste sono aziende di grandi dimensioni, diffuse a livello nazionale e internazionale. Ma è un campo tutto da scoprire/costruire, in divenire. Un continuo work in progress in cui l’innovazione fa da padrona. Un campo che però ha fatto crescere dei frutti talmente buoni che, secondo la direttiva europea 2014/95, tutte le aziende di interesse pubblico dovranno rendicontare le spese dedicate all’aspetto ambientale/sociale.

Come non appassionarsi a un tema come questo? Io mi sono “siesarizzato”. Talmente tanto che ho cominciato a far parte di un network a Milano, di studenti appassionati di CSR provenienti da tutti Italia. Sì, anch’io sono uno dei CSR Natives!

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