Burger King Marketer Creativo 2017: cosa ci insegna?

Burger King è forse il maggiore competitor di McDonald’s. Competizione che si è consumata, e si consuma tutt’ora, non tanto dalle due aziende, ma dai clienti stessi. Dibattiti e fiumi di parole si sono consumate tra i sostenitori del bacon grigliato di Burger King contro chi sta dalla parte del double cheese burger di McDonald’s, in qualsiasi posto reale e virtuale adatto a ospitare il campo di battaglia.

Più interessante è il terreno su cui invece puntano i due colossi. Un terreno fatto di analisi di marketing analitico, ma che punta molto sulla creatività e a stuzzicare la fantasia dei clienti, oltre che a far venir loro l’acquolina in bocca.

Di recente, una partita è stata vinta da Burger King. Al Festival Internazionale della creatività Leoni di Cannes, infatti, è stato insignito del titolo di Marketer Creativo 2017.

Sulla falsa riga del celeberrimo Festival del Cinema di Cannes, infatti, Il Festival internazionale della creatività Leoni di Cannes è un evento internazionale rivolto alle professioniste ed ai professionisti che lavorano nel settore della pubblicità e nei settori relativi.

Tra i vari «leoni» assegnati in questi ultimi anni, Burger King ha conquistato il premio di Creative Marketer con la motivazione che il brand sa abbracciare e incoraggiare la creatività attraverso le loro comunicazioni del brand e per lo stimolante lavoro a livello marketing globale dei propri prodotti

Del resto, sono diverse le campagne realizzate in tutto il mondo da parte di Burger King. Il King Senior Meal, ad esempio, dedicato alle persone più anziane o, ancora, il menù dedicato al giorno di San Valentino, con in regalo giocattoli per adulti.

Nel 2015, addirittura, era stata promossa una strategia molto particolare: il Peace Day McWhopper proposto a McDonalds. Quest’ultimo, però, declinò l’offerta, fomentando ancora di più la «rivalità» tra i due brand.

Cosa ci insegna tutto ciò? Burger King è sempre stato visto come un falso d’autore di McDonald’s, come un competitor nato per ostacolare il mercato enorme della madre dell’Happy Meal. Per far fronte a questa nomea, la politica adottata non è stata quella di giocare con le stesse armi, ma di cambiare prospettiva e investire su un ambito che, spesso, non viene considerato collegato direttamente alle vendite, cioè quello della creatività. Proprio così, la creatività è stata sempre al centro di ogni strategia di marketing di Burger King, che ha prodotto delle campagne pubblicitarie fuori dagli schemi e che rappresentano dei veri e propri case studies.

Burger King ha rischiato, e ha vinto, adottando una politica di marketing che ha proprio come leitmotiv lo sforzo creativo, la capacità di coinvolgere il cliente stimolando la sua immaginazione. Questa è la differenza. Questo lo differenzia da qualsiasi altro brand di aziende che fanno hamburger, McDonald’s compresa. La macchina organizzativa di Burger King crea delle impeccabili campagne marketing mirate a un target mirato, con coraggio, innovazione e, spesso, sfrontatezza.

Tutti ciò fa riflettere. Spesso l’aspetto creativo viene visto come una parte secondaria nello sviluppo di una strategia di marketing, come una stampella del più tradizionale marketing fatto di numeri, funzioni, analisi. Il caso Burger King ci insegna che la creatività, insieme al marketing che parla di economia, deve risultare la componente principale per lo sviluppo di un brand o di un prodotto.

I termini economici parlano all’azienda, la creatività parla a tutti.

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