Blockchain&Bitcoin – Parte 1 “La Fiducia nella Tecnologia”

Sono passati più di otto anni dall’entrata in scena su scala globale di due concetti dalle potenzialità rivoluzionarie ormai comprovate: Blockchain e Bitcoin. Per chiunque non avesse familiarità con questi due termini, si intende con Bitcoin, una cripto-valuta, e con Blockchain il sistema che permette lo scambio e l’utilizzo della medesima.

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Credit: Wired.com

Nonostante il web sia ricco di blog per appassionati di tech ed economia, siti d’informazione istituzionale e vari web-magazine specializzati, non è scontato conoscere e comprendere questo ulteriore sviluppo, sorto dalle ceneri lasciate all’indomani della crisi finanziaria tra il 2007 e il 2008.
Questa apparente “impreparazione” su due delle B più innovative degli ultimi anni, non si deve quindi alla mancanza di informazioni disponibili in merito, ma probabilmente ad altri fattori, tra cui l’elaborazione di alcuni concetti complessi (almeno per i non addetti ai lavori) con dei nomi “spaventosi”, come “algoritmi crittografici” e “funzioni di hash”, e personaggi chiamati “minatori” incaricati di “verificare le transazioni”.
Per coloro che non hanno esperienza dei principi della “crittografia e dell’algebra modulare” (tra cui mi inserisco a pieno titolo) è piuttosto disorientante cercare di capire le spiegazioni che alcuni “buoni samaritani”, indubbiamente esperti dei principi sopracitati, danno del funzionamento della Blockchain e del Bitcoin, soprattutto per chi è totalmente “a secco” di nozioni al riguardo.

Non partirò dalla definizione tecnica e dalla descrizione delle caratteristiche principali del Bitcoin, o dall’analisi del processo che sottende la Blockchain, tutti concetti affascinanti e utili, ai quali dedicherò un post successivo.
Può essere propedeutica, per “digerire” tutto questo, una visione panoramica, più ampia della nicchia di universo che occupano nella nostra contemporaneità Blockchain e Bitcoin, con una focalizzazione sull’elemento base che consente la diffusione di questi “strumenti”.

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Credit: Rachelbotsman.com

Può risultare sconvolgente riflettere su quante cose di ogni giorno, presuppongano una complessità e regole di funzionamento di cui noi siamo pressoché all’oscuro, come prendere un aereo, acquistare con la propria carta di credito online oppure aprire un conto corrente in banca. Questo accade non perché i meccanismi dietro a tutti questi processi siano “tenuti segreti”, ma perché non c’è n’è bisogno se si instaura la fiducia (nella compagnia area, nel sito da cui acquistiamo, nella banca a cui ci rivolgiamo).

La fiducia, riflettendoci bene, è la forza invisibile necessaria ad “oliare” i meccanismi che permettono lo svolgimento anche della più comune azione che si compie quotidianamente. E sempre la fiducia, o meglio uno slancio di fiducia, è ciò che permette a idee innovative di uscire dall’ignoto, dall’oscurità, per poter essere accettate come pratiche comuni.Basta riflettere a quante novità la nascita del web ha portato dagli anni ’90 ad oggi, e a quanti individui hanno mano a mano avuto fiducia nelle diverse opzioni rese disponibili da questa “ragnatela diffusa globalmente”. L’indissolubile relazione tra tecnologia e fiducia è ben sottolineata nel TedTalk di Rachel Botsman, ricercatrice delle implicazioni che la tecnologia ha sulle relazioni umane, e che parla di Blockchain intorno al minuto 11.55 del video, ma di cui è interessante e divertente l’intero intervento; di seguito ne sottolineerò solo i punti principali.

Tinder, AirBnB, BlaBlacar, Uber e Bitcoin, vengono citati da Rachel Botsman quali esempi di come la tecnologia crei nuovi meccanismi che ci permettono di fidarci di “persone, imprese e idee sconosciute”.

Il successo di startup come BlaBlacar, che trasporta più di 4 milioni di persone ogni mese in viaggi dalla durata media di 320 chilometri, e di AirB&B, presente in 191 paesi e con più di 100 milioni di utenti, sono esempi di come la tecnologia permette alle persone di avere uno slancio di fiducia.

Uno slancio di fiducia si compie quando ci prendiamo il rischio di fare qualcosa di nuovo o diverso dal modo in cui lo abbiamo sempre fatto. L’incognita può essere una persona appena conosciuta, un luogo dove non si è mai stati, qualcosa che non si è provato prima; per lasciare una situazione certa e correre un rischio con quella persona o situazione sconosciuta, si ha bisogno di una forza che ci spinga oltre, e quella forza è la fiducia.
Ci sono diverse definizioni di fiducia, e molte la riducono a una sorta di calcolo probabilistico sull’eventualità che le cose vadano bene, ma questa definizione fa apparire la fiducia come totalmente razionale e prevedibile, non cogliendo la vera “essenza umana” che ci permette di gestire l’ignoto, di dare fiducia agli sconosciuti, di continuare a progredire, e pertanto definibile come una “relazione sicura” con l’ignoto.

Questa relazione con l’ignoto viene raffigurata da Botsman come l’atto di scalare “la pila della fiducia” (The Trust Stack); questa pila ha tre livelli: al primo livello, bisogna fidarsi dell’idea (nell’esempio di BlaBlaCar, bisogna fidarsi del fatto che sia sicuro e valga la pena dividere un passaggio); al secondo livello bisogna avere fiducia nella piattaforma (credere che BlaBlaCar aiuterà se sorge un problema); al terzo livello bisogna decidere se ci si può fidare di una persona (il conducente del veicolo o gli altri passeggeri). La prima volta che “la pila della fiducia” viene scalata, tutto sembra strano e un po’ rischioso, ma si arriva col tempo, spesso velocemente, al punto in cui queste idee sembrano assolutamente normali.

Si è dibattuto molto su come la fiducia in alcuni marchi aziendali, ma soprattutto nelle istituzioni sia stabilmente in calo, a seguito delle gravi violazioni della fiducia (lo scandalo delle emissioni della Volkswagen, il fatto che un solo banchiere andò in galera dopo la grave crisi finanziaria del 2008, i Panama Papers che hanno rivelato come diversi personaggi facoltosi si avvantaggino dalla tassazione dei paesi offshore).
La fiducia nelle istituzioni potrebbe non funzionare, non solo perché minata dai continui scandali di élites disoneste, ma anche perché si comincia a realizzare che la fiducia nelle istituzioni non risulta adatta all’era digitale. A cavallo tra l’800 e il 900, la fiducia che regolava i rapporti tra le persone era stata fino a quel momento una fiducia locale, diretta, basata sulla reputazione individuale, in seguito con la formazione di grandi città, la fiducia dovette essere istituzionalizzata in regolamenti e contratti, in sostituzione della fiducia diretta tra le persone.
Il XXI° secolo sembra volersi discostare da quello precedente, attraverso un sistema di fiducia diffusa tra le persone; riprendendo in esame il punto di partenza del post, la Blockchain, ha quale importante implicazione la rimozione del bisogno di una qualsiasi terza parte, un intermediario di fiducia come un avvocato o un agente del governo per agevolare una transazione. Ricordando la raffigurazione della “pila della fiducia”, risulta necessario ancora fidarsi dell’idea e della piattaforma, ma non è più necessario fidarsi dell’altra persona nel senso tradizionale.

Tra gli esempi di successo già citati come BlaBlaCar e AirBnB, ed i loro “numeri” degni di nota, ce ne sono molti altri che testimoniano che una volta che lo spostamento di fiducia si è verificato in un settore, il processo appare irreversibile, e allo stesso modo la Blockchain vuole cogliere l’opportunità di ridisegnare un sistema più trasparente, inclusivo e responsabile.

Del medesimo avviso, sebbene utilizzando una prospettiva diversa, quella del marketing, è anche Paul Kemp-Robertson, esperto di advertising e co-fondatore di Contagious Communications, un’agenzia poliedrica di marketing, che cura anche il magazine omonimo Contagious, nel quale si possono conoscere novità, analizzare trends e approfondire “case studies” sull’utilizzo della tecnologia nel marketing.
Nella sua ottica la Blockchain, tra gli altri “esperimenti”, dimostra che la gente ripone fiducia nella tecnologia, mentre sta cominciando a mettere in discussione le istituzioni tradizionali nonché il modo stesso in cui si concepiscono le valute e il denaro.
A supporto della presunta perdita di fiducia nelle istituzioni, Kemp cita l’azienda Edelman, che si occupa di pubbliche relazioni, e che tra le altre interessanti attività elabora ogni anno dal 2012 uno studio sul “livello di fiducia” e su cosa pensa la gente, chiamato “Trust Barometer”.
Sebbene i risultati dello studio-sondaggio siano da prendere con cautela, è interessante notare come le gerarchie e le istituzioni stiano “traballando”, mentre la gente riponga sempre più fiducia nelle altre persone. Essendo uno studio internazionale condotto in 30 paesi, è visibile che la sfiducia sia presente anche nei paesi occidentali “sviluppati”, e come il livello di sfiducia nei governi risulti ancora maggiore di quella nel business.

Nell’era digitale si ha la possibilità di quantificare il valore delle cose in tanti modi diversi, e questo può portare ad un processo di creazione di nuove e valide forme di valuta.
Utilizzando il filtro del marketing e da una prospettiva di “brand”,
I marchi crescono o falliscono in base alla reputazione; la reputazione è diventata una valuta, che si costruisce sulla fiducia, sulla coerenza e sulla trasparenza. Per citare un esempio, sebbene in Italia sia presente in minima parte, il marchio Starbucks è ampiamente riconosciuto: il 30% delle transazioni giornaliere presso le caffetterie Starbucks avviene riscattando i punti Starbucks Star accumulati, potendoli così considerare una sorta di moneta Starbucks che resta confinata al suo ecosistema. Ma di esempi ve ne sono a centinaia, come i Microsoft Points, la moneta del mercato di Xbox Live, e gli Amazon Coins, che possono essere utilizzati per l’acquisto di app, giochi e altri contenuti sull’Amazon Shop.

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Credit: Boldsky.com

Molte persone cominciano a chiedersi cosa significhi la moneta e quali parametri la definiscono; come strumento intermedio degli scambi nel corso della storia sono state adoperate pietre, conchiglie, sale, capi di bestiame, tabacco, metalli vari e infine metalli preziosi (oro, argento).
Con il trascorrere del tempo, l’incremento della complessità ed estensione degli scambi commerciali, nonché delle attività finanziarie, ha portato alla circolazione di mezzi di pagamento cartacei, che in prima battuta rappresentavano determinati quantitativi di metalli preziosi (trasformabili nei medesimi a richiesta), ed in seguito all’abolizione del “gold standard” (l’impossibilità di “scambiare” il cartaceo con metallo prezioso), l’accettazione dei mezzi cartacei continua basarsi sulla fiducia, perché bisogna che esista fiducia nella volontà e nella capacità dello Stato di conservare il potere d’acquisto della moneta e la sua generale accettazione.

Alice Querzoli

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