“Penso sia già iniziata una crisi e il futuro del comunicatore sarà complicato, ma ci saranno alternative”: parola di Aniol Costa

Molti studenti di comunicazione sono preoccupati per il futuro che li attende. Dove posso lavorare? Mi guadagnerò da vivere? In che modo le nuove tecnologie riguarda interesseranno il mio lavoro? Sono solo alcune delle domande più frequenti tra gli studenti.

Aniol Costa (Cervelló- Barcellona, 1996) è uno studente del terzo anno di Pubblicità e Relazioni Pubbliche presso l’Università Autonoma di Barcellona. Inoltre, é delegato per la promozione di Publicità e PR 2014/2018 ed é membro del consiglio Junts Comunicació, un gruppo di studenti e docenti che cerca i migliori della facoltà e li mette in contatto con il mondo delle professioni della comunicazione.

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Aniol Costa

Abbiamo intervistato Aniol per conoscere da vicino il mondo degli studenti di comunicazione e il modello di università di oggi in Catalogna.

Perché hai deciso di studiare Pubblicità presso l’Università Autonoma di Barcellona?

Inizialmente la mia prima scelta era l’Università Pompeu Fabra, ma non ha potuto ottenere la qualificazione. UAB era la seconda opzione. Eppure, era chiaro che volevo studiare Pubblicità e Pubbliche Relazioni. Da quando avevo dieci anni ho capito che volevo entrare nel campo della comunicazione. Inizialmente volevo studiare giornalismo, ma poi ho capito che volevo davvero studiare la pubblicità. Mi piace perché è persuasiva, più convincente. Il giornalismo si basa più su informazioni. Io sono più attratto dalla magia della pubblicità.

Dove ti vedi a lavorare in futuro?

La mia massima ambizione è diventare spin doctor, consigliere di comunicazione della Presidenza della Generalitat della Catalogna, ma mi vedo anche in un qualsiasi reparto di una società o a fare campagne politiche o di comunicazione istituzionale per un ente locale.

Molte persone pensano che fare pratica già all’Università sia essenziale per il loro futuro. Cosa ne pensi? Pensi che in questo ci siano delle differenze tra università pubbliche e private?

Spesso le università private ti permettono di avere più contatti dove poi lavorare. Sono più orientante nell’immettere gli studenti nel mondo del lavoro. Hanno un indice di occupabilità più alto, quindi si può dire che sono per alcuni versi migliori. Se tutti i tirocini obbligatori fossero pagati sarebbe ancora meglio. Si genera in qualche modo lavoro per l’azienda, quindi molto spesso queste tendono poi ad assumere. Ma è anche vero che spesso appena uno stagista va via, essi ne prendono un altro, generando dei problemi di occupazione veri e propri nel nostro settore.

Ti consideri pessimista pensando al futuro dei comunicatori? O pensi che in qualche modo stiamo vivendo una fase di evoluzione con la rivoluzione delle nuove tecnologie?

Siamo nel pieno di una terza rivoluzione tecnologica. Le macchine sostituiranno le persone proprio come è successo nel settore tessile. Adesso, come sta accadendo nel settore dei servizi, abbiamo scoperto che la macchina è più importante, l’azione dell’uomo sempre meno necessaria.

Nel settore della comunicazione una buona parte del lavoro compiuto dalle persone sarà sostituito dalle macchine. Penso che la crisi sia già iniziata. Il futuro sarà complicato ma ci saranno delle alternative. Penso per esempio al settore della musica e dei film dove sempre meno persone sono disposte a pagare e cercano modalità di consumo alternative. Ma penso anche che c’è ancora una grande domanda di informazioni che una macchina da sola non può generare.

Parlando di informazione, la gente è ancora disposta a pagare per i giornali o aumenterà la lettura online?

Beh, guardiamoci anche un po’ intorno e vediamo com’è la situazione negli altri Paesi. In Regno Unito, per esempio, viene data molta importanza alla sottoscrizione Premium, mentre il Nord America ha un modello ancor più differente. Le informazioni costano e occorre pagare la gente per il lavoro che svolge. Credo sarà giusto iniziare a pensare di far pagare i lettori in modo da non aspettare che gli introiti arrivino solo dalla pubblicità.

Pochi giorni fa è uscito una notizia secondo la quale ad Ingegneria Informatica la presenza femminile è pari solo al 10%. Che cosa ne pensi?

Credo che tanto all’Università quanto in alcuni luoghi di lavoro, ci siano ancora dei limiti e delle difficoltà per molte donne e questo fa si che siano gli uomini a dominare. Per esempio è più bassa la percentuale di donne nei dottorati. Continuano a sussistere delle divisioni tra uomini e donne che dal mio punto di vista, giunti al XXI secolo, non hanno più senso.

Infine, su quali aspetti credi che occorra urgentemente intervenire nelle università pubbliche catalane per migliorare le loro prestazioni?

Credo sia necessaria una maggiore flessibilità nelle lezioni, che alcuni contenuti vengano aggiornati. Non che si debba rivedere l’intero programma, ma sicuramente fare qualche revisione per stare al passo con i cambiamenti che caratterizzano il mondo. Per questo potrebbe essere utile anche un ricambio di alcuni docenti, con altri più giovani e attenti agli stessi cambiamenti sociali in corso.

Queralt Malé Bas

 

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