Tredici: una lezione sul bullismo

Che cosa porta una ragazza delle secondarie al suicidio? Questo è quello che tenta di spiegare Hanna Baker, la protagonista della nuova serie di Netflix:  Tredici.

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Hanna Baker è una studentessa che arriva in un nuovo istituto. Lei sarà la narratrice, attraverso 13 nastri di cassette, di tutte le ragioni che hanno portato al suicidio. “Vi racconto la storia della mia vita. O, per meglio dire, di come finì.”

Incomincia così il primo di una serie di capitoli che non lascia indifferente il pubblico. Dietro quello che sembra essere una tipica serie per  teenager  si nasconde una trama che denuncia un grave problema all’ordine del giorno:  il bullying scolare. Il direttore è riuscito a trattare il tema con estrema delicatezza risultando comunque diretto.

Lontano da stereotipi, la protagonista non è la tipica “rarita” di un istituto. Hanna Baker è intelligente, estroversa e indipendente. Allora, che cos’ è l’ha fatta passare dall’essere la nuova ragazza al trasformarsi nella “volpe” dell’istituto?

Dal primo capitolo fino al fine della stagione accompagneremo Clay Jensen, un amico di Hanna innamorato di lei in segreto, mentre ascolta i tredici nastri che lasciò registrati. Il nostro protagonista cercherà di scoprire attraverso questi nastri perché lei si tolse la vita. Ogni nastro contiene dati sull’inferno che la giovane attraversò nei suoi ultimi mesi ed in essi Hannah incolperà le persone le cui azioni provocarono la sua grande depressione sino a portarla al suicidio.

“Ascoltali, non commentare niente e passali” sono le uniche istruzioni che si accompagnano alle registrazioni.

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La serie inaugurata il 31 marzo su Netflix è un adattamento del bestseller di Jay Asher  “13 reasons why.” Si tratta della prima serie prodotta da Selena Gomez, che si è impegnata personalmente, mempore di un periodo di crisi emotive.

Bullismo: solitudine e stalking sessuale

Le situazioni che descrive Hannah dal primo episodio funzionano per accumulazione e fanno parte di una gran effetto farfalla. Ci sono tradimenti, commenti estratti di contesto e piccoli equivoci che la fanno cadere a poco a poco in una spirale di depressione. Tuttavia, in questo insieme di azioni ci sono due fili conduttori  che non abbandonano la protagonista:  la solitudine e l’inseguimento sessuale.

Tutto incomincia quando il capitano della squadra dell’istituto incomincia a mostrare una foto rubata dove si vedono le sue mutande. Questa foto diventa oggetto di  incontri sessuali inventati e motivo di un gran giudizio morale per tutti gli alunni dell’istituto. Da un giorno all’altro, la sua migliore amica smette di parlarle. Hanna non può smettere di ascoltare i bisbigli mentre cammina per i corridoi:  è stata nominata miglior culo dell’istituto.

“Come può disturbarti? Se è un complimento”, le ripetono tutti. Quello che i suoi cari compagni non sospettano è che quel complimento non sollecitato “inaugurò la stagione di sbarra libera di Hannah Baker.”

I ragazzi della sua classe si permisero di toccare il suo lato B per i corridoi, far gesti osceni alle sue spalle e spiarla in casa sua sino a scattare di nascosto foto mentre si cambia d’abito.

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Senza dubbio, scegliendo il personaggio principale, c’è qualcosa che la serie non ha voluto lasciare passare:  il fatto di essere donna. L’inseguimento, l’ossessione, che vive Hanna può inglobarsi in un insieme di atteggiamenti maschilisti che non rimangono a volte nei suoi compagni di istituto, ma fomentano i professori e genitori.

La serie parla in prima persona e si rivolge al pubblico in una maniera viscerale. Senza dubbio, una gran riuscita che ha la capacità di fare sentire scomodo lo stesso spettatore quando vede piccole azioni che forse gli suonano familiari e che non si pensa mai possano avere tante e simili ripercussioni  nella vita di una persona.

 

Sara García Verdú

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