L’uomo 3.0 – abitante della società Social-Tecnologicamente Digitale

La società odierna è perennemente connessa, tutto ciò che ci circonda è Smart, il nostro telefono, l’orologio, la macchina perfino gli elettrodomestici della propria casa.
Stilverstone parlava di tecnologia addomesticata già nel ’94. Sono passati più di 20 anni e questo suo pensiero rispecchia ancora perfettamente la realtà d’oggi.Essere sempre connessi non è più una necessità, ma è diventato quasi un obbligo sociale.
La nostra vita è condizionata dall’essere online, dal wi-fi e dalla rete.
Tutto gira intorno al web, soprattutto le nostre reti di socializzazione costruite e gestite mediante un oggetto che  rende la comunicazione molto più mediatica e diretta.
Siamo tutti dei meta-comunicatori, registi produttori e sceneggiatori della nostra vita, una vita che è resa pubblica, come se fosse uno scatolone chiuso che noi prendiamo e capovolgiamo facendo uscire tutto il suo interno.

Il web 3.0 è caratterizzato dallo sganciamento spazio-tempo:
l’uomo 3.0 è sempre raggiungibile in qualsiasi parte del mondo.
Si può comunicare in zone diverse. Condividere lo stesso luogo terreno non è più fondamentale, si può essere “ vicini, ma lontani” grazie alla tecnologia.
Anche l’attesa è diminuita, anzi sarebbe meglio dire è scomparsa.

Hic et Nunc:
il web ha mutato il tempo, ha permesso di rendere tutto “subito”.
Le comunicazione, le condivisioni e i risultati; tutto ciò rende la nostra vita frenetica, caratterizzata dalla concezione del “qui e ora”, portando al fatto che non sappiamo più aspettare, dimenticando  le emozioni suscitate dall’attesa.
Non sappiamo più cosa vuol dire attendere e non conosciamo più ciò che si prova quando essa termina.

Uno stile frenetico:
Una conseguenza nel vivere nel Hic et Nunc, ha reso la vita molto più frenetica e caotica.
L’uomo funziona come una piccola metropoli, non si ferma mai. Tutto scorre.
Quante volte abbiamo desiderato che una giornata durasse 48 ore? Ma non per dedicarsi più a noi stessi, ma per poter terminare le commissioni della giornata.
Tutto questo correre, ci rende stressati, nervosi, rendendoci spesso persone negative e grigie.
Spesso per “riposarci” andiamo sui social senza sapere che in realtà la nostra mente non si riposa mai, poiché continua a ricevere input che comporteranno un’elaborazione di pensiero e quindi un’emozione, che può essere bella o brutta, ma di per se non ci rilassiamo.

Siamo nel XXI secolo, in un’era, a mio parere, “social-tecnologicamente digitale”.
Vorrei soffermarmi proprio sul concetto delle parole: social, oggi nel 2017, appena leggiamo o sentiamo la parola Social a cosa pensiamo? Sociale, società, socializzare o Facebook, Instagram? penso l’ultima;
Tecnologia? Un oggetto moderno, in continuo evoluzione, qualcosa di non naturale che sfrutta una fonte energetica;
infine Digitale, tutto ciò relativo alle dita, alla scrittura, al  mondo online e quindi  a un qualcosa che non è concreto bensì astratto.

Unendo le caratteristiche di queste parole viene riassunta la nostra società, una società che per socializzare, sfrutta la tecnologia e il pensiero viene espresso con la scrittura.
In un mondo social-tecnologicamente digitale la natura non è prevista, l’uomo è come se fosse chiuso in una bolla, è solo, ma allo stesso tempo è collegato con gli altri.
E “insieme, ma soli”,  citando il libro della Turkle, le persone vivono un paradosso sociale dal momento in cui la mia rete sociale è molto ampia, ma si ha una forte insicurezza nelle relazioni e nell’intimità in quanto si ha un po’ paura a rilevare il vero “noi stessi”, per tale ragione si preferisce usare la tecnologia per instaurare dei legami.

Stadi della vita di Kierkegaard:
Secondo Kierkegaard l’esistenza della vita si concentra su due stadi: vita estetica e vita etica. Tra uno stadio e l’altro c’è una differenza abissale.

Vita estetica:  lo stadio estetico è la forma di vita che vive nell’attimo, rifiutando il banale, l’insignificante e la progettazione dell’esistenza . Elogia l’ “ebbrezza intellettuale continua”, trovando insufficienza nella noia, ma chi vive secondo l’etica è “disperato” poiché ha “l’ansia” di una vita diversa che rappresenta un’altra alternativa.
Vita etica:  nasce con la consapevolezza di scegliere la stabilità e continuità, facendo del lavoro l’unico modo per relazionarsi.

La mia teoria è che viviamo in un mix di questi due stadi:
in una società social-tecnologicamente digitale l’uomo riconosce una stabilità e una normalità, il fatto di vivere in una bolla, in cui al suo interno è bombardato di informazioni che sviluppano in lui una forma di intelligenza.
Oggi sentiamo il bisogno, io oserei dire obbligo, di dare un nostro giudizio o pensiero. Siamo dei tuttologi.
Oltre ad aver sviluppato una parte razionale, abbiamo sviluppato anche una forte creatività, diventando tutti fotografi, poeti e artisti, proprio perché non sopportiamo essere banali e nell’ottica “ insieme, ma soli” vogliamo dare un segno della nostra esistenza.
L’uomo 3.0 è talmente razionale, frenetico che non si ferma mai quanto creativo.

Più si è  inghiottiti da questa a-realtà più si ritorna all’essenziale:
non è un caso se il biologico si è diffuso diventando quasi una moda; non è un caso se molti viaggiano; non è un caso se si ha sempre più il bisogno di staccare tutto.
Con l’avvento del web 3.0 tutto si è amplificato, siamo arrivati ad un punto in cui stiamo esplodendo, perché essere troppo razionali ed essere troppo creativi porta alla confusione.
Sono due realtà così diverse che viverle contemporaneamente si annullano.
Come in algebra  – 2 e + 2 fa 0.  Noi ci siamo annullati.
Avere al nostro interno tante realtà contraddittorie non ci fa più capire chi siamo e cosa vogliamo

L’unica soluzione è ricollegarsi con la natura.
il viaggio viene considerato un modo per ritrovare se stessi, siamo stati troppo tempo scollegati con la realtà vera, ma noi essendo esseri umani e no macchina, sentiamo l’esigenza di essere veramente offline.
Non è una coincidenza se stanno aumentando le persone che affrontano il cammino di Santiago o partono all’avventura solo con lo zaino.
In questi ultimi anni ci siamo avvicinati molto alle culture orientali proprio perché in quelle zone, la loro tradizione si basa molto sulle forze spirituali situate al nostro interno.
I segnali del bisogno di ritornare allo stato naturale sono molti. Lo si può vedere nelle palestre, molte hanno inserito yoga e taichi, ma non solo, anche il minimal si sta diffondendo un po’ ovunque dall’arredamento all’arte.

Sfida:
comprendo benissimo che ormai stare offline è quasi impossibile, ma una domenica o un giorno in cui siete in vacanza, provate a non connettervi.
Niente Instagram, né Facebook né Twitter.
Provate per 24h ad uscire dalla bolla, anche se rimanete in casa, per un giorno non dovete essere online, se qualcuno vi vuole sentire vi suona al citofono o chiama a casa.
Provate e ditemi come vi siete sentiti.

Guendalina Guglielmino

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