Ricordando la storia perfetta

E’ piuttosto raro trovare un’opera che sublimi il suo stesso oggetto di partenza, e quando accade, solo allora possiamo parlare di arte.

Per moltissimi spettatori, “Breaking Bad” di Vince Gilligan è la miglior serie televisiva mai creata e per questo voglio ricordarla. Ma perché ora, nel 2017?

Perché la genialità non passa mai di moda, innanzitutto, e anche perché la terza stagione del suo spin-off con protagonista Bob Odenkirk – “Better Call Saul” – inizia stasera!

Ovviamente, attenzione agli spoiler!

Partiamo dal titolo stesso: to break bad è un’espressione dello slang anglofono che indica la sfida a leggi, convenzioni e autorità. Significa cioè varcare la soglia fra giusto e sbagliato. Significa diventare cattivi.

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Protagonista della serie è Walter White, professore di chimica presso un liceo di Albuquerque (New Mexico). Walter Junior, suo primogenito, ha una grave disabilità e sua moglie Skyler è invece incinta per una gravidanza non pianificata.
Walter non ha alcun carisma, i suoi studenti e superiori non lo rispettano e infine vive continuamente all’ombra del cognato Hank, un agente federale antidroga della DEA.

Nella prima stagione, Walter scopre di avere un cancro ai polmoni e sa bene di non poter pagare tutte le cure del caso, poiché è a corto di soldi. In realtà, da giovane, Walter aveva avviato un’azienda con due altri suoi colleghi, azienda divenuta poi milionaria ma che non lo aveva più fra gli azionisti di maggioranza – la Grey  Matter.

I suoi soci sono diventati ricchissimi, lui no.

In sostanza, Walter White è una brava persona, ma sfortunata, a cui è toccata una vita miserabile.

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L’alter-ego di Walt, invece, si chiama Heisenberg (come il celebre fisico) ed è esattamente agli antipodi della sua debole controparte.

Parliamo di ciò che in inglese viene definito kingpin, un genio del male che sfrutta la propria conoscenza in campo chimico per produrre un nuovo tipo di metanfetamina (che nella serie ha un caratteristico colore blu). Heisenberg non solo arriva a produrre droga, quindi, ma anche a eliminare la “concorrenza”. Emilio, Krazy-8, Tuco Salamanca e in ultimo anche l’insospettabile barone della droga Gustavo Fring – un piccolo uomo borghese a capo di una catena di pollerie.

Una volta arrivato in cima alla catena alimentare del crimine, Heisenberg rovina anche la vita del piccolo spacciatore suo socio, Jesse Pinkman, permettendo che la ragazza di quest’ultimo (Jane, una “distrazione”) muoia di overdose nel proprio letto.
Convinto di fare ciò nel bene di Jesse, Heisenberg continua a uccidere per salvare il suo socio (in preda ai sensi di colpa) e a uccidere per coprire le sue stesse tracce (come nel caso di Gale Boetticher).

La graduale evoluzione da nerd a demone è l’asse centrale della trama, sebbene il punto più complesso della costruzione narrativa di Breaking Bad sta nell’impedire che gli spettatori odino un personaggio quasi totalmente negativo. E’ il fascino del male, la presa che ha su di noi la scalata di un nuovo Pablo Escobar, un nuovo Satana che dovremmo detestare e che invece guardiamo – grazie a Gilligan – con indulgenza.

Ma scendiamo nel dettaglio:

Nell’episodio 3×13 – dal titolo Full MeasuresWalt torna a casa dopo una conversazione segreta con Jesse. Mentre Skyler prepara il tavolo e Jr. fa i compiti, Walter gioca con la sua secondogenita, la piccola Holly. La bambina gli prende gli occhiali fra le dita, è una scena famigliare dolce, quasi perfetta. 9 minuti dopo, tuttavia, guarderemo Heisenberg che costringe Jesse ad ammazzare Gale Boetticher.

Il costante equilibrio tra Walter e Heisenberg è la chiave per l’empatia. Siamo costantemente convinti che per questo personaggio negativo esista una qualche redenzione, ma così non è. Breaking Bad è la storia di un alter-ego che fagocita la sua personalità alternativa, sebbene si faccia credere agli spettatori che esista un modo per Walter White di vincere questa battaglia contro il proprio male interiore, e non solo il cancro.

Walter è diventato un narcotrafficante per il bene della sua famiglia, per sopravvivere e pagarsi le cure per il cancro. I criminali, secondo il filtro degli autori, sono altri: Fring, i neonazisti, Tuco e Krazy-8. E’ in questo modo che, comparandolo agli altri, Heisenberg vince sempre e non si attivano in noi meccanismi di colpevolezza.

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Lo zenit della serie – l’episodio 5×14 intitolato Ozymandias – mostra la vittoria definitiva di Heisenberg su Walter White. Dopo aver causato la morte di Hank, vero eroe della serie, il prot-antagonista di Breaking Bad confessa al suo partner di “aver guardato Jane morire. Ero lì, e l’ho vista morire. L’ho vista andare in overdose e morire soffocata. Avrei potuto salvarla, ma non l’ho fatto.

Arrivato a casa, Heisenberg discute con Skyler quando lei scopre che Hank è morto per colpa sua. Lui prova a convincere lei e Junior a fuggire con lui, e non riuscendoci, rapisce la propria secondogenita per avere una possibilità di contrattare con la moglie.
Non è possibile tornare indietro, qui lo scopriamo: sappiamo ciò che Walt è diventato.

Sappiamo, quindi, che è necessaria una punizione per il “cattivo”.
E il finale non potrà che essere negativo. In conclusione, l’ending ci fa sentire strani.

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Sulle note di Baby Blue, mentre Walter è sul punto di dissanguarsi in un laboratorio di metanfetamina e si odono sirene in lontananza, capiamo che l’unica vera preoccupazione di Heisenberg erano i suoi cristalli blu, le droghe che creava.

Jesse, dal canto suo, riesce a fuggire dal laboratorio in cui Walt muore e lui era invece usato come schiavo/fabbricante di droghe.
Il chiasmo narrativo è perfetto: il luogo della risoluzione è un luogo di morte per l’antagonista (Heisenberg) e di fuga e riscatto per la vittima (Jesse).

Gli unici a non essere felici, tuttavia, siamo noi spettatori. Abbiamo apprezzato un criminale, ma la catarsi finale ci rende sicuri del fatto che anche noi, in qualità di spettatori “malvagi”, siamo morti come Walter.
E’ vero, Heisenberg ha salvato Jesse dai neonazisti e imparato a farsi rispettare anche nei panni di Walt, ma è morto – morto come chi, nella società, fugge dalla giustizia, pratica la violenza di genere e si abbandona all’omicidio.
Sia l’uno che l’altro trapassano davanti a noi, perché pur considerandoli due entità separate, Walt e Heisenberg sono la stessa persona. Morto uno, muore l’altro.

I personaggi principali, ad ogni modo, non sono gli unici a essere ben costruiti.

I comprimari hanno tutti una ragion d’essere, dal primo all’ultimo.

Hank, ad esempio, è il vero eroe della storia e anche la sua è un’evoluzione affascinante. Dapprima è una persona fiduciosa, sicura di sé. Alla fine però si trasforma in un uomo spaventato, un uomo che durante la lotta ai narcos capisce di aver visto troppo. È sopravvissuto a cose che lo hanno reso introverso. Inizialmente, è quasi un fratello maggiore per Walter – cerca di dirgli cosa fare e non fare – ma in ultimo si rivela piuttosto spaventato, trasformando la sua paura per Heisenberg in odio.

Skyler è il contrappunto femminile di Walter, colei che prova a frenare la vita malvagia di Heisenberg e la sua follia. L’opposto, quindi, del prot-antagonista.

Jesse, a differenza di Hank e Skyler, è una persona fragile fin dall’inizio. E’ un tossicodipendente, uno studente che abbandonato la scuola e vive separato dalla famiglia. Sicuramente è il personaggio che soffre di più: perde Jane, perde i suoi amici Andrea e Combo, è costretto a cucinare metanfetamine e/o a uccidere. La parte davvero felice del finale è proprio la sua fuga verso la libertà che non ha mai avuto.

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Il personaggio che più ha colpito chi vi scrive, tuttavia, è Saul Goodman.
Saul rappresenta la parte divertente, allegra e ironica. Saul, l’avvocato di Heisenberg (e quindi del male) è una persona intelligente, veloce e che punta al risultato. Il personaggio perfetto, secondo Vince Gilligan, per uno spin-off coi fiocchi.
Il titolo della serie sorella, “Better Call Saul”, per il momento è simile al prodotto-madre per quanto riguarda il ritmo. Alla prima stagione, lenta ma di qualità, è subentrata una seconda più veloce e dal finale grandioso. Per la terza dovremo aspettare stasera, ma i segni del successo ci sono già tutti.

Dani Rodriguez

 

 

 

 

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