Il mondo dei Lavori Digitali: tra difficoltà e opportunità

“Lavori Digitali: la parola ai professionisti ” è il titolo del seminario che a fine marzo si è tenuto nell’ambito del corso di Sociologia della Comunicazione Multimediale. Una mattinata durante la quale abbiamo ascoltato diverse testimonianze e ricevuto consigli preziosi direttamente da alcuni professionisti del settore dell’imprenditoria digitale.
L’incontro è stato organizzato dal Punto Pane e Internet Bologna Santo Stefano, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna, e rientra nella rassegna ABC Digitale 2017.

Le prime difficoltà che affronta chi desidera lavorare nel digitale sono la diffidenza e l’incomprensione da parte dei nativi analogici, coloro che non sono nati o non si sono formati nell’era del web 2.0. È necessaria un’educazione interna alle aziende e agli enti pubblici, per far sì che ogni settore o ufficio comprenda quali sono le mansioni “pratiche” che svolge chi lavora in questo settore e perché il loro lavoro oggi è fondamentale. Bisogna sensibilizzare ed avvicinare tutti a questo mondo, che rappresenta non solo la nostra quotidianità ma anche il futuro.
Non è semplice spiegare l’importanza dei Lavori Digitali ad una persona che ha vissuto fino ad ora senza internet. Bisogna utilizzare un linguaggio che si adatti al suo, quindi creare un ponte tra i nativi analogici ed i nativi digitali.

Lavorare con internet non significa stare attaccati al computer eliminando i contatti con il mondo esterno, tutto il contrario. Per una comunicazione efficace attraverso i media digitali è necessario anche il contatto diretto, nel mondo fisico, con quelli che saranno gli utenti finali della nostra comunicazione. Solo grazie a queste relazioni, intessute nel mondo reale, con rapporti faccia a faccia è possibile scoprire i bisogni e i desideri delle persone.

Inoltre il lavoratore digitale ha bisogno della collaborazione di tutti i colleghi, anche di altri settori dell’azienda. Come possiamo aiutare a semplificare il lavoro degli altri se non conosciamo le pratiche attraverso cui si svolge? È necessario osservare da vicino tutte le tappe di produzione ed erogazione di un prodotto o servizio per individuare i passaggi superflui o che possono essere facilitati grazie all’uso del digitale.
Come afferma Valentina Tolomelli, Digital Project & Communication Manager di Ducati, “il DPM non lavora mai da solo!”.

Quali sono di preciso i compiti di un DPM?
Prima di tutto è necessario distinguere due settori molto spesso confusi tra loro: Marketing e Digital Marketing. L’azienda definisce una strategia di Marketing sulla quale si basa l’operato di tutta l’impresa, all’interno di questa si inserisce il lavoro del Digital Project Manager, il quale ha il compito di “tradurre le strategie di marketing in strategie digitali”.
In particolare lavorare in Ducati, brand che offre svariati prodotti, significa avere tante competenze per riuscire a comunicare diversi asset.

 

Cosa fa il DPM:

  • organizza tutto nei minimi dettagli;
  • redige il piano editoriale;
  • gestisce i fornitori;
  • detta le specifiche;
  • “si sporca le mani” come ad esempio hanno fatto i dirigenti della Ducati durante una cena aziendale in cui hanno servito personalmente a tavola i propri dipendenti o come Valentina Tolomelli che in occasione di una gara si è offerta di strappare i biglietti all’ingresso;
  • continua a pubblicare personalmente per conoscere gli utenti e mantiene contatti reali con colleghi e clienti;
  • monitora sempre i feedback;
  • promuove una formazione interna all’azienda, per spiegare qual è il lavoro del DPM e quali vantaggi si ottengono da esso.

Cosa NON fa il DPM:

  • non crea i siti;
  • non produce materiale (video, immagini, contenuti);
  • non stabilisce la deadline e il budget;
  • non lavora mai da solo;
  • non fa marketing, nel senso che si adegua alla strategia di marketing aziendale.

Ricordatevi queste differenze quando ad un colloquio di lavoro vi chiederanno,
“Tu cosa vuoi fare? Marketing o Digital Marketing?”

Come capiamo se siamo adatti a lavorare nel Digital Marketing?
Secondo Valentina Tolomelli è necessario avere passione per internet, essere curiosi ed osservare il mondo intorno a noi, avere capacità di problem solving, avere il coraggio di mettersi in gioco e sperimentare in prima persona nuovi strumenti.

Quando si parla di passione un valido esempio è la storia di Antonio Puglisi, oggi Project Manager at Digital Paths srl: il percorso che lo ha portato fino a questo punto è stato molto particolare.
Dopo la laurea in informatica ha iniziato ad insegnare come professore presso l’Ateneo di Bologna, ma questo dal lunedì al venerdì, perché nel fine settimana si trasformava in un Dj. Questa seconda professione gli permetteva di continuare a coltivare la passione per la musica. Trascorsi diversi anni ha iniziato a chiedersi chi fosse veramente e come potesse continuare questa “doppia vita”.
Durante la settimana vedeva i suoi studenti tra i banchi dell’università e nel weekend li trovava negli stessi locali dove suonava.

Raccontò la sua perplessità ad un docente, Vittorio Capecchi, il quale gli disse “Antonio è normale siamo gente di crinale, devi solo trovare il modo per riuscire a collegare i due mondi tra cui vivi in bilico”. Iniziò così ad organizzare eventi musicali e a capire quali competenze aveva acquisito negli anni un po’ inconsapevolmente. Comprese che queste capacità potevano essere combinate per svolgere anche altri tipi di lavori. Perché da un lato grazie alla carriera da Dj é riuscito ad ampliare moltissimo la sua rete di conoscenze anche a livello di istituzioni pubbliche, mentre come professore di informatica riesce a dialogare con ingegneri ed informatici poiché conosce il loro linguaggio.

Da questa esperienza capiamo che è possibile combinare professione e passione, sta a noi trovare il modo per farlo. La cosa fondamentale è crearsi un’ampia rete di conoscenze che non si costruisce solo stando su internet, bisogna uscire, stare tra le persone, condividere e cogliere al volo le occasioni che la vita ci offre.

Con l’avvento dei Social Network il giornalismo è cambiato?
Secondo Andrea Nelson Mauro Data journalist e fondatore di Dataninja.it, grazie al potere offerto dai Social anche gli utenti possono produrre notizie, si parla di “Atto giornalistico”. Oggi i giornali non sono più gli unici che fanno informazione.
Inoltre l’automazione è il futuro e anche il giornalismo si sta automatizzando, probabilmente un giorno le notizie saranno create dai robot.

Una delle regole fondamentali del giornalismo, per produrre una notizia efficace ed utile ai lettori, è “partire da una precisa domanda a cui nessuno ha ancora dato risposta”.
Dopo di chè il fondatore di Dataninja.it ci consiglia di:

  • prendere i dati da fonti ufficiali ed attendibili;
  • strutturare, organizzare, pulire e normalizzare i dati;
  • analizzare, filtrare, esplorare, visualizzare;
  • raccontare attraverso il Digital Storytelling, ricordandoci sempre di inserire i link di origine delle informazioni;
  • disseminare i Follow Up per misurare sempre l’impatto del nostro lavoro.

Tra gli obiettivi di Dataninja.it vi è la promozione della trasparenza e della cultura dei dati.
Sentiamo spesso lo slogan “Content is the King” perché il contenuto è diventato una parte fondamentale della comunicazione sul web. Per questa ragione esiste una regola non scritta, che però pochi rispettano, sulla condivisione di notizie sul web: l’inserimento dei link di origine dell’informazione, la citazione dell’autore che ha prodotto il contenuto.
Se quando scriviamo una tesi o un libro siamo obbligati a citare le fonti nella bibliografia, perché non dovremmo citare l’autore di un contenuto o una notizia che nasce sul web? È pur sempre contenuto nuovo, originale, nato dalla mente di una persona che ha saputo osservare da un punto di vista differente la nostra realtà.

Alessia Pignatti

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