Erasmus a Budapest: conversazione con una studentessa

[ndr] Come ogni settimana diamo spazio a testimonianze ed interviste dedicate ai nostri studenti in giro per l’Europa e il mondo, grazie ai programmi Erasmus + e Overseas. Oggi voliamo a Budapest per conoscere da vicino l’esperienza di Serena Gentilini, studentessa Compass intervistata dalla nostra Zorka.

Siamo quasi certi che la loro conversazione che spazia tra mondo universitario e scoperta della capitale ungherese vi farà venir voglia di partire e…di aderire al prossimo bando Erasmus!

Z- Perché hai scelto proprio Budapest ?

S – Solitamente chi fa l’Erasmus vuole imparare bene una lingua, soprattutto l’inglese, e quindi nel momento della scelta si punta molto sui paesi anglofoni. Quando ho iniziato a valutare le possibilità offerte dalle Università ho trovato che in Inghilterra non ci fossero molte cose interessanti e così alla fine sono arrivata alla scelta di Budapest.

Devo ammetterlo: come tanti altri italiani, spagnoli e francesi anch’io avevo qualche preconcetto verso l’Est Europa e inizialmente, infatti, Budapest non mi attirava per niente, anzi ero molto condizionata dal fatto che probabilmente in molti paesi dell’Europa dell’Est si sta peggio che da noi.

In realtà quando ho saputo di esser stata presa e l’ho comunicato agli altri, tutti continuavano a dirmi che fosse una bellissima città.Avrei potuto far come fanno tutti: usare Internet per fare una visita virtuale in anteprima, ma non volevo rovinarmi la sorpresa.In effetti quando sono arrivata mi è piaciuta un sacco e l’ho trovata al di sopra delle mie aspettative. Nel frattempo avevo scelto una Università che mi offriva corsi di business e marketing, la Corvinus, tra l’altro molto prestigiosa.

Serena Gentilini, studentessa COMPASS a Budapest

– É molto prestigiosa, infatti. E cosa puoi raccontarci della tua esperienza con i docenti?

– Lì tanti professori sono stranieri, hanno un buon curriculum e spesso si sono formati in Australia o in America. Lì ho trovati in generale molto preparati. Inizialmente ero un po’ spaventata per via del mio inglese. Italiani e francesi rappresentiamo una categoria a parte. Si sente molto il nostro accento. Non mi sentivo all’altezza.

Ti ritrovi in classe con altre dieci persone e docenti che conoscono bene il tuo nome e si aspettano che tu parli e intervenga. Hai la possibilità di dire la tua opinione, cosa che in Italia non ho mai fatto. Chi ha il coraggio di parlare davanti a cento, duecento persone?

– Ma siete tutti Erasmus in classe?

– In classe saremo una quindicina di persone e la presenza degli Erasmus dipende molto dai corsi. In media due, tre ci sono sempre. Per esempio nei corsi di business anche di più.

– I professori devono essere molto bravi a coinvolgere gli studenti…

– Si, durante la prima settimana eravamo tutti zitti, in silenzio. Gli studenti ungheresi invece erano più tranquilli, nel senso che non avevano paura di dire la loro opinione.

– Magari sono più abituati a questo metodo di insegnamento…

– Esatto. E secondo me in Italia questo manca veramente tanto. É un peccato. Magari in quel momento puoi non dire cose molto brillanti, però poterlo fare è apprezzabile. L’ho trovato un ambiente educativo molto stimolante.

Non stai seduto a scrivere appunti per poi andare alla fine a far l’esame. Qui è diverso. Il voto non si stabilisce alla fine del percorso, ma dal primo sino all’ultimo giorno, proprio partecipando.

Mi è piaciuto molto il poter dire quello che pensi, anche se a volte non c’entra molto. Si lavora su quello che hai detto. Si ragione, si costruisce un discorso e si arriva alle conclusioni.

– Quindi, in generale, ti trovi bene adesso?

– Sí sí, poi parlare con altri studenti mi ha rassicurata molto. Per tanti, tra chi viene da fuori, è una cosa nuova. Inoltre molti hanno già una forte competenze in inglese. Qui ci sono più di settanta corsi tra i quali scegliere tutti in inglese. In Italia massimo uno, due. Per me è inconcepibile che una persona che studia comunicazione e marketing non sappia l’inglese. Ma in generale, chi é che oggi non debba sapere bene l’inglese?

– Che corsi frequenti adesso?

– Questa Università ha una vocazione prevalentemente economica ed io studio al Dipartimento di Scienze Sociali. Sto seguendo, in pratica, due corsi di un’area che unisce sociologia ed economia. Inoltre seguo anche un corso di linguistica e uno di psicologia sociale. In totale seguo quattro corsi ed è già abbastanza faticoso, anche perché occorre partecipare ai seminari e preparare anche dei saggi.

– Tutte le settimane?

– Non tutte le settimane, ma ogni tanto capita. Poi, per ogni settimana io mi ritrovo a dover leggere un sacco di materiale. E in più ogni corso alla fine richiede un saggio e almeno una presentazione. Fortunatamente sono in una classe piccola, perché se dovessi fare una presentazione in inglese davanti a centocinquanta persone sarebbe molto dura.

– Quindi non é del tipo “party – erasmus” quello che stai facendo adesso?

– No, anzi! É proprio difficile! É anche stancante. Prima di partire tutti ti dicono: “che bello, vai in Erasmus, non farai niente! Esci tutte le sere!”. E invece no. Vado all’università da lunedì a mercoledì, ma poi passo giovedì, venerdì e sabato a fare delle cose per la settimana dopo. La parte delle feste e della vita mondana comunque c’è eh!

– Come vedi Budapest? Possiamo considerarla una città studentesca?

– Secondo me sì. Poi tra noi Erasmus ci conosciamo un po’ tutti. Grazie all’ESN (Erasmus Student Network) vengono organizzate molte serate e iniziative da fare insieme. La vita sociale degli universitari è molto entusiasmante. La città con i mezzi pubblici si gira facilmente e puoi raggiungere tanti posti. Cose da vedere e locali da frequentare ce ne sono tantissimi, sia per la sera, sia per un pranzo o per bere qualcosa. Alcuni sono proprio particolari, da vedere. Direi che da questo punto di vista a Budapest non manca nulla.

– E il costo della vita secondo te é paragonabile a quello di Bologna?

– Pensavo costasse molto di meno. Invece no. Forse mi ripeto, ma c’entra un po’ quel preconcetto che abbiamo dell’Est Europa, “ paesi poveri dove la vita costa poco”. In realtà non é proprio così.

Certamente qualcosina risparmi, ma per esempio i prezzi degli affitti sono simili. Anche se bisogna ammettere che qui le case sono nettamente più belle. A parità di prezzo non ti propongono realtà fatiscenti come spesso succede a Bologna. Più o meno le case sono tutte messe a nuovo.

In generale è più basso il costo di alcoolici e drink.

– Come hai trovato il tuo alloggio?

– Questa direi che è la parte più stressante, perché quando hai sopravvissuto alla burocrazia universitaria, subito dopo sei alla prese con la ricerca di una casa.

Il consiglio che danno tutti è di iniziare a cercare in rete, ma di non prendere nulla senza dapprima aver visto la casa dal vivo.

Io sono venuta circa dieci giorni prima insieme ad un’altra ragazza ed abbiamo passato le nostre giornate a guardare case. E’ stato molto stressante. Spesso incontri proprietari che non parlano bene l’inglese e fargli domande banali, tipo sul riscaldamento, diventa complicato.

-L’Università in questo caso non supporta gli Erasmus?

– In realtà l’Università ha due dormitori. Uno è in periferia, davvero lontano. L’altro, in città, è aperto solo a studenti russi e cinesi. Ho conosciuto uno studente italiano che aveva provato a chiedere di accedere, ma hanno ribadito l’esclusione degli Eramsus. Credo dunque che la ricerca di una sistemazione sia il primo vero shock culturale.

– Qual è la cosa che ti ha stupito di più da quando che sei a Budapest? C’è qualcosa che ti ha fatto proprio stupire o ti è sembrato strano?

– Per esempio ieri sera ero ad ascoltare l’Opera, la Madame Butterfly, che è stata molto molto bella. A fine spettacolo abbiamo applaudito, ma ad un certo punto il pubblico ha variato il ritmo dell’applauso. Ho quindi iniziato a guardarmi intorno stupita, insieme alle mie coinquiline, una svizzera e l’altra tedesca.

Poi che dire…i primi giorni, quando uscivo per andare all’Università, mi colpiva l’odore di ketchup già al mattino presto. Il pane tostato con il formaggio, il prosciutto e tanto ketchup è proprio un must che trovi ovunque. Davvero inizialmente pensavo di non farcela a sopportare questo odore costante.

– Melegszendvics. Sarebbe tipo “panino caldo” o “panino riscaldato”…

– Sí sí, proprio quello! Lo scaldano, il formaggio si scioglie e poi sopra mettono ketchup. Lo fanno anche al bar dell’Universitá. A proposito, voglio aggiungere che avere il bar dentro l’Università è molto comodo. Tornando al mio discorso iniziale: pensavo di trovare una università decadente, invece è nuova e bellissima. Funziona tutto molto bene.

La stessa biblioteca é grandissima. Ci sono degli armadietti che si aprono con la tessera elettronica. Trovo che per certi versi sia molto avanti rispetto a Bologna.

– Come ti trovi con gli ungheresi?

– Dipende. Generalizzare non mi piace mai. E’ come dire “tutti i francesi sono antipatici”, che non é vero. Detto questo, mi sono capitata alcune situazioni non molto piacevoli. Magari vai in un negozio e sono molto sgarbati. Al contrario, in altre situazioni invece ho incontrato persone molto educate, carine e disposte ad aiutare. Una cosa che mi capita spesso é trovare persone che non parlano inglese. Mi succede spesso che magari dico “parlo solo inglese” e la risposta viene sempre in ungherese. Sopratutto quando bisogna pagare e ti dicono le cifre in ungherese. Già con queste monete (fiorini ungheresi) non capisci molto 

Invece mi sono trovata benissimo con gli studenti ungheresi.

– Veramente? Puoi dirci di più…?

– Sì. Mi sono trovata bene soprattutto con quelli della rete ESN. Sono molto bene organizzati, propongono tante attività e comunicano molto sui social. Ci hanno anche fatto fare un tour dell’Università. In generale poi la mia è un’esperienza molto positiva anche con i professori. Ti mettono molto a tuo agio, soprattutto quando devi chiedere loro qualcosa. In Italia invece provi quasi sempre un senso di soggezione.

Prima di partire ti hanno dato consigli su cosa fare assolutamente a Budapest e cosa vedere?

– Sì, in primis il Danubio e i suoi ponti, per esempio attraverso una di quelle minicrociere. Ma anche andare a Buda a vedere il castello. Lo stesso Parlamento é molto bello, ma non sono entrata ancora.

Tanti consigli erano sui locali, perché penso che Budapest sia molto famosa per la vita notturna.

-C’é qualcosa che vorresti aggiungere per concludere questa nostra chiacchierata?

– Magari qualcosa sulla dimensione della socializzazione con altri Eramsus. Inizialmente ero fortunata a stare a con un’altra italiana, ma comunque grazie alle iniziative organizzate da ESN, considerato che siamo tutti soli, fare amicizia è veramente facile.

E’ anche vero che solitamente chi va in Erasmus è una persona predisposta a conoscere altre, aperta all’amicizia.

Cambia il contesto sociale in cui sei. Anche se sei nuova, ti lanci. Forse in Italia non lo faresti. Vi faccio un esempio: una studentessa francese voleva organizzare delle camminate ed ha scritto sul gruppo Facebook “vorrei organizzare delle passeggiate. Chi vuole venire?”

In Italia diciamo che in una situazione normale nessuno se la filerebbe. Si è sempre molto diffidenti e si preferiscono le persone che si conoscono già.

Qui essendo tutti soli, ti dici “perché no?” Questo é un aspetto che mi piace: la libertà totale di fare senza farti tanti problemi.

Zorka Varga

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