Io, i Social e i Miei Idoli

Vi siete mai chiesti come si relazionano i teenagers con i social network?
In questa fase d’età i ragazzi hanno molti segreti, si creano dei loro spazi come la “cameretta” che diventa il loro mondo, un mondo in cui gli adulti non possono entrare. I social network rappresentano oggi questa cameretta, diventando uno spazio che rispecchia ciò che sono, sentono e provano, un luogo che racchiude le loro emozioni.

In un periodo storico in cui tutti siamo quasi un medium di noi stessi, in cui siamo noi che creiamo, modifichiamo e condividiamo i contenuti, abbiamo iniziato a ragionare come se fossimo un mezzo di comunicazione con la consapevolezza di rivolgerci ad un pubblico che può commentare.
Di fronte a questo scenario, i ragazzi come si comportano?

Ho provato a scoprirlo mediante un’etnografia digitale, osservando gli “ atteggiamenti online” principalmente su Facebook, esaminando cosa condividevano, come pubblicavano, se modificano la privacy o no.
È una ricerca nata spontaneamente qualche anno fa, nel momento in cui ero entrata in contatto con molti adolescenti. Fu così che ho iniziato a vedere il loro approccio su Facebook, diverso da come lo usavo io, ma forse perché quando io ero adolescente i social network si erano appena presentati.

Se prima si creavano identità false e venivano usati per chiacchierare o semplicemente come passa tempo, adesso i social vengono usati per esprimere la propria identità. Emerge l’esigenza di avere accesso ad una zona franca, un luogo relativamente privo di conseguenze in cui si può essere liberi d’agire.

Un questionario per farmi dire dai ragazzi cosa rappresentano per loro i social:
ho creato un questionario dal titolo “ Io, i Social e i Miei Idoli” pubblicato su varie Fanpage e gruppi di liceo, composto principalmente da domande a risposta aperta, dando la possibilità di esprimersi liberamente come se stessero scrivendo ad una loro amica, garantendo l’anonimato; in due settimane ho ricevuto 223 risposte di ragazzi d’età compresa da 13 ai 20 anni.

È stata una ricerca che mi ha colpito molto emotivamente poiché su alcune risposte si percepiva una forte sensibilità e debolezza, come se alcuni di loro fossero quasi costretti a far notare che la loro vita è perfetta e che si divertono, una costrizione che è diventata un’abitudine.
Tutti noi quando superiamo la “ soglia” dell’adolescenza e quindi abbandoniamo il nostro “ essere infantile”, diventiamo molto più razionali e freddi. Dimentichiamo di essere sensibili e di guardare le cose con irrazionalità. Tutto questo ci ha portato a pensare, prima, e credere, dopo, che gli adolescenti d’oggi sono vuoti dentro, pensano solo a mostrarsi, all’apparire. Dimentichiamo di chiedere il perché pensiamo questo, a cosa è dovuto, qual è la causa di un tale ragionamento.
Ci soffermiamo ai fatti. Risultato? I teenagers 3.0 sono insensibili e privi di valori.
Sono social-dipendenti.
Ma non è così, almeno per molti, questa deduzione razionale non vale per tutti.

Loro sono dei nativi digitali, io direi dei nativi social-digitali che si sono trovati in una realtà in cui il social network viene visto come un mezzo per sentirsi “parte integrante della faccia esterna del mondo, mediante esso ho scoperto interessi o personaggi che forse nella vita reale non avrei mai scoperto” (ragazza 16 anni).

Essere o Avere?
Erich Fromm
diceva : “Essere significa vita che si esprime come attività e trasformazione, energia. Avere significa stasi, paralisi attaccamento al proprio ego, incapacità di realizzare un principio di produttività sociale”, chi vive secondo questa modalità si concentra solo sulla manifestazione del sé e al proprio io, si focalizza solo sull’apparire. Oggi viviamo sull’Avere.

I ragazzi vedono il “like” come una forma di approvazione, dà una scossa alla loro autostima, positiva se lo ricevono, negativa se ciò non avviene. Dunque è vero hanno un’ottica più sull’ “Avere” che sull’ “ Essere”, nel senso che se il loro obiettivo è quello di piacere è ovvio che si concentrano più sul loro Io e quindi più sul contenuto, poiché se ricevesse pochi like verrebbe rimosso.
Ma non per tale motivo che vanno giudicati, anzi vanno capiti e ascoltati, poiché se spesso si rifugiano sui social lo fanno perché nel “mondo reale” si sentono incompresi.

Social e Idoli una coppia avvincente:
quando eravamo adolescenti tutti noi avevamo un Idolo, ovvero un cantante, scrittore, calciatore o attore preferito che per noi rappresentava tutto ed era il nostro modello. Anche questa generazione ha i suoi idoli, ciò che è diverso è il modo in cui si rapportano con loro.

Chi è l’idolo?la mia salvezza, non amo definirli i miei idoli, ma salvezza perché li sento come persone lontane ma che mi sono vicine quando ne ho bisogno, e mi hanno salvata quando ne avevo bisogno” (18 anni).
In questo caso la ragazza si stava rivolgendo ai One Direction , gruppo anglo-irlandese, ma ho notato che tutte le 223 risposte alla domanda cos’è per te l’idolo come denominatore comune avevano la salvezza, un punto di riferimento, sia per chi avesse come idolo il cantante sia chi lo scrittore.

I social in questo scenario che ruolo hanno?
Vengono usati come mezzo di essere compresi, in quanto nella vita on-line spesso i ragazzi per essere fan di qualcuno vengono presi in giro, quindi si rintanano sui social e grazie alle Fanpage incontrano persone che hanno la loro stessa passione. Dunque da un’ incomprensione offline passano a una comprensione e condivisone online.
I social hanno contribuito a sviluppare un attaccamento quasi morboso poiché con la possibilità di seguirli e quindi di vedere la loro vita di tutti i giorni è come se pure tu facessi parte della loro vita, quindi il dolore dell’idolo diventa dolore del fan, la loro gioia è la sua, creando quasi un rapporto morboso.

Inoltre Facebook o Twitter hanno permesso di far nuove conoscenze dalle quali sono nate bellissime amicizie, ma non solo.. nel momento in cui c’è un concerto scatta l’operazione “Fan Action” ovvero organizzare una sorpresa al proprio idolo. Il risultato? Qualcosa di spettacolare,

1d-sera-san-siro-fan-action

questo è il concerto degli One Direction, San Siro del 2014,  tutte le fan si sono organizzate sulla pagina ufficiale dell’evento per organizzare la scritta “ we are 1D Famiy” .

Io offline – Io on-line :
Soprattutto Facebook, Twitter e Tumblr vengono usati come diario « da noi considerato segreto , ma non lo sono per niente . Infatti molti pubblicano ogni cosa senza pensare che ogni persona potrà vederlo. Non sono luoghi d’incontri né tanto meno un posto dove conoscere amici poiché non hai la certezza che siano realmente ciò che dicono di essere. Insomma i social network sono una gran fregatura se non usati nel miglior modo possibile» ( 15 anni).

È la conferma che loffline è diventato online: i ragazzi si comportano come se non ci fosse più un confine, di conseguenza le regole sociali del mondo reale si sono mescolate con quelle del mondo virtuale portando cosi al bisogno di scrivere un proprio pensiero privato sul social, poiché la concezione di privato si è sgretolata, mutata con l’esigenza di far sapere al “nostro” pubblico ciò che pensiamo.

I ragazzi sono consapevoli della realtà, sanno che tutti noi siamo dipendenti dai social, e che vengono usati per svago, per incontrare in quanto sono un modo per sentirsi integrati. “Se non sei connesso sei fuori dal mondo” (17 anni).

Attraverso questa ricerca ho avuto modo di scoprire un lato sensibile e profondo nel carattere di alcuni adolescenti, molto più di quanto si possa pensare.
Si deduce come il loro modo di vivere i social netowrk non sia poi così differente da quello degli adulti.
Probabilmente passano più ore online rispetto a un adulto, ma più o meno sono accomunati dalla stessa propensione alla dipendenza, alla condivisione di passioni e aspetti personali della propria vita. E’ come se i social ormai siano parte integrante della vita.

C’è una possibilità di tornare indietro?
Vi rispondo con la frase di una ragazzina di 14 anni che a mio parere rende benissimo l’idea.
“L’estate scorsa sono stata tre mesi senza telefono, e non mi sono mai sentita cosi libera. Poi mia madre me ne ha comprato uno e sono ricaduta nel vortice della telefonia”

 

Guendalina Guglielmino.

 

[Crediti Photo: Francesco Prandoni]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...