Olio di palma, odi et amo

Negli ultimi anni l’olio di palma è diventato protagonista di numerose campagne pubblicitarie, sia a favore che contro, creando due veri e propri schieramenti. I consumatori, infatti, sono diventati sempre più sensibili alle questioni legate all’alimentazione sana e all’ambiente, complici numerose organizzazioni ambientaliste e le recenti normative europee.

Se guardiamo ai trend, notiamo un aumento vertiginoso dell’interesse per l’argomento alla fine di febbraio 2015, seguito da un continuo trend positivo e da un secondo picco di attenzione a fine agosto 2016. L’olio di palma divide e fa discutere. Da anni le organizzazioni ambientaliste si battono per contrastare la coltivazione di questo prodotto, che comporta un massiccio abbattimento delle foreste tropicali e causa danni irreversibili alla biodiversità e all’assetto idrogeologico del territorio.

Ma com’è scoppiato il vero e proprio “caso olio di palma”?

Se n’è iniziato a discutere già nel 2015, quando l’Aidepi – l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta in Italia – ha intrapreso una battaglia nel tentativo di riabilitare il ruolo del grasso vegetale tanto discusso. Nello stesso periodo, però, due grandi gruppi dell’industria alimentare hanno preso le distanze dall’olio di palma, proprio quando una petizione online lanciata da Il Fatto Alimentare stava raggiungendo le 140 mila firme. Anche 15 catene di supermercati aderiscono all’appello e iniziano a ridurre e sostituire il grasso vegetale incriminato.

Nel febbraio del 2016 l’Istituto Superiore di Sanità segnala i problemi di salute derivati dall’eccessivo consumo di questo prodotto, in particolare tra i bambini. Seguono campagne di sensibilizzazione alla salute e all’ambiente, e nel corso dei mesi i consumatori si interessano sempre di più alla questione e la sensibilità dell’opinione pubblica aumenta in modo considerevole.

Così le aziende alimentari che usano olio di palma corrono ai ripari, realizzando una massiccia campagna pubblicitaria a favore del suo utilizzo. In soli due anni buona parte dell’industria dolciaria italiana ha abbracciato la filosofia del “senza olio di palma”.

La domanda che molti si pongono è: si tratta solo una strategia di marketing?
In molti hanno deciso di abbandonare la nave dei sostenitori del grasso vegetale, tra i pochi superstiti ricordiamo la Ferrero che con la sua celeberrima Nutella non poteva fare altrimenti. Tutte le altre, compreso il colosso Barilla, hanno abbandonato il “lato oscuro”, accompagnando l’abbandono dell’olio di palma con nuovi packaging, grafiche accattivanti e il mantra “senza olio di palma” ripetuto alla fine di ogni spot pubblicitario.

Ai posteri l’ardua sentenza!
Il tema è sicuramente di interesse pubblico e non può riguardare esclusivamente una strategia di marketing. I consumatori sono sempre più attenti e hanno sempre più strumenti a disposizione per informarsi, perciò la loro attenzione su temi riguardanti la loro salute e la sostenibilità ambientale non è destinata a esaurirsi tanto presto.

L’olio di palma: un ingrediente da conoscere, non da demonizzare.

Petizione: STOP all’invasione dell’olio di palma

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...