Troll si nasce o si diventa?

Ormai ogni giorno siamo testimoni di tristi casi di cronaca che vedono coinvolti giovani adolescenti, vittime del fenomeno dell’hate speech. Il fenomeno si sviluppa online, ma risulta avere delle conseguenze devastanti anche nella sfera dell’offline.

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Il senso comune ci porta a pensare che colui che scrive commenti negativi ed aggressivi è una persona malata o con  problemi di adattabilità sociale. Tuttavia, studi recenti della Stanford e della Cornell University  sostengono che ognuno di noi potenzialmente può diventare troll online nel momento in cui si verificano determinate condizioni. La ricerca ha avuto come obiettivo quello di comprendere se il trolling è qualcosa insito a determinati individui o può ergersi in base a determinate circostanze.  Ciò porta quindi a sostenere che troll non si nasce, ma lo si può diventare: un individuo tendenzialmente calmo e riflessivo può divenire online aggressivo ed offensivo nei confronti di altri utenti attraverso commenti su social come Twitter, Facebook, Instagram, ecc. Le condizioni che possono scaturire nell’utente tale irascibilità possono essere varie e simultanee: una “giornata no”, un post dove già altri utenti si sono sbizzarriti con commenti negativi, un argomento al quale si è particolarmente legati. Diversi negli ultimi tempi sono stati i tormentoni, come l’elezione di Trump e le dimissioni del presidente Renzi, i quali si sono dimostrati gli scenari perfetti per leoni da tastiera pronti ad attaccare tutti e tutto in termini aggressivi ed offensivi. La ricerca ha evidenziato che quattro persone su dieci sono state vittime di aggressioni verbali almeno una volta: parliamo di una spirale di negatività, dove un commento offensivo nasce semplicemente da un risveglio sbagliato o da un post dove sono presenti altri commenti negativi precedenti, che assecondano inconsapevolmente l’utente a legittimare la sua vena aggressiva.

Una recente indagine svizzera ha inoltre confutato la tesi per cui è l’anonimato ad assecondare il fenomeno del trolling: l’università di Zurigo ha evidenziato l’inconsistenza del particolare potere di un’identità falsa o di un nickname, sostenendo inverosimilmente che l’utente è portato ad essere più aggressivo utilizzando la propria reale identità. Conseguentemente, il tanto dibattuto divieto di utilizzo di nomi di fantasia non sarebbe quindi efficace nel fermare gli hater e i troll online. La ricerca quindi smentisce il “problema” dell’anonimato, identificandolo come appunto un problema falso: gli episodi di hate speech vedono coinvolti utenti online che intendono “metterci la faccia” , nell’intento di manifestare  prese di posizione ben definite.

Come evindenziato da Simone Cosimi   “più che di manifestazione di vendetta, infatti, l’hate speech corrisponde spesso a una volontaria violazione di una norma sociale, per esempio della correttezza politica. Per questo mobilita di più se condotto con nomi reali. Semmai i troll riescono a difendersi grazie a un’altra forma di anonimato, quello collettivo, che rende difficile pescare un commento invece di un altro nel mare magnum di un thread impazzito per imboccare le vie legali”.

Testimonianza delle conseguenze devastanti dell’hate speech, è l’intervento della Rai  e della Polizia di Stato, che,  in occasione del Safer Internet  Day 2016, hanno lanciato uno spot contro il cyberbullismo.

Lo spot mette in evidenza l’utilizzo sbagliato di una rete che potenzialmente ha molti aspetti positivi da offrire: l’invito a “giocare  la tua parte per un internet migliore” porta con sé una profonda riflessione sulle tragiche conseguenze sulle vittime del bullismo online nella vita offline. La denuncia di ciò che per gli hater è solo un gioco rappresenta una chiara manifestazione di una realtà che sfugge al controllo, di un circolo vizioso apparentemente innocuo che trova però nei fatti di cronaca esiti devastanti per molti giovani. Oggi, infatti, la lotta all’odio e all’intolleranza sul web risulta un nodo centrale, una sfida che ricerca il coinvolgimento dell’intera società civile. Ogni giorno è richiesto il nostro aiuto nel segnalare commenti ed immagini improprie, nella speranza di fare del web un luogo dove poter migliorare noi stessi e le nostre abilità attraverso la tecnologia nella speranza di creare un mondo migliore sia online che offline.

Miriam Fiato

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