Studiare Comunicazione a Madrid: un’esperienza Erasmus “pratica”

Giuliana è studentessa al II anno di COMPASS e in questo momento si trova a Madrid, dove ha deciso di svolgere un Erasmus di nove mesi. È la seconda volta che vive questa esperienza in Spagna, dopo il semestre trascorso durante la triennale a Granada. L’abbiamo contattata per sapere in tempo reale cosa sta provando e cosa pensa di questa “nuova vita”.

Ciao Giuliana! Sei già stata in Spagna una volta, come mai hai deciso di tornarvi?
La Spagna mi ha sempre affascinata e fra tutte le lingue studiate lo spagnolo è quella per la quale sono maggiormente portata. Così, avendo già avuto un’esperienza a Granada, ho pensato che la scelta giusta per un secondo Erasmus fosse quella di ritornare “in patria”… sicuramente anche perché non avrei avuto alcun tipo di problema nel seguire le lezioni e nell’affrontare la vita di tutti i giorni (sapendo già la lingua).

Hai riscontrato delle difficoltà prima della partenza? Se sì, quali?
La difficoltà pre – partenza che mette ansia a tutti gli studenti Erasmus è la burocrazia. Pile di fogli da compilare e passare da un ufficio all’altro sono cose che stressano non poco. Diciamo che il learning agreement è uno scoglio quasi insormontabile, ovvero cercare materie che siano compatibili fra un Paese e l’altro e aspettarne l’approvazione. Il personale di Bologna è stato disponibile (nel limite del possibile) a rispondere ad ogni nostra esigenza. La mia prima esperienza è passata anche attraverso il Campus di Forlì, dove sono stata seguita passo dopo passo e dove non ho avuto alcun tipo di problema;

Quali materie hai scelto di seguire e che differenze hai notato tra i due sistemi di istruzione?
Ho deciso di seguire corsi più pratici. Sono convinta che in Italia i corsi siano ancora legati a tanto studio e troppa teoria. Mi ero resa conto prima di partire di avere sicuramente molte nozioni teoriche, ma di non sapere come metterle in pratica. Qui ho cercato di aprirmi svariate possibilità affini ai miei gusti: al primo semestre ho seguito un corso di Photoshop ed Illustrator legato all’ambito della produzione pubblicitaria, al contempo un corso base di approccio alla pubblicità e un altro completamente distinto che si occupava di creazione di mostre e gestione di esposizioni e musei.

Al secondo semestre ho deciso di continuare con i corsi di grafica, in più ho inserito un esame di gestione dei brand (e reputazione online della marca), seguito da un corso di cultura e comunicazione. Essendomi appassionata all’ambito (nel settore pubblico) delle esposizioni e dei musei, sto seguendo anche un corso di gestione del patrimonio artistico.

Ciò che mi piace del sistema spagnolo è il maggior numero di ore pratiche che valgono almeno il 50%, 60% del voto. Sicuramente ho notato delle carenze a livello teorico e di cultura generale negli studenti spagnoli, ma dall’altro canto una capacità di applicazione, utilizzo di programmi tecnici e specifici e uno spirito di lavoro di gruppo superiori ai nostri. Ritengo quindi che siano due sistemi completamente diversi.

Pensi che questa esperienza sia stata proficua per la tua formazione? In che misura?
Sì, assolutamente sì. Banale da dire, ma il mio livello di lingua è molto migliorato, al punto tale da essere perfettamente integrata nelle classi e nella vita di tutti i giorni. Dal punto di vista formativo, come ho già detto prima, il sistema di insegnamento mi ha permesso di apprendere cose che mai avrei appreso in Italia, se non attraverso corsi formativi extra accademici. Inoltre, dal punto di vista della qualità della vita, noi italiani non abbiamo che da imparare dagli spagnoli. All’interno dello stesso sistema universitario non c’è la tipica “corsa ai voti”, e neanche lo spirito competitivo che notavo in Italia, nessuna ansia per la media. Si è consapevoli delle proprie capacità e del fatto che il voto non è identificativo delle qualità di uno studente. Forse li rende un po’ più superficiali, ma al contempo permette loro di vivere l’esperienza universitaria con meno stress.

Madrid e Bologna: due città a confronto. Quali pregi e quali difetti?
Cosa dire. Madrid è una capitale, quindi sicuramente è una città culturalmente più ricca. Madrid come tutta la Spagna è patria di festival musicali di ogni genere, bisogna solo saper scegliere bene.

A livello di costi noto poche differenza. La lotta al trovare l’appartamento migliore è ardua: costano molto, soprattutto nella zona centrale e in quella zona universitaria. I prezzi vanno dai 300 ai 500 euro per una stanza (ma il tutto sta sempre nel saper cercare bene). Il costo della vita è molto simile a quello dell’Italia e per gli studenti e ragazzi fino ai 26 anni, le tariffe degli abbonamenti ai trasporti, le entrate ai musei ed ai luoghi di interesse sono molto ridotte.

Stimolante è una parola che mi viene in mente: Madrid ispira la tua voglia di sperimentare e di conoscerti, e ti permette di essere una persona diversa ogni giorno. Qualsiasi cosa tu voglia fare, mangiare o visitare, qui puoi farlo.

Consiglieresti a un tuo collega di svolgere un periodo di studio a Madrid?
Certo! Esperienze di questo tipo ti permettono di fronteggiare una cultura distinta dalla tua, formano e rendono diversi. Non mi riferisco al vivere da soli, quanto più al trovarsi in una realtà completamente estranea dove i primi giorni sembra quasi di essere alienati. Nessuno parla la tua lingua, nessuno sa che sei in difficoltà e ti ritrovi a dover combattere con tutto ciò, ad abituarti a cambiare te stesso per inserirti in un mondo che all’andar via ti mancherà da morire. Consiglierei a tutti vivamente di immergersi in un’altra cultura per un po’!

Cosa ti manca dell’Italia?
Prima di ogni cosa il cibo. Penso che questo sia un problema degli italiani (anche se le tapas mi mancheranno…). Inoltre, in una capitale così frenetica e moderna, mi manca vedere gli scorci tranquilli e medievali della mia città, Imola, e di Bologna.

 Grazie e buona fortuna per la tua corsa finale!

Copyright da Flickr Creative Commons, Ph di Roberto Taddeo

Beatrice Buscema

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