Marketing, Video & Storytelling

Qual è la tecnica principe con cui gli uomini storicamente hanno tramandato e diffuso il proprio sapere e la propria esperienza? La stessa che da bambini ci affatto sognare, gioire, sorprendere, spaventare e divertire, ma allo stesso tempo ci ha impartito lezioni, perché alla fine si trova sempre una morale: il racconto.

L’arte, originariamente oratoria, che ha tramandato miti e leggende attraverso i secoli, ha raggiunto “l’immortalità” attraverso la scrittura; attraverso le immagini si è poi arricchita di ulteriori sfumature, giungendo solo nei tempi moderni ad una nuova forma narrativa: i video.

In un precedente post avevo parlato dell’importanza che l’arte della narrazione, lo storytelling attraverso i video, ricopre nella comunicazione di una startup. Anche riguardo tale novità i professionisti del marketing non si lasciano cogliere impreparati, quelli più lungimiranti hanno capito che non basta “vendersi”: la chiave di volta è raccontarsi. Di tale avviso sono anche diverse startup che hanno fatto proprio del video marketing il proprio core business.

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Zooppa è una startup italiana che fin dal principio si è affacciata sui mercati esteri, puntando sulla creatività in crowdsourcing: marchi e agenzie si rivolgono a una comunità che oggi conta più di 400 mila membri (fotografi, filmmaker e designer). Il team plasma il progetto: esigenze del cliente, tempi di consegna (di solito entro 6-8 settimane), costi (in modo da conoscere in anticipo quanto si verrebbe pagati) e apre un contest. Chi vince guadagna, mentre Zooppa incassa una fee dal cliente per l’accesso alla piattaforma. La maggior parte del business è con le agenzie stesse, che vedono in Zooppa un modo per ampliare il proprio team di creativi, potendo raccogliere storie da tutto il mondo ad un costo accessibile. Il potenziale dello storytelling è tale che Zooppa ha lanciato una piattaforma dedicata, Z.Productions, finalizzata a creare contenuti video di alta qualità in tempi brevi e a costi contenuti.

Dello stesso avviso è anche la siciliana startup Mosaicoon, premiata come “miglior impresa innovativa in Europa” agli International Business Awards, e tech company che si occupa di produzione e distribuzione di video per top brand internazionali. Da piccola casa di produzione video che faceva documentari e web television, nel 2010 diventa un marketplace dove i brand trovano i professionisti per fare video pubblicitari, contando su 800 milioni di utenti finali e più di 20mila publisher che utilizzano la tecnologia di Mosaicoon. Il principio è quello della sharing economy, come Airbnb, ma invece di trovare case si trovano i professionisti, ovvero produttori, registi e musicisti, che realizzeranno i video aziendali, inoltre Mosaicoon si occupa anche della distribuzione dei video. Tutto ciò avviene mettendo a disposizione dei brand clienti tre piattaforme proprietarie: Crevity per interrogare i creativi e raccogliere le idee, Plavid per la distribuzione di video online con un network di 220 milioni di utenti worldwide e Tracking il software online che permette di monitorare in tempo reale l’andamento delle campagna e di interpretare i dati fornendo oltre 40 KPIs (Key Performance Indicators).

Attraverso lo storytelling le aziende riescono a mettere in pratica la strategia di inbound marketing, ovvero quando il messaggio pubblicitario lascia il posto ad un contenuto che le persone cercano, vogliono vedere e condividere sui social.
La vera sfida dello storytelling aziendale è quella di emozionare e informare allo stesso tempo. Lo storytelling può fare la differenza perché esce dalle logiche commerciali classiche: si presenta come una narrazione, un racconto, un canale che comunica senza interrompere.
La forza dello storytelling è inglobare un messaggio aziendale all’interno di una narrazione, un messaggio che però non segue le logiche pubblicitarie dell’interruption marketing, di quel tipo di marketing che interrompe la fruizione dei contenuti con un messaggio completamente scollegato.
Le potenzialità della narrazione possono essere amplificate dagli strumenti del social web che diffondono le immagini e i video, raccontando l’azienda attraverso il visual storytelling.
Per raccontare la propria storia attraverso gli strumenti del social web non bisogna essere un’azienda internazionale: basta un account Pinterest o un blog sul quale pubblicare le immagini che si creano con Canva.

Le migliori campagne di visual storytelling del 2016 secondo Studio Samo

Un esempio è la pubblicità della Apple per il Natale 2013: un ragazzo, durante le vacanza in famiglia, gioca con il telefonino mentre gli altri si divertono; in realtà il ragazzo sta creando un video da regalare nel momento dello scambio dei doni. Il video è stato creato con l’iPhone, ed è nitido, chiaro, montato con una professionalità che solo uno strumento raffinato può regalare. In quel video la Apple non ha elencato una serie di caratteristiche tecniche, quelle si trovano sul sito, nei 30 secondi dello spot Apple racconta una storia che racchiude cosa può fare l’iPhone per i propri clienti, come può influenzare le loro vite, cercando di creare un collegamento tra il protagonista del video e chi si trova dall’altra parte dello schermo.

Anche la strategia della GoPro non è nuova, ma dà sempre buoni frutti: spingere il pubblico a inviare video e immagini per puntare sul concetto di user generated content. In questo modo si ottiene una elevata quantità di contenuti per i propri canali e si fidelizza il singolo, felice di vedere la propria opera sui canali ufficiali dell’azienda. La diffusione di questi contenuti avviene in modi differenti, dalla pagina Facebook a Instagram, ma è su YouTube che la narrazione diventa storytelling, mostrando l’efficacia e l’efficienza del prodotto, la storia che riunisce le gesta di persone che amano questo mondo, un lifestyle di socialità, sport e divertimento. (a questo link la campagna del 2016)

verticalvideoheadLa preferenza maggiormente diffusa per il video orizzontale, quello a cui siamo abituati, deriva dagli schermi televisivi e cinematografici e le principali piattaforme video sono state realizzate per supportare un formato esclusivamente orizzontale.
La tendenza ormai dominante è però quella della realizzazione di video attraverso l’uso di smartphone e da essi condivisi. Emerge con forza il “vertical format”, sdoganato da Snapchat e dalle piattaforme di live streaming come Periscope e Facebook Live; anche Youtube e VIMEO hanno introdotto un piccolo ma significativo aggiornamento: l’ottimizzazione per gli schermi mobile dei video verticali.
screenshot-2016-12-09-08-09-10A tal proposito la Santa Sede, attenta alla comunicazione sui media digitali, ha intercettato il tema con grande tempismo e ha diffuso un documentario su Papa Francesco girato interamente in verticale, perfetto per gli smartphone, trasmettendo un senso di immediatezza, realtà e contemporaneità.

In sintesi tra le molte capacità che deve possedere un marketer per poter approcciare la materia a 360 gradi, è necessario aggiungere tra le altre anche competenze da videomaker, nonché di tutti gli strumenti digitali connessi, meglio se mobili.

Alice Querzoli

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