Tutti pazzi per il #foodlove

Il cibo è ormai protagonista non solo dei nostri pranzi e delle nostre cene, ma è divenuto parte del nostro intrattenimento quotidiano, che ci segue in tutte le fasce orarie della giornata. Ma com’è successo? Dagli anni 90 si è sviluppata una copiosa serie di programmi televisivi improntati a coinvolgere giovani e casalinghe nell’arte della cucina, proponendo nel dettaglio spiegazioni tecniche e stimoli alla ricerca creativa del gusto.pasta_alla_norma_2563876877

Da chef amatoriali, chef professionisti, junior chef: tutti sono coinvolti in questa sperimentazione che parte appunto dall’apprendimento attraverso numerosi programmi tv. Nello specifico sono gli ultimi anni ad aver inondato le nostre tv con programmi dal grande share come Masterchef, La Prova del Cuoco, Cotto e Mangiato, Cuochi e Fiamme, Cucine da Incubo, ecc. Sono stati inoltre creati appositi canali come Gambero Rosso Channel dove si alternano ricette di chef noti sul grande schermo.

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Allo stesso tempo il cibo diviene protagonista della nostra vista quotidiana attraverso la sperimentazione di app come TripAdvisor , TheFork, le quali permettono all’utente di poter conoscere i ristoranti più vicini alla zona di interesse in base a recensioni di utenti e professionisti del campo della ristorazione.

Ma quali effetti ha avuto sui giovani il dilagare di così tanti format dedicati al cibo? Sicuramente la prima azione che viene in mente è quella del fotografare e condividere scatti targati #food.
Negli ultimi 5/6 anni, infatti, si è sviluppata la tendenza di voler condividere i nostri piatti come espressione di qualcosa che ci appartiene e non come un semplice assemblaggio di ingredienti.
Il cibo diviene protagonista dei nostri profili Instagram, Facebook, Twitter, Pinterest. E lo diviene in modo quasi maniacale: viene immortalato il piatto nella sua preparazione e nel suo aspetto finale, nella sua perfezione estetica.
E in questa operazione che inesorabilmente la tecnologia si intreccia alla vita quotidiana: la possibilità di condividere un’esperienza così abitudinaria come un pranzo o una cena diviene semplice, istantanea.

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A conciliare il desiderio di condivisione sono gli hashtag utilizzati, come #foodporn, #foodblogger, #foodlover, parole chiave che permettono di ricollegarsi ad una rete di foto e menzioni inerenti l’argomento. Ed è proprio questa rete che rischia di trasformare una semplice moda in un circolo vizioso che comporta un maggior utilizzo dello smartphone rispetto a coltello e forchetta: la foto diviene essenziale, primaria al godimento della pietanza. Il discorso cambia i contenuti, ma non muta la logica; i social ci aiutano ad allargare la nostra rete sociale, ma allo stesso tempo ci incatenano ad un mondo che non può vivere senza smartphone, tablet e pc,  vivendo – probabilmente – più social ma meno socievoli.

Miriam Fiato

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