Start up: occasione (non solo) per i giovani per dare forma ai propri sogni – Parte II

Proseguendo un breve tour nell’universo delle start up, iniziato nel precedente post, conosciamone alcune assieme, ma prima consideriamo quale potrebbe essere la principale strategia di comunicazione di una start up.Nel precedente post sono state fornite alcune informazioni relative alle startup innovative; per comprenderne al meglio la componente innovativa e le loro a attività, citerò di alcune di esse, descrivendone i tratti particolari, consigliando comunque di approfondire con una buona ricerca in rete quelle di maggior interesse e approfondendo quelle relative al settore di proprio interesse.

Prima di conoscerne alcune, in qualità di studuentessa di una laurea magistrale in Comunicazione mi soffermo brevemente su quale potrebbe essere la strategia di comunicazione migliore per una startup.

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Credit: online.seu.edu/startup-guide/

È fondamentale che l’atteggiamento con cui una startup affronta il mercato sia improntato all’onestà e alla trasparenza, e ciò che fa e che comunica deve rispondere a istanze esistenziali e sociali reali.
Il naming è fondamentale e deve comunicare “perché lo faccio”. La stessa regola vale per le presentazioni: in primis la startup dovrebbe raccontare il perché, la visione, la tensione e l’impatto sulla vita delle persone. E’ proprio l’ultimo punto che deve rappresentare il focus, sul quale la startup fonda la propria strategia di comunicazione. In altre parole la brand identity di una startup si costruisce intorno al perché il suo progetto di business migliora la vita delle persone, elementi che la rendono unica e la distinguono dai competitor (la principale finalità del branding!).

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Per raggiungere questo obiettivo gli startupper devono imparare a raccontarsi, devono imparare l’arte della narrazione, che ovviamente si esplica in maniera sempre differente, e anche su questo punto bisogna tenersi aggiornati, perché mai come adesso viene apprezzato lo storytelling attraverso video (ndr. di video storytelling, come della startup italiana che di questo ha fatto il suo core business parlerò in un altro post in uscita la prossima settimana).
Fare marketing non può prescindere dall’uso dei social media, che diventano il canale migliore e più potente a disposizione ed in grado di premiare le narrazioni autentiche, in quanto le piattaforme social sono meccanismi basati sulla partecipazione, e che si sviluppano attraverso la condivisione e l’interazione. In questo modo anche la startup può instaurare un rapporto con la comunità e con le persone che, prima ancora di essere clienti, sono utenti.

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Credit: Fortune.com

Alcune tra le startup più conosciute, quasi non le si considera più piccole incubatrici innovative, perché ormai affermate multinazionali che valgono svariati milioni di dollari; quelle definite “unicorni”, ovvero startup che valgono sopra il miliardo di dollari perché “creature così rare da essere quasi magiche”, includono diversi nomi conosciuti.

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Credit: Uber.com

Prima fa tutte Uber, di origine statunitense,nata nel 2009 quando venne lanciata nella città di San Francisco, consiste in un’app per smartphone per chiamare un taxi privato semplicemente premendo un tasto. La società ha avuto una rapida espansione internazionale: oggi è presente in diverse centinaia di città in tutto il mondo. E’ stata fortemente osteggiata da tassisti ed enti regolatori in varie parti del pianeta, Italia compresa, ma la presenza tra gli investitori di Google e di vari imitatori, tra cui Lyft e Sidecar, ne testimoniano la forte potenzialità.

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Credit: Airbnb.it

Quasi impossibile non aver mai sentito parlare di Airbnb, servizio nato nel 2007 e diventato caso esemplare del fenomeno della sharing economy; si tratta del numero uno al mondo negli affitti a breve termine di stanze, appartamenti, dimore storiche e molto altro offerti da privati ad altri privati. L’annuncio è praticamente gratuito e la società ricava dal viaggiatore un profitto pari al 10%. Attualmente la company propone oltre un milione di sistemazioni disseminate in 192 paesi.  La Dropbox Inc. è invece la società americana che ha creato l’omonimo servizio di file hosting, che offre cloud storage, sincronizzazione automatica dei file, cloud personale e software client. Tra le celebrities ha spopolato la moda, diffusasi poi al pubblico più ampio, di Snapchat. Fondata nel 2012 è un servizio di messaggistica istantanea per smartphone e tablet, che consente di inviare agli utenti della propria rete messaggi di testo, foto e video visualizzabili solo per 24 ore.
Di contenuto simile ma proponendo un format diverso, Pinterest è un social network dedicato alla condivisione di fotografie, video ed immagini. Permette agli utenti di creare bacheche per gestire la raccolta di immagini in base a temi predefiniti o da loro generati.

Per chi ancora non la conoscesse, sul suo sito è consultabile l’offerta di Xiaomi, fondata nel 2010 con base a Pechino, che è diventata in soli 4 anni il più grande vendor di smartphone. Supportata da fan sul modello di quelli che vanno pazzi per Apple e Google, ha vinto puntando su un’offerta di smartphone a prezzi modici e grazie a un’ottima strategia sui social media.
Per chi sognasse un viaggio che punta alle stelle, così come il suo fondatore Elon Musk , imprenditore noto per aver creato PayPal e Tesla Motors (due startup più che innovative nei rispettivi campi), la risposta è Spacex una società aerospaziale con l’obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi dell’accesso allo spazio e permettere la colonizzazione di Marte. Alla faccia dell’innovazione!

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Credit: Spacex.com

Ma anche gli italiani puntano alle stelle con D-Orbit, startup che deve la sua fama all’innovativo sistema di decommissioning che ha ideato: il dispositivo permette di rimuovere i satelliti dallo spazio alla fine del loro ciclo di vita e ricondurli a terra, riducendo molto i costi per gli operatori satellitari, aumentando la redditività dei loro satelliti e rendendo i servizi satellitari in tutto il mondo più fruibili.
Molte sono le startup italiane che hanno puntato a valorizzare i settori di eccellenza in Italia. Per esempio si pensi ad uno dei problemi più gravi che i prodotti italiani affrontano nell’export e nella vendita all’estero, come i falsi, a tal proposito la startup Certilogo ha creato una piattaforma partecipativa di autenticazione dei prodotti, sia per combattere la vendita di prodotti falsi sia diffondere il consumo consapevole. Certilogo funziona attraverso il coinvolgimento attivo di una community globale di consumatori e brand che difendono i valori della qualità e della produzione originale.
A tal proposito, qual’è il prodotto italiano tra i più apprezzati all’estero? Il vino, di cui la startup Viniexport si occupa della vendita all’ingrosso creando una piattaforma B2B di e-commerce di impostazione borsistica. Il sito ragiona in termini di denominazioni d’origine e non singola etichetta e i produttori e buyer non si conoscono fino alla chiusura della transazione, ciò rende il mercato equo in quanto non ci sono favoritismi legati alla notorietà dell’etichetta ma conta invece solo la denominazione di origine ed il rapporto qualità prezzo del produttore.

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Credit: Yoox.com

Infine come non citare la moda italiana, di cui la startup portabandiera è senza dubbio Yoox, piattaforma di e-commerce specializzata nei marchi di alta moda, e a cui si dedicano anche le ultime due app di cui parlerò.
M-collective è una piattaforma distributiva per stilisti, designer e piccole aziende di moda; attualmente aggrega più di 400 brand le cui collezioni sono visibili sia nel primo store aperto, a Milano, che nel sito e-commerce.
Velasca è invece il marchio che produce e commercializza calzature e accessori made in Italy di alta qualità a prezzi accessibili. Un ottimo esempio di utilizzo intelligente delle opportunità digitali per il rilancio anche all’estero dell’artigianato locale.

Prossimamente vorrei dedicare un post alle startup che hanno fatto del marketing e della comunicazione il proprio core business, d’altronde una delle regole principi del marketing nelle fasi di ricerca e sviluppo prodotto è proprio studiare i competitors.

Alice Querzoli

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