Una battaglia contro lo stalking

È ormai entrata a far parte dell’uso comune la parola anglosassone stalking, con la quale indichiamo ripetuti comportamenti di tipo persecutorio procurati da un persecutore nei confronti della sua vittima. Gli atti qualificati sotto il termine stalking possono essere di diverso tipo, quale la minaccia, la molestia, atti psicologici o fisici che procurano uno stato di ansia e paura in colui/colei che le subisce.

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Nonostante non si possa tracciare un profilo lineare dello stalker, spesso sono coinvolti in vicende di questo tipo persone con le quali la vittima intrattiene o ha interrotto un rapporto di tipo affettivo o lavorativo. Nel 70%-80% dei casi è infatti un uomo, partner o ex-patner della vittima a perpetuare atti di stalking. Ma come è possibile fermare il fenomeno?

Nel corso degli anni sia sul fronte legislativo che comunicativo si sono aperte delle battaglie atte alla protezione di coloro che subiscono azioni di stalking.  Con l’articolo 612 bis del Codice Penale è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterata, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena inoltre subisce un aumento se la persona coinvolta è il coniuge, legalmente separato o divorziato, o una persona coinvolta sentimentalmente con la vittima. La legislazione inquadra quindi nel nuovo reato di stalking  condotte reiterate di molestia e minaccia a fronte di un numero sempre più crescente di vittime coinvolte: ogni anno infatti circa 70.000 donne sono vittime di stupri o di tentati stupri.

Dal punto di vista comunicativo è indicativo come il problema sia stato particolarmente valorizzato nella campagna del 2009 promossa dal Ministero delle Pari Opportunità,  al fine di informare e sensibilizzare l’importanza della legge contro lo stalking. Il messaggio è stato veicolato attraverso giornali, spot televisivi e radiofonici, e su Internet. Lo spot rappresenta un chiaro invito alla denuncia per coloro che subiscono atti di stalking, come dimostrato nella chiusura dello spot “Denuncia chi ti perseguita. Riprenditi la libertà”.

Ad affiancare la campagna è stata l’iniziativa di creazione di un numero di pubblica utilità, il 1522, promosso dal Ministero delle Pari Opportunità, attivo 24/24h e destinato alle vittime di qualsiasi tipo di violenza.
Di recente è stata inoltre sviluppata una nuova applicazione, Help, atta al pronto intervento, che localizza la tua posizione e invia subito sul posto le forze dell’ordine più vicine. L’applicazione permette inoltre attraverso funzioni specifiche come “cash”, “seguimi” e “tracciami” di favorire una maggiore velocità di localizzazione e d’intervento.app

C’è da chiedersi se queste pratiche di human tracking non possano rivelarsi come un’arma a doppio taglio. L’uso abusivo della localizzazione può infatti portare ad una geoslavery, che se nelle mani “sbagliate” può condurre ad esiti devastanti.

Miriam Fiato

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