Ma gli androidi sognano pecore elettriche? Werner Herzog: Lo and Behold, Reveries of the Connected World

A prescindere dal soggetto scelto per i suoi documentari, il regista tedesco Werner Herzog quasi sempre prende spunto dalla stessa idea: come avvicinarsi all’animo umano attraverso un tema insolito che apparentemente non ha tanta rilevanza psicologica.

L’ultimo documentario di Herzog, Lo and Behold, Reveries of the Connected World, affronta la questione del cambiamento sociale e culturale avvenuto con l’utilizzo di internet. Il film rappresenta l’evoluzione della rete come uno sviluppo continuo che fa emergere sempre più temi complessi con la sua crescita inarrestabile.


In 90 minuti ci racconta 40 anni di storia strutturati in “capitoli” separati, in cui ciascuno offre un’approccio diverso agli svantaggi e vantaggi di essere connessi. Herzog nel documentario solleva tantissime problematiche che riguardano la privacy, il cyberbullismo e la sicurezza di stato, nonché il lato positivo della tecnologia, come i risultati delle diverse ricerche scientifiche e dell’ intelligenza artificiale. Oltre questi aspetti, il film è una riflessione sul futuro dell’umanità
 nell’era digitale: come viene trasformato il pensiero creativo in un mondo dominato da macchine? Avremo bisogno della compagnia degli altri esseri umani tra cinquanta o cent’anni? Fino a che punto avvicinerà il mondo fisico con quello digitale? Herzog lascia spazio per molteplici riflessioni senza mai diventare troppo scientifico nelle spiegazioni.

Infatti, l’aspetto più interessante del film è che, nonostante il carattere scientifico dell’argomento, il film è una rappresentazione peculiare dei sentimenti dell’essere umano verso la tecnologia.
Herzog ci fornisce una miriade di nuovi informazioni in ogni scena, tenendo sempre presente il “volto umano” del fenomeno.

In une delle scene più interessanti, Herzog pone la seguente questione: “arriverà un giorno in cui Internet sarà capace di sognare se stesso?” Con questa domanda geniale ottiene un punto di vista completamente insolito perché “antropomorfizza” la tecnologia.
Il regista come osservatore silenzioso fa poche domande ma con quelle riesce ad arrivare alla radice del tema che gli interessa.
Lo and Behold é un film da vedere e da rivedere perché l’ampiezza dell’argomento viene trattata in modo complesso e approfondito, ma ognuno dei capitoli del film sarebbe potuto diventare un documentario in sé. È interessante notare che un libro scritto nel 2014 da Erik Brynjolfsson and Andrew McAfee, The second machine age , tratta gli stessi argomenti che l’opera di Herzog, però da un punto di vista più sociologico. Il film e il libro insieme forniscono un quadro completo della panorama tecnologico di oggi, illustrando sia il lato positivo che negativo dello stesso fenomeno.

Credits photo:http://www.chicagoreader.com/chicago/werner-herzog-lo-and-behold-reveries-of-the-connected-world/Content?oid=21629977

Zorka Varga

 

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