Erasmus: due testimonianze dalla Spagna

Il 13 febbraio 2017 scade il bando per poter partecipare al progetto Erasmus. Chi si è candidato è senz’altro curioso di sapere cosa lo aspetta. Chi è ancora indeciso forse troverà qualche motivazione in più leggendo questo post. In questi giorni vi proporremo, infatti, delle interviste fatte a tre dei nostri studenti (e amici) che ci hanno salutato qualche mese fa per partire all’avventura.

 

erasmusplus

Ogni esperienza è unica, diversa e irripetibile, e lo potrete capire già da questo primoarticolo in cui si raccontano due ragazzi che si ritrovano nella stessa città….e vivono nella stessa casa. Vi accorgerete che, se per certi aspetti le loro risposte si assomigliano, per altri sono davvero molto diverse.
Ognuno la vive a modo proprio e non si può pensare che questo tipo di esperienze siano tutte uguali, tuttavia può essere d’aiuto sentire qualche testimonianza di studenti che l’hanno vissuta o la stanno ancora vivendo perché una cosa è certa: ogni avventura di questo genere ti trasforma, ti cambia e, che sia più o meno positiva, ti fa maturare.
Ma bando alle ciance: i due studenti sono Vincenzo Baccari e Michael Egidi, classe ’90 e ‘91, originari rispettivamente di Firenze e Sant’Elpidio a Mare.
Ciao Vincenzo! Ciao Michael!
Siete pronti a rispondere alle nostre domande? Eccole!

In quale città vi trovate e per quanto tempo starete qui?

Vincenzo: Mi trovo in Spagna, a Valencia. Resterò fino a giugno/luglio, in tutto saranno circa 10 mesi.

Michael: Sono a Valencia da settembre e resterò fino a giugno credo, dipende effettivamente dalle date degli esami!

Per quanto riguarda l’alloggio, è stato facile trovare casa? Se uno dei nostri studenti dovesse fare un’esperienza proprio nella vostra città, che consigli gli dareste per ottimizzare la sua ricerca?

V: Qui a Valencia ho avuto abbastanza facilità a trovare casa, sicuramente meglio rispetto a Bologna. I costi sono più accessibili e la disponibilità di appartamenti (più che dignitosi) da condividere con altri studenti è ampia. Dopo 3 giorni di ricerche intense ho trovato un’ottima sistemazione, vicina all’università e ad un prezzo accessibile. Il consiglio che posso dare è quello di mettersi già in contatto dall’Italia per fissare appuntamenti in modo da non perdere tempo, ma, allo stesso tempo, di non prendere impegni solo guardando foto: sempre meglio vedere sul posto per rendersi conto. Sebbene in casa io ci si stia davvero poco, trovare una sistemazione confortevole – soprattutto se si sta all’estero – è sempre cosa gradita.
Ah.. occhio che quasi nessuna casa ha il riscaldamento, e se capitate in uno degli inverni più freddi degli ultimi 10 anni potrebbe non essere il massimo.

M: Nel mio caso è stato fin troppo facile, avevo già bloccato una stanza prima ancora di partire da Bologna e quando sono arrivato ho semplicemente lasciato le valigie e sono andato in spiaggia! Questo perché trovare alloggio qui a Valencia è abbastanza semplice (molto più che a Bologna) attraverso gruppi Facebook o siti internet appositi come Idealista o Fotocasa.

Presso quale università state studiando? Quali corsi avete scelto di frequentare?

V: Frequento l’Universitat de Valencia, università pubblica dislocata in vari campus tutti all’interno della città.
I corsi che ho deciso di seguire sono prevalentemente pratici, allo stesso tempo ho cercato di sfruttare la possibilità di scegliere corsi di altre facoltà (qui è ammesso al massimo per un 50% dei crediti totali) dando vita a un piano di studio abbastanza multidisciplinare. Lo spettro va dal disegnare grafica di quotidiani e riviste (tecnologia de la comunicacion), a progettare piani di comunicazione di impresa (comunicacion publicitaria y corporativa), all’ambito delle Risorse Umane (Responabilidad Social Corporativa, Psicologia del trabajo, Direccion Estrategia de Empresa). Tutti corsi interessanti che mi hanno dato qualcosa in più in termini di conoscenze e attitudini.

M: Studio presso la UV e il corso di studio corrispondente a Compass è quello di Periodismo (Giornalismo). Per quanto riguarda la scelta dei corsi ho avuto un po’ di difficoltà iniziale dovuta soprattutto alla corrispondenza tra crediti e all’incastro degli orari, sono però problemi risolvibili con un po’ di tempo e pazienza. Alla fine sono soddisfatto delle mie scelte, anche perché la gamma di possibilità è ampia ed è facile trovare corsi interessanti.

Quali sono le maggiori differenze che avete notato tra Compass e l’università attuale, per quanto riguarda i corsi, i metodi di insegnamento e le modalità di esame?

V: Più che differenze con Compass ho notato differenze in generale fra il sistema universitario spagnolo e italiano. Vi è una percentuale molto più alta di materie di natura pratica e il metodo di insegnamento (e quindi anche di studio) è molto diverso. Chiaramente la valutazione dipende molto dai corsi scelti, però come già detto il metodo di insegnamento è più incentrato sulla pratica rispetto alla teoria. È difficile trovarsi davanti a libroni immensi per preparare esami, quasi sempre gli esami sono divisi e le varie parti vengono eseguite durante il corso, gli esami finali in genere sono solo una percentuale della somma complessiva.

M: C’è una forte differenza di mentalità, di rapporto umano tra professori e studenti. Questo mi ha inizialmente destabilizzato poiché sono sempre stato abituato a qualcosa di più “istituzionale”. Credo che il livello generale delle competenze richieste ed acquisite sia leggermente più basso rispetto a quello del nostro ateneo, ma allo stesso tempo si fatica un po’ di più perché ci sono continui test pratici durante l’anno (lavori di gruppo o vere e proprie simulazioni dell’esame) che vanno anche ad incidere sul voto finale. La differenza sostanziale però sta nel fatto che gli esami qui si sostengono tutti in una sessione fatta di un solo appello per ognuno, quindi generalmente ci si ritrova con 3-4-5 esami concentrati in due settimane.

Come descrivereste il vostro rapporto con i docenti nell’Università che vi ospita?
E il rapporto con i vostri nuovi colleghi?

V: Anche il rapporto con i docenti è molto diverso rispetto all’Italia. Oltre a dargli del ‘tu’ e chiamarli per nome (!) in generale c’è molta meno formalità. Questo è senza dubbio un elemento positivo se visto come fattore ambientale, – soprattutto in ottica di studente Erasmus, – non può che esser apprezzato. Dal punto di vista didattico però si può tradurre in un’eccessiva rilassatezza, che sommata al clima Erasmus potrebbe rendere più difficile il percorso di studio. In ogni caso ho avuto sinora un ottimo rapporto con tutti i professori, i quali si sono mostrati estremamente disponibili. Anche riguardo i colleghi posso dire lo stesso: ho avuto la possibilità di conoscerne molti, grazie anche ai lavori di gruppo. Seppur a volte faticoso – soprattutto all’inizio – è un’ottima occasione di confronto con mentalità, conoscenze e metodi differenti. Qua l’università inizia a 18 anni, quindi può anche capitare di trovarsi in classi con ragazzi molto più piccoli, l’importante è scegliere il più possibile corsi degli ultimi anni.

M: Generalmente i professori sono tutti molti gentili e comprensivi, e non soltanto con gli Erasmus. Per quella che è stata la mia esperienza fin qui ho notato però che, al contrario di come si pensa spesso, difficilmente un erasmus riceve un trattamento di favore in sede d’esame. Ci viene richiesta esattamente la stessa mole di lavoro e il metodo di valutazione è uguale per tutti. Per quanto riguarda il rapporto con i colleghi, l’argomento è piuttosto spinoso. Mi sono reso conto che fare amicizia o creare legami anche solo professionali con gli studenti del posto è qualcosa che dipende solo da te. Non capita mai che qualcuno ti avvicini e ti chieda se ti serva una mano con la lingua o con i materiali. Il fatto è che vai ad inserirti in un contesto che vive già di un suo equilibrio e se vuoi farne parte, riuscirci dipende da te e dalla tua intraprendenza. Ma, ragazzi, se avete preso la decisione di partire, avete fatto domanda, superato tutti gli step burocratici e soprattutto siete riusciti a fare una valigia decente, potete stare tranquilli… di capacità ne avete da vendere!v-e-m-1

Solitamente il “problema” di chi parte per un Erasmus è quello di socializzare di più con propri connazionali (o in genere con altri studenti Erasmus) che con gli studenti del luogo: voi come ve la siete cavata?

V: Effettivamente questo “problema” in parte esiste ed è soprattutto dovuto alla grande presenza di studenti erasmus e in particolare di Italiani a Valencia. Unito al fatto che la maggior parte degli spagnoli (avendo già il loro gruppo) preferisce stare per conto proprio. In ogni caso se ci si sforza un po’ (anche uscendo dall’ambito universitario) non è così difficile costruirsi un gruppo di amici del posto. Anche trovare casa con ragazzi di qui ha aiutato molto, non solo per ambientarsi e per migliorare la lingua, ma anche per conoscere gente spagnola.

M: È tutto vero, soprattutto per i motivi di cui sopra. Inoltre ci sono associazioni svariate che organizzano feste e viaggi appositamente per gli erasmus, in cui ovviamente è poco probabile incontrare ragazzi del posto. Nel mio caso ho stretto amicizia soprattutto con erasmus italiani, tedeschi e francesi, ma per mia fortuna ho conosciuto anche tanti “aborigeni” con cui esco abitualmente.

È d’obbligo anche qualche domanda sulla “balotta” (termine bolognese per indicare la festa) che inevitabilmente starete facendo in questi mesi! Vi manca Bologna, o tutto sommato c’è da divertirsi anche lì?

V: Bologna è sempre nel cuore, soprattutto all’inizio mi è mancata. Se si parla di “balotta” però credo che Valencia non sia seconda a nessuno! Qui c’è molta vita e non mancano mai le cose da fare, a volte non è cosi facile trovare un equilibrio ecco… Ma l’Erasmus è anche questo, no?!

M: Non certo per la mancanza di opportunità ludiche, ma Bologna mi manca moltissimo. Questa però è una cosa personale e soggettiva, legata al mio spassionato amore per quei portici, quel mix tra vitalità e serenità che mi ha fatto sempre sentire a casa. Però si, certo, a Valencia è difficile non divertirsi!

Sei riuscito, durante il tuo soggiorno, a fare qualche gita fuori porta per vedere altri luoghi?

V: Si, sono stato in qualche paesino vicino Valencia a mangiare paella e poi ho girato con amici tutta l’Andalusia: Cordoba, Siviglia, Malaga e Granada. Posti stupendi e davvero un bellissimo viaggio!

M: Di possibilità ce ne sono moltissime poiché c’è sempre qualche associazione che organizza viaggi in tutta la Spagna con un ritmo forsennato. Io però ho preferito agire diversamente e, con altri 5 amici, abbiamo affittato un’auto e fatto un viaggio di una settimana on the road attraverso l’Andalucia (parte sud della Spagna). È una tipologia di viaggio che invito tutti a provare almeno una volta nella vita, ne vale davvero la pena!

Ora pensate a tre parole per definire:

la città in cui ti trovi:
V: Qui si usa dire “Buena, Bonita y Barata”! Diciamo: Vitale, Bella ed Economica.
M: Buena – Bonita – Barata (Buona, Bella, Economica, da leggere rigorosamente in fila!)

l’università che stai frequentando:
V: Efficiente, Pratica, Tecnologica
M: Stimolante, moderna e risultato di una seria ed evidente progettualità

le persone che hai conosciuto:
V: Differenti, aperte, speciali
M: Normali e sfaccettate, con la voglia di credere in sé stesse

il popolo che ti ha accolto:
V: Disponibile, Simpatico, Simile
M: Simil-italiani, in tutto e per tutto

l’esperienza che stai vivendo:
V: Utile, formativa, indimenticabile
M: Appagante, formativa, irrinunciabile

Anche se questa vostra esperienza non si è ancora conclusa, cosa pensate che vi porterete a casa al termine? Quali emozioni, quali ricordi, quali legami?

V: Superata più della metà dell’esperienza si può già abbozzare un bilancio, che senza dubbio è estremamente positivo. Mi resteranno tante cose: esperienze, difficoltà, risate, serate, ma soprattutto condivisione. Mi auguro che i legami personali e le amicizie maturate possano proseguire. …Ora basta però che ancora non è finito tutto!

M: I ricordi e i legami d’amicizia saranno sicuramente molti, ma la cosa più importante sarà la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza speciale.

Consigliereste agli altri studenti di fare un’esperienza del genere? Perché?

V: Assolutamente sì, la rifarei e consiglierei senza alcun dubbio.

Mi è costato lasciare Bologna ma, soprattutto per gli studenti che non hanno fatto un’esperienza del genere in triennale, credo che sia un’occasione assolutamente da cogli
ere
. Poter imparare un lingua, vivere all’estero con persone di ogni nazione, affrontare nuove
sfide, sono tutti elementi che mi rendono felice della scelta.

M: Assolutamente sì. Tutti, avendone la possibilità, dovrebbero farlo. L’Erasmus ti dà la possibilità di metterti alla prova in un posto nuovo, in cui non hai legami e in cui devi ripartire da zero, imparando a convivere con persone dai modi e culture differenti dalle tue.v-e-m-2

C’è qualcosa che vi manca dell’Italia? Se sì, cosa?

V: L’Italia a dir la verità mi è mancata solo un po’ all’inizio, la Spagna è molto simile e ci si abitua velocemente. Il resto l’ha fatto Valencia, che è una città dove si vive davvero bene. Chiaramente mi mancano gli amici, ma siamo rimasti sempre in contatto!

M: A parte determinati rapporti umani e qualche prelibatezza culinaria tradizionale, no, la Spagna è estremamente simile all’Italia.

La nostra intervista sta per giungere al termine, volete aggiungere qualcosa che non ci avete ancora detto?

V: Sì, alcuni – compreso me inizialmente – possono pensare che fare l’Ersamus l’ultimo anno della magistrale o a questa età sia una perdita di tempo (o addirittura un rischio). Ora sono convinto del contrario, anche se vissuto in modo un po’ differente, credo che sia un’opportunità e un’esperienza da fare e che ti dà davvero tanto sotto tanti punti di vista.

M: Viaggiare serve. Stare lontani da casa, è vero, può essere faticoso o destabilizzante all’inizio, ma è qualcosa che nella vita rende “migliori”, più consapevoli dell’esistenza di realtà differenti dalla tua, con le quali devi saperti confrontare. Riguardo a ciò, il contesto dell’Erasmus, che rende tutto più semplice ed ovattato, può essere un buon trampolino di lancio. Entonces, leggetevi quel bando e fate domanda!

Mandateci una saluto “speciale”, tipico del posto in cui vi trovate! Può anche essere un proverbio, un modo di dire, o semplicemente una frase che magari in questi mesi è diventata per voi una sorta di “tormentone”.

V: “Pues… Suerte!”

M: “¡Suerte hombre!”

Grazie per la vostra testimonianza ragazzi, è stata sicuramente preziosa!
Non ci resta quindi che augurarvi buona continuazione e…….buon ritorno al Compass!!

Per i nostri lettori, non perdetevi la prossima intervista Erasmus….ci sposteremo in Francia, ma non possiamo svelarvi nient’altro!

Giulia Chinaglia

[Credits Photo: Itaca.coopsoc.it/erasmus.aspx]

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Un pensiero su “Erasmus: due testimonianze dalla Spagna

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