Come creare un buon curriculum vitae

Oggi vorrei parlare di un argomento, senz’altro inflazionato, ma sicuramente interessante per tutti voi colleghi e, più in generale, per i miei coetanei che nel giro di pochi mesi – si spera – si accosteranno al nuovo mondo del lavoro: come creare un buon curriculum vitae.

Tra un esame e l’altro, un’email al docente relatore e una corsa alla biblioteca, arriva infine il momento di dire addio alle aule e ai libretti universitari: è tempo di lavorare. E qual è il primo, e forse più importante, step per accostarsi a questo spaventoso mondo?

Ma creare un ottimo curriculum vitae, ovviamente! Un résumé dei nostri trascorsi, delle nostre esperienze e dei nostri interessi, che ci presenti bene agli occhi degli addetti alle Risorse Umane di questa o quell’altra ambitissima azienda. Un foglio elettronico il cui contenuto e struttura devono dire tutto, ma non troppo, suscitare prima stupore, poi curiosità e infine interesse e portare il valutatore a scrivere il nostro nome e cognome nella lista di coloro “da chiamare a colloquio”.

Il tremendo colloquio. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Come si crea, dunque, un curriculum vitae che si rispetti? Come suscitare quelle famose emozioni e come convincerli che noi, anche se sappiamo fare poco, possiamo imparare tutto?

Come creare un buon curriculum vitae, tre consigli utili (e non scontati)

Nello scrivere questo articolo per voi, ma anche per me, mi sono un po’ documentata, e per prima cosa ho cercato su Google: “Come creare un buon curriculum vitae”.

Voilà

Corriere della Sera, Linkiesta, Studenti.it , testate giornalistiche e portali per studenti vari –  lo ammetto, non sono andata oltre la 2° pagina, ahimè, come il 99% di noi naviganti – si sono già cimentati in questa corsa alla spiegazione di come si scrive un curriculum vitae in maniera corretta e impressive, più per raggiungere il primo posto in SERP che per insegnarci come si fa. Che volete, sono click, annunci, authority e roba varia, fiumi di parole chiave principali e correlate che dicono tanto e non dicono nulla.

Per quanto ci riguarda, finiamo di leggere l’articolo, apriamo il format Europass e siamo punto e a capo, grazie mille.

Che diavolo scrivo? E come lo scrivo? Inglese o italiano? Il volontariato di una settimana alle Suore fatto 11 anni fa sotto minaccia di mia madre lo inserisco o no? Magari fa una buona impressione…

NUMBER ONE: per cosa ci stiamo candidando?

Lasciamo stare i consigli sullo scrivere contenuti e informazioni corrette, veritiere, in maniera chiara, semplice e fluida: possiamo arrivarci anche da soli.

Il primo, forse più utile e un po’ meno scontato consiglio è che, prima di cimentarsi nella compilazione della nostra presentazione, dobbiamo fermarci a pensare – come sempre nell’ambito della comunicazione, d’altronde – a chi è il destinatario del nostro messaggio.

Ci potrebbe essere una notevole differenza tra le informazioni da selezionare a monte, se ci rivolgiamo ad un’azienda o a un ente senza scopo di lucro, ad esempio. O ancora, potremmo fare un’ulteriore selezione in base alla grandezza e alla portata dell’impresa, al settore e al mercato in cui essa opera, oppure ancora alla compagine e al profilo tipico dei suoi dipendenti.

La regola numero uno per la selezione delle esperienze e delle conoscenze per il nostro primo, vero curriculum vitae è porsi le seguenti domande: a chi ci rivolgiamo? Che tipo di candidato cercano in base alla mission e alla posizione dell’azienda su uno scenario più o meno ampio? Dalle risposte, verrà da sé la selezione delle informazioni utili sulla nostra carriera professionale e il nostro percorso accademico e di vita.

NUMBER TWO: il contorno è importante

In una realtà sempre più competitiva, ricca di talentuosi neolaureati poliglotti con stage ed esperienze erasmus alle spalle, forse a fare la differenza tra un candidato e un altro è tutto il resto.

Quando un datore di lavoro – che presumiamo intelligente – vuole assumere, si premurerà di trovare giovani dalla mentalità aperta, dinamici, disposti a imparare tutto e a farsi in quattro per un buono – ma anche solo decente – stipendio. Ma chi sono questi giovani? La risposta è anche come dobbiamo apparire nel nostro curriculum vitae e chi alla fine appaia.

Quello che voglio dire, è che a mio avviso titoli universitari e 100 e lode vari non bastano più per essere “tra i migliori”; è chiaro che la capacità lavorativa di un individuo è anche il risultato di cosa ha scelto di fare nella vita senza voler ottenere nulla in cambio, ovvero di sua sponte, per un’indole e una personalità che gli appartiene e basta.

Perciò, quando arriviamo al punto di dover scrivere nel nostro curriculum “interessi”, “hobby” e “altre esperienze”, pensiamo a questo: siamo quel che facciamo. Frequentare un corso di pittura, ad esempio, potrebbe essere un’informazione molto utile per una posizione nell’ambito della comunicazione o del marketing. Potrebbe significare –  ma non è detto! – che abbiamo una mente creativa e un certo gusto estetico, e in questo settore è roba da non sottovalutare. O ancora, se nella nostra vita ci è capitato di assumere dei ruoli e quindi delle responsabilità a favore di una comunità più o meno ampia – essersi candidati o essere stati eletti come rappresentanti di classe o d’istituto durante le scuole superiori, ad esempio- diamo alla cosa la rilevanza che merita: significa che abbiamo coraggio e un buon senso del vivere sociale, oltre che un’indole da “leader”.

NUMBER THREE: non solo contenuto, anche la forma

Ormai si dice che il caro formato Europass non è più il preferito da recruiters e datori di lavoro, anzi, loro preferirebbero vedere come ce la caviamo con una forma curricolare personalizzata.

In effetti, per certi lavori, saper organizzare contenuti e informazioni in maniera ordinata e chiara è una skill molto importante.

D’altra parte, sarebbe meglio adattare la struttura formale del nostro curriculum ai contenuti che abbiamo deciso di tradurre in informazione: dopo la sezione sui nostri dati personali, potremmo decidere quali blocchi inserire, se andare in ordine cronologico crescente o decrescente, per importanza o per argomento.

Come decidere dunque cosa mettere prima e cosa mettere dopo?

Per prima cosa, così come quando conosciamo qualcuno di persona, è importante che chi ci valuta conosca prima il nostro viso, il nostro nome e la nostra provenienza.

La scelta della foto potrebbe anch’essa dipendere dal destinatario del nostro messaggio – anche se il nostro aspetto dovrebbe pesare poco sulla decisione del recruiter, ndr -, ma possiamo dire che in generale un’immagine semplice e formale potrebbe essere sempre opportuna, a meno che non ci candidiamo come grafici: a quel punto, ci si potrebbe aspettare da noi qualcosa di più creativo. Sorridere sì, ma non troppo, eleganti sì, ma senza esagerare, insomma, equilibrio dovrebbe essere la giusta parola guida.

Non scordiamoci, poi, che la nostra vita ormai è in parte virtuale: le informazioni derivanti dai nostri profili sui social network dicono molto di noi, dei nostri interessi e delle nostre esperienze. Facciamo una selezione anche tra questi, e inseriamoli sempre nella parte “Contatti” del nostro curriculum.

E poi?

E poi, spazio alla fantasia. Il curriculum è nostro e deve esprimere chi siamo, quindi se abbiamo una mente lineare e organizzata sceglieremo l’ordine cronologico classico, se pensiamo invece che una suddivisione per topic “Istruzione e formazione”, “Esperienze professionali” e “Conoscenza delle lingue” sia più leggibile e diretta, significa che forse siamo persone pragmatiche.

Da ricordare, comunque, che è la forma che si adatta al contenuto e che qualsiasi struttura scegliamo, dobbiamo fare in modo che dia valore, nell’ordine, alle cose che per noi – e per chi ci legge – sono davvero importanti!

 

Beatrice Buscema

 

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