I nostri momenti a portata di un click: come sarebbe senza?

Al giorno d’oggi siamo talmente abituati ad avere il nostro smartphone a portata di mano che lo diamo quasi per scontato.
Questo aggeggio, più o meno grande, più o meno all’ultima moda, ci ha rivoluzionato la vita nel vero senso della parola: se fino a qualche anno fa un telefono cellulare serviva soltanto a rendere più facili e veloci le comunicazioni, ora le funzioni che ha assunto sono innumerevoli.

Oltre a parlarci, a dirci quanto manca per raggiungere il luogo di lavoro e l’abitazione, a comunicarci le condizioni del traffico vicino a noi e ad aggiornarci costantemente sul meteo, tra poco ci preparerà anche il caffè per davvero! Tutto questo è entrato a far parte della nostra vita come se fosse la cosa più naturale del mondo, tanto che oggi ci serviamo in maniera automatica di tutte le app e funzioni del telefono senza più meravigliarci di quanto siano straordinarie e di quanto abbiano influenzato il nostro stile di vita.

La semplice telefonata sembra ormai una tecnica obsoleta di comunicazione: in molte occasioni, viene infatti più comodo o come si suol dire “smart”, comunicare tramite messaggi, whatsapp, audio, foto, video, tweet, videochiamate.
Tra le principali funzioni attuali dello smartphone vi è sicuramente la possibilità di fare video e foto, di giocare, di ricevere e inviare mail, di gestire file (anche per lavoro) e, soprattutto, di restare connessi ai nostri profili social ovunque e in qualunque momento, abbattendo così tutte le barriere spazio-temporali che fino a qualche tempo fa sembravano un ostacolo invalicabile.

Ed è qui che entra in gioco la combinazione tra smartphone, fotografia e social: la fusione di questi tre elementi permette a chiunque di connettersi col mondo intero, condividendo quasi ogni istante della propria quotidianità, dai momenti seri a quelli faceti, dai bisogni primari all’intimità, dalla nostra vita lavorativa all’impiego del tempo libero.
Questo fenomeno, definito con il termine “smartphotography”, ha rivoluzionato il nostro approccio con le immagini, le nostre abitudini e il nostro rapporto non solo con gli oggetti, ma anche con le persone.

Grazie alle opzioni di modifica e ad app più o meno avanzate, possiamo personalizzare i nostri scatti e renderli unici, talvolta persino ritoccarli camuffando la realtà. Se la tecnologia viene usata sapientemente, realtà e illusione si possono fondere dando vita a prodotti straordinari. I soggetti, o i momenti in generale, che possiamo immortalare sono svariati. Si tratta potenzialmente di tutti gli istanti della nostra vita: una serata con gli amici, il piatto che abbiamo cucinato per pranzo, la torta ricevuta per il nostro compleanno, una festa di laurea, le bevute in compagnia, la visita al museo, una gita fuori porta, una vacanza, ecc.

Ogni cosa può essere fotografata ed immediatamente eliminata se non ci soddisfa. Non ci poniamo più il problema di aver sprecato una diapositiva, come quando c’erano i rullini. Spesso è proprio da casuali esperimenti che possono emergere capolavori inaspettati. Oggi quindi, non serve più una macchinetta fotografica per riprendere una scena, bastiamo noi, il nostro braccio e lo smartphone, oramai dotato anche di fotocamera interna per farci i selfie.
Questo ha inevitabilmente influenzato le nostre abitudini: siamo portati ad immortalare molte più cose della vita di tutti i giorni di quanto non facessero i nostri genitori perché ora la fotografia è alla portata di tutti e ciascuno può improvvisarsi fotografo anche se non dispone di una fotocamera professionale.

La fotografia è diventata quasi una mania: catturiamo anche le cose più strane o “quotidiane” per inviarle subito ai nostri amici e renderli nell’immediato partecipi di quanto si presenta davanti ai nostri occhi, come fossero insieme a noi. Possiamo essere istantaneamente connessi con quella cerchia di persone che rendono straordinaria la nostra vita. Tutto ciò, molte volte, oltre ad essere divertente, si rivela anche utile: accorcia i tempi e le distanze della comunicazione e può essere molto più efficace di comunicazioni verbali.viaggiare-con-lo-smartphone-283x300

Un altro vantaggio offerto dall’avanzamento iperbolico della tecnologia smartphone è la possibilità di collezionare ricordi. Avere la fotocamera a portata di un click ci permette di creare raccolte di immagini che possiamo andare a rivedere in qualunque momento o che possiamo mostrare a chiunque, anche a distanza di tempo. Lo smartphone poi, ancora una volta, ci viene incontro anche in questo: i più avanzati infatti supportano delle app che, sincronizzandosi con la galleria, creano in automatico degli album o dei video, mettendo insieme sequenze di foto affini o scattate lo stesso giorno; queste animazioni rendono più piacevole, se possibile, ricordare certi momenti.

I vantaggi apportati dalla smartphotography sono sicuramente molti altri e lascio a voi il compito di aggiungerli a questa mia lista.
Soffermiamoci ora su quelli che possono essere gli aspetti un po’ più insidiosi di questo fenomeno.
Le foto a volte possono non ritrarre la realtà: grazie alle opzioni di modifica si possono cambiare colori, ombre, luci, eliminare o aggiungere dettagli, snellire o ingrossare le figure, togliere le rughe o aggiungere colpi di sole. Insomma, la realtà può essere completamente stravolta anche senza l’utilizzo di mezzi “potenti”. Occhi poco esperti possono lasciarsi abbindolare da immagini ritoccate ad arte.
Ma la realtà può essere distorta anche senza ricorre ad opzioni di modifica: esemplificativi sono quegli articoli, che fino a qualche tempo fa circolavano numerosi sul web, in cui veniva svelato il vero rapporto tra un ipotetico “lui” e un’ipotetica “lei”. Nei selfie si mostrano sorridenti, raggianti e innamorati e poi invece nella realtà stavano litigando e si erano semplicemente messi in posa. Articoli anche un po’ ironici e non sempre basati su una storia vera, ma che fanno pensare: chi ci dice che le foto ritraggano per davvero la situazione reale?
Un altro rischio della smartphotography può essere quello di fare più affidamento sulle immagini che sulla nostra memoria e dunque di non assaporare fino in fondo il momento che si sta vivendo perché si è più concentrati a riprenderlo con il telefono. È una cosa che si fa inconsciamente, ma accade: magari siamo meravigliati per un bel paesaggio, per un particolare di un oggetto che ci colpisce, per una decorazione, ma siamo talmente tanto smaniosi di fotografarli che finiamo per non osservarli bene dal vivo, se non tramite lo schermo, senza renderci conto che i colori e i dettagli offerti dallo schermo non saranno mai equiparabili a quelli che coglieremmo ad occhio nudo.
A volte basterebbe solo prendersi qualche secondo in più per assaporare con i nostri occhi la bellezza di quello che abbiamo davanti, prima di catapultarci a riprenderla con lo smartphone.

A quest’ultimo rischio ne è collegato un altro: è bello “collezionare i ricordi” però non dobbiamo vivere unicamente in funzione del ricordo che avremo con quella foto, ma piuttosto basandoci principalmente sul momento presente in cui ci troviamo. Assaporare a fondo il momento presente, che sia la vista di qualcosa in solitudine, o un momento di allegria in compagnia, ci permetterà di collezionare un ricordo che in futuro sarà ancora più bello rivivere.
Dunque, se da un lato la smartphotography è un fenomeno positivo che ha inevitabilmente rivoluzionato il nostro modo di vivere, dall’altro nasconde qualche aspetto un po’ insidioso da cui dobbiamo stare in guardia. Sarebbe bello se ogni volta che andiamo a rivedere i nostri ricordi custoditi nella galleria fotografica, facessimo lo sforzo di pensare davvero anche al contesto e al mix di emozioni, positive o negative, che abbiamo provato in quel momento. Solo allora la fotografia può davvero diventare un valido supporto a tutto tondo per i nostri ricordi.

Ma tutta questa riflessione scaturisce, fondamentalmente, da una domanda molto importante: vi siete mai ritrovati senza il vostro smartphone per un’intera giornata?
Io sì e se all’inizio pensavo che ne avrei sentito la mancanza solo perché non potevo essere connessa “con il mondo”, mi sono ben presto resa conto che molte volte (più di quelle che mi aspettavo), l’avrei voluto per scattare foto: ad uno scorcio della città, all’orario di apertura di un negozio per riguardarlo al bisogno, alla slide del prof che avrei voluto ricopiare, agli “humarell” che, braccia dietro la schiena, guardavano i lavori nel cantiere (foto che avrei poi voluto mandare ai miei amici ingegneri), al mio pasto da fuorisede e così via.
Ora, dopo un iniziale senso di smarrimento che anch’io, come i più, ho provato e che dura, ahimè, qualche ora, ci sono due possibilità: il suicidio… o il prendere coscienza che… si può sopravvivere! Al di là di ovvie battute, ritrovarsi senza il proprio smartphone può essere un esercizio per sforzarsi di apprezzare di più il bel momento che si sta vivendo con gli amici o il bel paesaggio che si ha davanti, che non il ricordo prima ancora che esso diventi tale. Ma ciò non toglie che lo smartphone è ormai diventato parte di noi ed è un valido sostegno non solo per comunicare con gli altri, ma anche per immortalare momenti o soggetti per noi speciali.

Giulia Chinaglia

[Credits Photo: News.pmiservizi.it]

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