L’Europa del futuro sarà un paese per giovani?

L’Europa del futuro sarà un paese per giovani? Ha preso spunto da questa domanda la tavola rotonda che lunedì 12 dicembre, presso la Sala Guido Fanti della Regione Emilia-Romagna a Bologna, ha visto confrontarsi gli studenti del Laboratorio EULAB della laurea magistrale Compass e della Scuola di Scienze Politiche – sede di Bologna, docenti universitari, amministratori e giornalisti.

“I giovani sono coloro che soffrono maggiormente in questa situazione di crisi. Lo rivelano gli stessi dati sui livelli di disoccupazione giovanili. Ecco perché diventa indispensabile ripartire dal confronto con loro, avviare un dibattito che li coinvolga insieme al mondo dei media e della politica”.
Ripartire dai giovani è la proposta di Stefania Fenati, Responsabile del Centro Europe Direct Emilia-Romagna, che ha ripercorso le tappe del percorso partecipativo realizzato insieme agli studenti della Scuola di Scienze Politiche dell’ateneo felsineo, protagonisti nelle scorse settimane di un bar camp dedicato al futuro dell’Europa.

Il Laboratorio EULAB: spunti e proposte dagli studenti
In rappresentanza del gruppo di lavoro EULAB, il Laboratorio della laurea magistrale Comunicazione Pubblica e d’Impresa coordinato da Claudia Capelli, Teresa e Maura hanno proposto ai relatori della tavola rotonda e alla platea di giornalisti un elenco di domande, grazie alle quali impostare una riflessione ed un ragionamento che parta dal punto di vista dei giovani.

Fra i primi, e forse più urgenti, il tema dello scarso senso di appartenenza. Le cause probabilmente sono da ricercare nei settori dell’informazione, della comunicazione, del lavoro e dell’istruzione. Spesso l’informazione ai giovani non arriva. Chiediamoci di chi è la responsabilità, afferma Teresa.

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Teresa Zeleznik e Maura Marincolo, studentesse LM Compass – Università di Bologna

Una possibile soluzione potrebbe essere quella di sperimentare portali di informazione transfrontaliera, o come suggerisce Maura, investire sulle nuove piattaforme social, capaci di arrivare direttamente e con più efficacia ai giovani. Serve una comunicazione più specializzata sulle tematiche europee, che sia strutturata tenendo conto realmente dei giovani e diffusa in maniera accessibile.

Verso un giornalismo europeo senza barriere
Il primo passo da compiere, afferma la Professoressa Pina Lalli, Vicepresidenza della Scuola di Scienze Politiche, è lavorare per abbattere barriere di carattere economico, linguistico, culturale, sociale e nazionale. Dai nostri giovani è possibile arrivare ad un’Europa più forte. Essi chiedono meno burocrazia e più accessibilità.

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Da sinistra: Pina Lalli, Michele Chiaruzzi, Massimo Mezzetti, Luciano Nigro, Alessandro Rosina [Credits Photo: redazione Compassunibo]

Uno scenario interessante è quello che emerge dai dati della ricerca Catch EyoU, secondo i quali i giovani sono davvero poco rappresentati sui media europei. Fa eccezione solo la Svezia.
In quale direzione andare allora? Verso un’informazione capace di valicare barriere fra cicli di vita, diseguaglianze e interessi di parte. Puntiamo ad un giornalismo militante e non di routine, che sia centrato sul cittadino e non sul politico di professione.

Un giornalismo capace di stare al passo con i tempi anche dal punto di vista degli strumenti e dei canali, che riesca ad abbattere barriere fra locale e globale, nazionale ed europeo. Tra politica e società.
Chiediamoci prima di tutto che cosa intendono i giovani per cittadinanza attiva e partecipazione democratica, afferma Pina Lalli. Tutto ciò non è e non può essere dato per scontato. E’ innegabile che purtroppo talvolta, quando si parla dei giovani, si generalizzi. Non dimentichiamo che le prima ricerche sui giovani arrivano solo negli anni sessanta.

E’ arrivato il momento anche per la politica e le istituzioni di attivarsi e aprirsi a nuovi canali di informazione. Ci stanno riuscendo bene i marketer, che negli ultimi hanno intercettato gusti e interessi dei più giovani, contribuendo anche a costruire etichette per definirli (si pensi ai millennials, alla generazione zero ecc).

Le ragioni della crisi europea
Con qualche provocazione Luciano Nigro, giornalista de La Repubblica, sposta poi l’attenzione sul tema della crisi stessa dell’Europa, rifiutando l’idea di una crisi dell’informazione come causa della disaffezione all’Unione Europea.
“Credete davvero che l’Europa sia in crisi perché si fa poca informazione? C’è di fondo un problema di natura politica”, afferma Nigro, e la stato di salute in cui versa la società attuale è quello di un malessere imperante dove regna l’inquietudine. Lo spiega bene, a suo avviso, Steven Hawking, quando parla di una società inquieta perché oppressa dalle disuguaglianze, di una società che rifiuta le élites dirigenti.

Nigro si dice in disaccordo anche con l’idea di puntare sul web e sui canali social per informare e riconosce nella tecnologia l’origine di tanti mali, in primis la distruzione di molti posti di lavoro.

Giovani propositivi ma sfiduciati: la ricerca sociale per capire e interpretare la realtà
Di parere opposto è invece Alessandro Rosina, Ordinario di Demografia all’Università Cattolica di Milano. “Se vogliamo arrivare ai giovani non possiamo non comunicare online perché le informazioni di cui loro fruiscono passano proprio online”, afferma, citando alcuni dati percentuali.
Si tratta di un tema molto delicato, secondo il docente, dove spesso si oscilla da un estremo all’altro e non si citano dati specifici. Forse il problema di fondo è che la stessa ricerca sociale sui giovani è cambiata. Se un tempo ci si affidava al famoso Rapporto IARD sulla Condizione Giovanile in Italia, adesso è più facile che si ragioni attorno a spunti presi da articoli senza un rigoroso fondamento scientifico.

Se vogliamo davvero avvicinare i giovani all’Europa – afferma Rosina, dobbiamo capire meglio come aiutarli a realizzare “la loro idea” di Europa.
Partiamo dal presupposto che ad influire sulla loro percezione conta l’informazione, ma soprattutto conta l’esperienza che hanno di Europa che passa da progetti come SVE o Erasmus +.
Il 60% dei giovani è positivo di fronte all’idea di Stati Uniti d’Europa: è quanto emerge da un’indagine conclusa a fine luglio 2016 su un campione di giovani di sei paesi europei, spiega il docente. Paradossalmente però la maggior parte degli intervistati crede che questo sia un progetto irrealizzabile e definisce l’Europa attuale come una realtà insoddisfacente.

Le prime dimensioni positive che i giovani associano all’Europa sono la mobilità e il confronto tra culture, ma iniziano disillusione e malcontento nel momento in cui si parla di diritti e welfare. Da questo punto di vista, afferma Rosina, l’Europa è un Arlecchino di modelli. Quello che serve è un “modello sociale ed occupazionale unico”. I giovani di fatto vogliono l’Europa, ma sono sfiduciati.

Tornare indietro non è certamente la soluzione.
Riproviamo a lavorare su un’idea solida di Europa partendo da qui: informazione, consapevolezza e responsabilità.
Le nuove politiche siano “politiche con i giovani” e non solo “sui giovani e per i giovani”.
Ecco quindi che un contributo attivo da parte degli attori della politica diventa indispensabile.

La politica in dialogo con i giovani
In rappresentanza della classe politica ha preso parte alla tavola rotonda Massimo Mezzetti, Assessore regionale alla Cultura, Politiche giovanili e Politiche per la legalità dell’Emilia-Romagna.

“Parliamo tanto dei giovani, ma poco con i giovani – esordisce l’Assessore. E forse questo è il primo scoglio da superare”.  L’ascolto è sempre più fondamentale. Spesso siamo interpreti di ciò che dicono e vogliono, ma non sempre ci fermiamo a dialogare con loro. Non possiamo più parlare per generalizzazioni o semplificando tutto. Il mondo che abbiamo di fronte a noi è ormai troppo complesso.

Di fronte alla crisi europea la risposta è più Europa. Arretrare sarebbe una sconfitta per tutti.
Serve una politica con la P maiuscola, prosegue Mezzetti, che si riprenda il suo primato e recuperi la sua autonomia di scelta. I giovani stessi devono recuperare una loro autonomia senza farsi influenzare dalle vulgate. Sicuramente va ripensato il rapporto tra politica e informazione, per superare il cortocircuito attuale, e probabilmente diventa sempre più necessario lavorare sulla stessa educazione alla fruizione delle informazioni.

L’Europa come soluzione
Ad arricchire il dibattito, moderato da Michele Chiaruzzi, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Bologna, oltre alle numerose domande e testimonianze dal pubblico, costituito per lo più da studenti e giornalisti, è stato il contributo video di Bill Emmott, saggista, economista e regista del film The Great European Disaster.

Le sue sono state espressioni schiette e preoccupanti. “L’Europa è in pericolo mortale. Si sta dirigendo verso un collasso per sua stessa colpa. I giovani non stiano a guardare, devono far sentire la loro voce. Per evitare il disastro europeo, per il bene delle nostre nazioni e del nostro futuro, l’Europa deve cambiare. L’Europa non può essere il problema, deve tornare ad essere parte della soluzione. Di fronte alla crisi europea l’Europa è la soluzione”.

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Il dibattito rimane aperto. I punti intorno ai quali ragionare, sollecitati dagli stessi studenti della Scuola di Scienze Politiche sono tanti. Dall’idea di uno Statuto Europeo dei Lavoratori all’esigenza di iniziare a lavorare su come interpretare la complessità sin dai primi livelli di istruzione.
Idee, visioni, progetti. La strada è ancora lunga.
Il Laboratorio EULAB della laurea magistrale Comunicazione Pubblica e d’Impresa continuerà a lavorare su questi temi nei prossimi mesi.
Stay tuned!

Michela Zingone @michelazingone

 

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