Citizen Journalism: un nuovo modo di fare giornalismo?

Per giornalismo s’intende “il complesso delle attività volte a ricercare, elaborare, commentare, pubblicare o diffondere notizie attraverso i differenti mezzi di comunicazione”.
Ma il giornalismo tradizionale non è l’unico tipo di giornalismo esistente: con l’espressione “giornalismo partecipativo”, in inglese “Citizen Journalism”, si indica una nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, e quindi di cittadini comuni, nel il processo di raccolta, reporting, analisi e diffusione di notizie e informazioni per mezzo di internet.

citizen-journalism

[Credits photo: dgiwire.com]

Nessuna redazione, infatti, può avere migliaia di corrispondenti in ogni città. Il Citizen Journalism rende invece possibile la moltiplicazione delle fonti delle notizie nel mondo: videocamere e smartphone collegati al web, in mano ai cittadini, sono strumenti importanti.
Chiunque quindi può essere giornalista e chiunque può, grazie alla tecnologia di cui tutti disponiamo oggigiorno, riportare notizie e documentare avvenimenti.

I citizen journalist sono quindi persone comuni ritrovatesi nel posto giusto nel momento giusto (o sbagliato, dipende dai punti di vista), che grazie al proprio telefonino o fotocamera digitale hanno immortalato un avvenimento importante.

Tuttavia, è importante sottolineare che il giornalismo dei cittadini non va scambiato con una professione alternativa e in competizione a quella dei giornalisti tradizionali, ma va intesa soprattutto come l’espressione di un dovere pubblico del cittadino moderno che ha il dovere di informare a chi gli sta accanto, oltre che essere informato.

Si è incominciato a parlare di Citizen Journalism con l’avvento del web, degli smartphones e dei social network, ma il fenomeno acquista un’importante rilevanza a livello mediatico con l’attentato al “World Trade Center” di New York dell’undici settembre 2001.

In quell’occasione, infatti, i cittadini utilizzarono il web (più in generale i blog) per raccontare in diretta quei drammatici avvenimenti. Centinaia di persone fecero e divulgarono foto e video come testimonianza dell’accaduto e i documenti vennero utilizzati dai giornali e telegiornali.

La vera e propria espressione Citizen Journalism fu coniata nel 2003 da S. Bowman e C. Willis nel libro “We media: how audiences are shaping the future of news and information”(LINK)

Secondo gli autori, infatti, con l’avvento di Internet il ruolo del pubblico sarebbe cambiato da passivo, cioè semplice ascoltatore dei media, ad attivo e partecipe, giocando un importante ruolo nei processi di raccolta, reporting, analisi e distribuzione.

La Rete, infatti, ci permette di inviare e ricevere contenuti, foto, video e notizie in modo diretto e veloce, praticamente immediato, eliminando i confini geografici.

Lo strumento preferito dai giornalisti partecipativi è il blog. Infatti, mentre i social network impongono un numero stabilito di caratteri utilizzabili, limitando la possibilità di allegare documenti, i blog, al contrario, offrono ampi spazi di condivisione, tanto che anche i giornali tradizionali hanno iniziato a utilizzarli per diffondere notizie e approfondimenti. Tuttavia, i social network risultano più immediati e semplici da utilizzare.

Uno dei principali aspetti positivi del Citizen Journalism è  che i cittadini si sentono molto più coinvolti nel mondo dell’informazione, rendendo molto più articolato il processo dell’informazione collettiva. La diffusione delle notizie in Rete da parte dei singoli cittadini ha permesso inoltre di renderle più variegate e veritiere a causa della quantità di fonti disponibili e dei diversi punti di vista.

Ma il giornalismo collaborativo non sempre è un bene.
Possono nascere alcuni problemi come la veridicità delle fonti e la mancanza di conoscenze e competenze adeguate.

I più pessimisti e tradizionalisti considerano il Citizen Journalism come una minaccia che porterà al fallimento del giornale tradizionale, mentre per i più ottimisti e innovativi si tratta di una possibilità per costruire un’informazione più libera, autonoma e democratica.

In realtà probabilmente collaboreranno, ma esisteranno entrambi.

Non ci troviamo quindi davanti a una crisi del giornalismo tradizionale, ma a una sua evoluzione.
L’unione di questi due tipi di giornalismo offre la possibilità a chiunque di poter fare informazione e poter mettere in luce notizie che altrimenti non verrebbero divulgate.

Inoltre, permetterebbe alle testate tradizionali di ottenere documenti (fotografie, registrazioni, video, testimonianze) gratuitamente e soprattutto “in diretta” con l’accaduto, senza la necessità di ricorrere a inviati professionisti. Il tutto riuscendo a garantire la veridicità delle notizie e mantenendo un elevato livello di qualità dei contenuti grazie alla revisione dei giornalisti di mestiere.

L’idea generale è che il Citizen Journalism non sia quindi da considerare come un nuovo tipo di giornalismo a sé, ma come sostegno e contributo del Traditional Journalism, senza penalizzarsi a vicenda ma, al contrario, creando dall’unione dei due un giornalismo migliore.

Ilaria Guidi

 

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