Comunicare la sicurezza stradale: meglio la paura o l’ironia?

Gli incidenti stradali sono una delle più grandi preoccupazioni per la salute pubblica. Essi possono essere fronteggiati grazie a efficaci strategie di prevenzione capaci di modificare i comportamenti e di sostenere stili di vita più sicuri. Le campagne di comunicazione costituiscono uno strumento fondamentale per mettere in atto tali strategie. Perciò, è basilare valutare con cautela le differenti tipologie di messaggi, al fine di identificare gli elementi che li rendono idonei ad affrontare un tema spinoso come quello della sicurezza stradale.

Diversi studi sottolineano che i messaggi che evocano emozioni sono più potenti di quelli razionali, basati su numeri e informazioni fredde. In particolare, l’uomo ricerca per istinto emozioni positive, mentre evita quelle negative. È stato infatti dimostrato che i contenuti che diffondono sentimenti piacevoli, come la gioia e le risate, conquistano maggiori condivisioni.

Tuttavia, nell’ambito della prevenzione degli incidenti stradali è molto diffuso l’utilizzo dei fear-evoking appeals, ovvero messaggi che evocano paura, inquietudine e senso di impotenza derivanti dalla raffigurazione di situazioni a rischio. Si pensi, nel contesto italiano, alla campagna promossa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nella quale vediamo inquadrati in primo piano diversi soggetti che raccontano cosa avrebbero potuto fare se non fossero morti in un incidente stradale. Altro esempio è la campagna promossa dal Comune di Firenze, che fa leva sulla similitudine tra i veicoli e le armi, con l’obiettivo di sensibilizzare automobilisti e motociclisti sulla pericolosità della loro guida.

Sebbene continuino a essere realizzati messaggi che utilizzano un linguaggio grave e metodi forti per turbare e impaurire, non mancano casi di campagne innovative, che mirano invece a generare sentimenti piacevoli nei destinatari.
Ne è un esempio la campagna di sensibilizzazione lanciata da Bosch, la maggiore produttrice mondiale di componenti per autovetture. Per diffondere i vantaggi che derivano dal suo dispositivo di frenata assistita con arresto di emergenza automatico, Bosch ha lanciato la campagna “Con la Frenata Assistita non ci rimetti il muso”.

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Lo spot, realizzato con un linguaggio leggero e una musica di sottofondo allegra, crea un parallelo tra il “muso” concepito come volto umano e il muso del veicolo. Gli attori premono il viso contro un vetro, in modo divertente, ma il pensiero cade in automatico a cosa accade sia al muso dell’auto che a quello dei passeggeri in caso di incidente.

Altra campagna che usa lo strumento dell’ironia è quella promossa in Lussemburgo, con l’obiettivo di rendere gli utenti della strada più tolleranti gli uni con gli altri: “L’automobiliste est bête, il croit que c’est le motard qui est bête, alors qu’en fait c’est le cycliste, dit le piéton” (L’autista è stupido, lui crede che sia il ciclista e essere stupido, quando infatti è il ciclista a essere stupido, dice il pedone). Lo slogan della campagna evidenzia, con ironia, il modo in cui cambia il nostro punto di vista se passiamo dall’essere un pedone, un autista o altro.

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Il Ministro dello Sviluppo Sostenibile ha aggiunto che questa attitudine soggettiva tende non solo a generare egoismo e comportamenti irrispettosi, ma anche situazioni pericolose.

Altro esempio di campagna che mira a produrre emozioni piacevoli, forzando gli autisti a rallentare, è quella realizzata in Russia.
Il Sindaco della cittadina di Severny ha deciso di sistemare donne semi svestite nei pressi degli attraversamenti pedonali con in mano i cartelli dei limiti di velocità.
L’esperimento, benché bizzarro, ha dato buoni risultati: nessun incidente è stato causato dagli autisti distratti dalle donne.

Inoltre, anche i pedoni ne sono favorevoli, in quanto sono in grado di poter attraversare la strada con maggiore sicurezza.
Le opinioni rispetto all’utilizzo di messaggi che evocano emozioni piacevoli o spiacevoli sono ancora discordanti.
C’è chi ritiene necessario scioccare e turbare il pubblico con messaggi ad alto impatto emotivo. Altri invece hanno scelto messaggi che stimolano sentimenti gradevoli, e i casi illustrati confermano l’esistenza di questa soluzione come alternativa al ricorso alla paura nella promozione della sicurezza stradale.

E voi, quale credete sia la strada vincente, la tristezza o il sorriso?

Monica L’Erario

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