Comunicare il cambiamento climatico: Before The Flood

Dal 30 ottobre al 6 novembre é stato reso disponibile su YouTube, Twitter, Facebook, iTunes, Amazon e addirittura Playstation e Xbox One, lo streaming gratuito e senza pubblicitá di “Before the Flood” documentario diretto da Fisher Stevens che vede come protagonista e voce narrante Leonardo Di Caprio.

Durante il periodo di promozione gratuita per ogni condivisione usando l’hashtag #beforetheflood è stato donato un dollaro per finanziare le organizzazioni Pristine Seas e Wildlife Conservation Society.
Il documentario è un vero e proprio viaggio attraverso i Paesi in cui le conseguenze del cambiamento climatico sono già ben visibili e vengono mostrate senza alcun filtro: dalle alluvioni in Florida alle invivibili metropoli asiatiche, dagli incendi nelle foreste dell’Indonesia alle sabbie bituminose di Alberta.

Sono diversi gli argomenti affrontati: ecologia, alimentazione, scienza, ingegneria, economia e politica. Vengono inoltre intervistate alcune tra le più influenti personalità dei nostri tempi come Obama, il Papa e Elon Musk.

Si tratta di una vera e propria campagna di comunicazione ambientale, forse una delle più efficaci. In poche ore ha raggiunto il record di visualizzazioni ed è stato tradotto in 45 lingue per poter raggiungere il maggior numero di spettatori possibile. Un strumento di informazione che potremmo definire perfetto: utilizza un linguaggio comprensibile,  fonti più che attendibili e immagini che costantemente stimolano il pubblico a livello emotivo.

La celebrità di Di Caprio ha permesso sì di portare l’attenzione di molti disinteressati sull’argomento, ma è stata un’arma a doppio taglio, che ha anche dato modo ai negazionisti di considerare il tema un “capriccio’’ degli ambientalisti, qualcosa da trattare con superficialità hollywoodiana.

Lo scopo di Di Caprio, invece, che dal 2014 è ambasciatore Onu contro i cambiamenti climatici e da sempre attivista per l‘ambiente, tanto da citare l’argomento durante il suo discorso di ritiro del tanto atteso Oscar, non è stato quello di ricavare guadagno e fama, ma di richiamare l’attenzione di tutti su quello che senza dubbio è il più “grande problema del nostro tempo”, come lui stesso lo definisce.

Le date di promozione non sono state scelte a caso: lo scopo era di riuscire ad inserire il problema del cambiamento climatico nell’agenda politica prima delle elezioni americane dell’8 novembre. Il docufilm ha avuto un riscontro positivo sul grande pubblico, ma purtroppo non è servito a convincere gli Americani ad eleggere come proprio rappresentante una persona che comprenda il problema ambientale e che sia pronta a prendere decisioni drastiche in merito. Hanno scelto di eleggere Donald Trump, primo negazionista del cambiamento climatico, da lui considerato ‘’un’enorme e costosa bufala” inventata dalla Cina per rendere la manifattura Americana meno competitiva.

Per rallentare le catastrofiche conseguenze è importante che tutti i Governi assumano il ruolo di guide facendo scelte coraggiose, utilizzando normative vincolanti, investendo sulla sostenibilità e impegnandosi a far comprendere l’impatto che il nostro stile di vita moderno ha sul pianeta.

Ma è anche importante de-politicizzare il tema e portarlo alla luce in un contesto internazionale condiviso e collaborativo. La ratifica dell’accordo di Parigi sul clima avvenuta lo scorso 4 ottobre rappresenta un grande passo avanti in questa direzione.

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[Credits photo: The Guardian]

Ma perché la comunicazione ambientale non riesce a perseguire il suo scopo?

Molte persone non parlano e non pensano ai cambiamenti climatici o pensano che combatterli consista in una rinuncia al benessere personale, mentre si tratta di migliorare le condizioni di vita di tutti e delle future generazioni.
Per convincere chi ancora non è convinto, la comunicazione ambientale che tratta dei cambiamenti climatici spesso si concentra su aspetti che dovrebbero suscitare spavento o senso di colpa, portare alla riflessione e poi all’azione. Pensiamo alla tipica immagine dell’orso polare rimasto solo tra i ghiacci: non scuote più le coscienze delle persone che al contrario, sentendosi impotenti, si distaccano dal problema.

I messaggi diffusi dalle campagne di comunicazione ambientale non possono più essere approssimativi e improvvisati e non devono perdere di vista la capacità di essere allo stesso tempo anche un efficace strumento per veicolare una corretta informazione.

Un altro errore è commesso dai mass media, che continuano a dare troppa attenzione ai negazionisti rendendo difficile al grande pubblico una chiara percezione dei dati di fatto e non riuscendo ad intavolare una conversazione costruttiva sul tema ma piuttosto un continuo “litigio”, nonostante la comunità scientifica sia ormai unanime nel riconoscere il cambiamento climatico e i drastici effetti che si verificheranno sicuramente, e non forse.

É importante smantellare l’incertezza e utilizzare un linguaggio semplice e appropriato per diffondere un chiaro messaggio che metta in risalto il consenso della comunità scientifica e permetta alla gente di considerare il fenomeno come un problema reale che richiede interventi urgenti.
Serve una mobilitazione a tutti i livelli, partendo dalla consapevolezza dei singoli cittadini, dai comuni, dalle regioni e dai governi.

Cristina Marucci

 

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