L’educazione al mangiar sano può partire dalla scuola

Secondo il Ministero della Salute, nel 2014, il 20,9% dei bambini italiani tra gli 8 e i 9 anni era in sovrappeso e il 9,8% risultava obeso. Nonostante i numeri siano in calo, l’Italia resta ancora ai primi posti in Europa per obesità.In aggiunta, sempre più bambini soffrono di pressione alta per via dello stile di vita errato, della dieta sbilanciata o della mancanza di esercizio fisico. Tra i fattori di rischio per l’ipertensione troviamo infatti sovrappeso e obesità. In particolare, un bambino sovrappeso su venti ha la pressione alta e un bambino obeso su quattro è iperteso.

A sollevare il problema sono stati gli esperti che hanno partecipato al XXXIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Ipertensione Arteriosa (SIIA), tenutosi a Firenze dal 6 al 9 ottobre 2016.
Durante tale occasione è stato presentato il primo Gruppo di Studio su ipertensione e rischio cardiovascolare in età pediatrica promosso dalla SIIA in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP). Tra le aree di interesse per tale Gruppo di Studio troviamo azioni di prevenzione, mediante il coinvolgimento di medici, famiglie e istituzioni.

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Fino ad oggi, il coinvolgimento delle istituzioni ha visto esempi virtuosi, nati con l’obiettivo di promuovere stili di vita salutari tra i bambini, partendo appunto dalla scuole. Nel 2010 sono state approvate in Conferenza Stato-Regioni le Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica. Esse nascono dalla necessità di facilitare, sin dall’infanzia, l’adozione di abitudini alimentari giuste per la promozione della salute e la prevenzione delle patologie cronico-degenerative, come diabete, malattie cardiovascolari, obesità, osteoporosi, di cui l’alimentazione scorretta è uno dei principali fattori di rischio.
Nel documento vengono indicate le caratteristiche dei menù, che devono essere vari, equilibrati e basati su prodotti di stagione. Non sono consentite le doppie porzioni, per evitare un apporto eccessivo di calorie, e per i bambini di età diverse, gli operatori devono usare mestoli diversi.
Inoltre è previsto uno spuntino a metà mattina, costituito preferibilmente da frutta e ortaggi. L’acqua deve essere resa disponibile tutto il giorno, e per i distributori automatici sono da preferire alimenti e bevande a bassa densità energetica.

 Altro progetto implementato nelle scuole è l’ “Orto in condotta. Si tratta di una iniziativa realizzata da Slow Food, che trae ispirazione da una idea di Alice Waters, vice-presidente di Slow Food International, la quale negli anni novanta, in California, diede vita al primo giardino scolastico per avvicinare i bambini alla natura educandoli al vivere sano. Attraverso la coltivazione diretta, i giovani hanno l’occasione, mediante il lavoro delle proprie mani, di creare un orto in un piccolo appezzamento di terreno impiantato negli spazi scolastici. L’idea ebbe successo ed è arrivata anche in Italia.

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Il progetto italiano, avviato nel 2004, è diventato uno strumento efficace per le attività di educazione alimentare e ambientale nelle scuole.
A Trieste, in particolare, l’azienda sanitaria è diventata partner del progetto, e ha steso un documento con le istruzioni che consentono di utilizzare a scuola a scopo didattico i prodotti dell’orto, ma soprattutto di utilizzarli anche nelle mense scolastiche.

Di fronte a questi progetti esemplari troviamo tuttavia delle sfide da affrontare, tra cui l’opportunità per gli studenti di portare il pranzo da casa. Secondo Margherita Caroli , pediatra e nutrizionista, «Il via libera al consumo dei pasti portati da casa annulla tutti gli obiettivi della ristorazione scolastica».
La decisione della Corte d’appello di Torino è considerata deleteria dalla Dottoressa Caroli, in quanto il momento della ristorazione scolastica fa parte del percorso educativo. Si scoprono sapori nuovi, si impara a rispettare i gusti altrui, ci si misura con le porzioni. Durante il pranzo in mensa tutti i bambini sono sullo stesso livello, invece, in questo modo, l’equilibrio nutrizionale dei pasti potrebbe essere carente e c’è il rischio che si rimarchino le differenze socio-economiche. Si pensi a un bambino che andrà a scuola con il panino al salame e quello che potrà permettersi un primo, un secondo e un contorno.

Mediante la ristorazione scolastica i bambini hanno l’opportunità di gustare pietanze differenti rispetto a quelle consumate nell’ambiente domestico e questo permette loro di ampliare i propri orizzonti gustativi nel contesto di un’alimentazione equilibrata, in quanto basata su menù elaborati da dietologi e nutrizionisti. Questo è un diritto che dovrebbe essere indirizzato a tutti i bambini, indipendentemente dalle condizioni economiche delle loro famiglie, per garantire loro pari opportunità nello sperimentare sani stili vita.

Monica L’Erario

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