Stage all’ Unione Europea: i consigli e le riflessioni di Eleonora sulla sua esperienza

Per concludere questo mini dossier su ragazzi che lavorano all’ estero oggi la redazione vi presenta Eleonora, una ragazza di 25 anni che può vantare già diverse esperienze sia di studio che lavorative all’ estero. Tra queste uno stage presso l’Unione Europea sul quale gli abbiamo fatto diverse domande.flag_of_europe-svg

 

L: Ciao Eleonora. Qual è stato il tuo percorso universitario?
E: Mi sono laureata alla Bocconi, corso CLEACC- Economia per Arte, Cultura e Comunicazione. Al terzo anno ho avuto la fortuna di essere scelta per partecipare a uno scambio con la University of California of Santa Barbara, la migliore esperienza della mia vita. Cari lettori andate in scambio e viaggiate più che potete!
Successivamente ho frequentato un Master a Utrecht sullo sviluppo delle dinamiche sociali, politiche e culturali dei media. Se posso dare un consiglio, valutate la possibilità di un master all’estero. Ormai quasi solo in Italia esiste il concetto di triennale + specialistica + master, mentre negli altri paesi europei spesso si passa direttamente al master specializzato di 1 o 2 anni e di conseguenza in genere gli studenti europei entrano nel mondo di lavoro in anticipo rispetto a molti di noi.

L: Come hai trovato questo lavoro e cosa hai dovuto fare per candidarti?
E: Dopo il master ho fatto uno stage alla commissione (DG CNECT) non pagato per  5 mesi (da settembre a gennaio), poi a fine febbraio ho iniziato a lavorare come European Affairs Assistant a EBU – European Broadcasting Union, l’associazione europea che rappresenta le reti radio-televisive pubbliche con un contratto a tempo determinato (sostituzione per maternità). Tra i due ci son state 3 settimane di pausa ma la ricerca del secondo lavoro è iniziata diversi mesi e di applications fallite ce ne son state parecchie prima di trovare quella giusta. La maggior parte delle applications che ho fatto son state online tramite job posting su diversi siti, altre tramite contatti personali passati da colleghi di lavoro o di persone conosciute ad eventi vari, e altre ancora come ‘spontaneous application’, cioè mandando una mail con CV e lettera motivazionale a compagnie in cui mi sarebbe piaciuto lavorare anche se non avevano vacancies ufficialmente.

L: Consigli per chi vuole trovare occupazione nel campo dei media?
E: Siate sempre attivi in quelli che vi interessano, siate informati, andate ad eventi rilevanti, conoscete gente – fare networking è importantissimo! Insomma il lavoro ideale non piove dal cielo subito dopo la laurea e bisogna farsi un po’ di gavetta – siate pronti anche a stage non pagati, esperienze di volontariato, partecipazione proattiva ad organizzazione di eventi, scrivete, leggete etc. ma sempre con un obiettivo in mente e non una semplice volontà’ masochista di essere sfruttati, il tutto dovrebbe essere funzionale ad un progetto più grande insomma. E soprattutto stage non pagati possono andar bene ma fino a un certo punto, quando sentite di avere l’esperienza e le capacità giuste è anche venuto il momento di imporsi e dire: io rimango a lavorar ma tu mi devi dare qualche soldo!

L: Parlaci del tuo ruolo all’interno dell’ organizzazione e quali competenze hai potuto sviluppare.
E: Come European Affairs Assistant mi occupo di monitorare e analizzare le politiche europee rilevanti per i membri della mia organizzazione, ovvero per il servizi radio-televisivi pubblici, in modo da fornire analisi e ricerche utili per i nostri membri. All’interno del team ognuno si occupa di temi diversi e io in particolare mi son specializzata nelle aree che riguardano la media freedom, pluralism/libertà e pluralism dei media, le dinamiche politiche del settore creativo e culturale e i big data.
Per quanto riguarda il big data, gestisco la EBU Big data Initiative, un progetto di EBU dedito allo sviluppo di knowledge e know-how sull’utilizzo dei big data nel settore mediatico e come i servizi pubblici possono trarne vantaggio nel rispetto dei loro valori. Ho sviluppato capacità gestionali, organizzative, conoscenze legali e politiche sopratutto nel campo audiovisivo, e in generale sono cresciuta personalmente e professionalmente all’interno di un team ristretto ma di persone collaborative e di grande spessore che hanno sempre qualcosa da insegnarti!

L: Quali sono le competenze più richieste in un ambiente lavorativo all’ estero e perché pensi abbiano scelto te?
E: Variano molto rispetto al campo di lavoro. Di sicuro le lingue ora sono un prerequisito fondamentale se vuoi cercare all’estero, poi secondo me aiuta essere una proattivi e determinati ma anche molto flessibili – ora come ora aiuta essere capaci ad adattarsi ad ambienti di lavoro diversi ma anche a collaborare con persone di culture e background diversi.

L: Quali sono i  pro e i contro della tua esperienza?
E: Lavorare e vivere fuori non è semplice come sembra, incontri spesso barriere culturali e sociali, le abitudini e i comportamenti dei tuoi colleghi son diversi e devi essere molto flessibile ma di sicuro di aiuta a essere ancora più indipendenti, più aperti mentalmente, e anche più sicuri di sé – insomma se nonstante tutti gli ostacoli alla fine ce la fai a vivere felicemente così lontano da casa e lontano dal tuo paese, è un buon boost. Una delle cose che mi piace di più è che si fanno incontri fantastici e molto più facilmente perché alla fine trovi persone che hanno fatto esperienze simili e che pur venendo da paesi e culture diverse li senti vicini e si creano legami molto forti! Allo stesso tempo però si perdono o per lo meno si affievoliscono anche molte altre amicizie per strada e spesso ci si sente ‘abbandonati’ perché’ la famiglia è lontana e anche gli amici con cui sei nato e cresciuto non sono più vicini a te come potevano esserlo prima.

Per quanto riguarda l’ambiente lavorativo qui in Belgio e anche in Olanda è molto meno gerarchico rispetto a quello Italiano, danno più indipendenza,  privilegiano l’intraprendenza e danno importanza al lavoro di squadra e a un ambiente lavorativo sociale e piacevole, orari di lavoro normali, in genere si finisce prima rispetto all’Italia.

L: Hai intenzione di tornare in Italia?
E: L’Italia è sempre “casa dolce casa/home sweet home” per me ma si è creato un rapporto di amore e frustrazione, da un lato mi piacerebbe tornare prima o poi ma dall’altro sento che ancora sia troppo presto e che nella situazione attuale non riuscirei a farmi strada facilmente in un sistema cosi’ poco meritocratico, disorganizzato e f***ed up.

L: Che consiglio daresti  a chi vuole provare a fare un’ esperienza lavorativa all’ estero?
E: Fatela e buttatevi! Non sarà tutto rose e fiori all’inizio ma alla fine dei conti sarà un’esperienza che vi arricchirà sicuramente!

L: Grazie Eleonora per la tua disponibilità.
E: Grazie a te per avermi fatto condividere la mia esperienza.

 

 

Luigi Cazzola

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