Le vaccinazioni: un tema caldo da affrontare e comunicare

Il tema dei vaccini è un argomento complesso che genera spesso accesi dibattiti.
Le contestazioni non si basano solo sull’essere a favore o contro le vaccinazioni, ma anche su quale sia il metodo migliore per comunicare il proprio punto di vista a riguardo. Ricercatori, medici e magistrati si confrontano per raggiungere una visione comune e diversi sono i piani che vengono proposti.

Il 21 settembre 2016 è partita la campagna #alnidovaccinati. Essa è a favore dell’art.6 comma 2 Legge regionale “Servizi educativi per la prima infanzia” promosso dalla regione Emilia-Romagna. Questa legge introduce l’obbligatorietà, per chi si iscrive, di avere il libretto delle vaccinazioni in regola. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, punta a estendere tale principio a tutte le scuole. Tale vincolo per l’ammissione ai nidi partirà da settembre 2017, mentre per quest’anno è previsto un periodo transitorio di un anno per mettersi in regola.

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Campagna “Al nido vaccinati”

Un’altra legge che mira a punire mediante esclusione le famiglie con figli non vaccinati è la Legge “No jab, no pay, entrata in vigore il 1 gennaio 2016 in Australia. I genitori che scelgono di non vaccinare i figli, senza giustificazioni mediche, non hanno più diritto ad agevolazioni fiscali o sussidi.

Osserviamo però che questa non è l’unica strategia possibile. Al convegno “Vaccinazioni oggi, organizzato  dalla Fnomceo, Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri, tenutosi lo scorso giugno a Roma, è stata sostenuta la proposta di realizzare campagne shock raffiguranti adulti e bambini danneggiati dalle malattie infettive. Secondo gli esperti è più utile stimolare la paura dei rischi legati alle malattie, piuttosto che diffondere informazioni correttive infarcite di freddi numeri e grafici.
Dobbiamo combattere le emozioni con le emozioni” ha affermato il Direttore Scientifico dell’Istituto nazionale di Genetica Molecolare, Sergio Abbrignani.

Con la medesima intenzione di scioccare ha agito una coppia inglese, che ha diffuso le fotografie del figlio appena prima che morisse di meningite. L’obiettivo principale della loro campagna online è però in questo caso differente. Mentre in Italia il sistema sanitario vuole convincere la popolazione a vaccinare i propri figli, nel Regno Unito lo scopo è quello di usare le immagini come appello per far sì che il Sistema Sanitario Britannico estenda la copertura delle vaccinazioni gratuite contro l’infezione oltre il primo anno di vita.

Altra campagna che ha lo scopo di comunicare la prevenzione della meningite e quindi di spronare i genitori a vaccinare i figli è quella realizzata dalla società britannica GlaxoSmithKline plc: Win for Meningitis”. Da Aprile 2016 questa campagna ha visto come protagonisti gli atleti paralimpici di Rio. Gli sportivi sopravvissuti alla meningite hanno preso parte a un servizio fotografico realizzato dalla rinomata Anne Geddes. Le sue fotografie evidenziano il contrasto tra la forza ispiratrice di questi atleti e la vulnerabilità dei neonati, incoraggiando così i genitori a proteggere le nuove generazioni contro la malattia.

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Beatrice Vio per la campagna “Win for Meningitis”

Di fronte alla scelta di usare immagini scioccanti non sono però tutti d’accordo. il Direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, Luca Pani, invita a essere cauti.
Egli sottolinea che il tema dei vaccini è un tema delicato per la comunicazione e che ci sono studi che dimostrano che trattare argomenti razionali con metodi irrazionali non sia convincente per il cervello umano.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è invece favorevole a questo tipo di campagne, le quali, secondo la sua opinione, “possono essere interessanti perché la comunicazione oggi sembra che funzioni solo così”.

I casi citati si concentrano soprattutto nello stimolare sentimenti spiacevoli nelle persone, dovuti alla paura di essere esclusi dalla comunità o al timore di subire gli effetti delle malattie. Forse in futuro potremo sperimentare con maggiore frequenza campagne che stimolino emozioni piacevoli, dovute alla capacità di far vedere come la vita sarà sera più bella se tutti seguiranno i consigli degli esperti.
A mio parere le fotografie di Anne Geddes con gli atleti paralimpici riescono a generare sentimenti piacevoli, per la vitalità, serenità e innocenza che trasmettono. Tutto sta nel cercare di trovare una sinergia tra l’intenzione che ha il mittente del messaggio e le conseguenze sulle emozioni e sulle azioni dei destinatari.

Monica L’Erario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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