Non soltanto rose e fiori: Valentina ci racconta il suo tirocinio a St. Helens

 

Incontro Valentina nel giardino della Scuola di Scienze politiche. Da poco tornata da St. Helens, 18 km da Liverpool e 37 da Manchester, dove ha trascorso i tre mesi di tirocinio grazie alla borsa Erasmus + tirocinio.

 

Valeria: Vorrei iniziare dalla fine… Atterrata a Bologna quali sono state le emozioni e le sensazioni dopo questa esperienza?

Valentina: Sono stata molto contenta di tornare a Bologna. In realtà sono atterrata a Pisa, ma durante il viaggio verso Faenza, dove ero diretta, il treno è passato da Bologna e, anche se era solo una fermata e non sono scesa dal treno, mi è venuta la pelle d’oca…

Vr: Qual è stato il motore principale che ti ha spinto a fare il tirocinio all’estero?

Vn: Appena finita la triennale avevo deciso che, una volta iscritta alla magistrale, avrei fatto il tirocinio all’estero. Il motivo principale è stato il volermi mettere in gioco, avere la possibilità di mettere in pratica quello che ho appreso nel corso di questi due anni e, ovviamente, non manca l’utilità anche da un punto di vista linguistico.

Vr: Perché hai deciso di andare in Inghilterra?

Vn: In triennale avevo fatto l’Erasmus studio in Lettonia, un paese un po’ insolito, questa volta mi ero ripromessa di scegliere un paese più comune e avanzato da un punto di vista lavorativo.

Vr: Giusto in tempo per la Brexit…

Vn: Si, infatti, meno male. Posso dire di aver lavorato in un ex- paese dell’Unione Europea.

Vr. Che tipo di azienda hai scelto e perché?

Vn: La mia ricerca per l’azienda si è indirizzata principalmente sul settore marketing. L’azienda che ho scelto fornisce materiali barcoding, cioè codici a barre e lettori di codici a barre, stampanti, identificatori di frequenze, tecnologie di stoccaggio e non solo.
Ho scelto quest’azienda per il programma promettente che offriva e perché sembrava fosse qualcosa di altamente formativo: sarei dovuta essere seguita da un responsabile del settore marketing. Cosa che non è avvenuta.

Vr: Come ti sei mossa per cercare l’azienda e quale tipo di aiuto mette a disposizione l’università in questo senso?

Vn: Ho cercato le aziende sia tramite siti che ho trovato in maniera autonoma sia su quelli indicati dall’università. L’azienda presso cui ho lavorato, però, l’ho trovata tramite il servizio Mobilitas, che ti permette di avere un colloquio con un operatore, il quale in base ai tuoi interessi ti indirizza fornendoti una lista di aziende presenti nei vari paesi dell’U.E. e cerca di aiutarti su qualsiasi perplessità o dubbio.

Vr: Di cosa ti sei occupata e qual è il bilancio complessivo di questa esperienza?

Vn: Complessivamente sono soddisfatta dell’esperienza ma non in ambito lavorativo anche se, successivamente, ho avuto l’opportunità di vivere situazioni molto positive. Inizialmente mi occupavo solo di compilare database, il che era molto noioso e inutile. Mi sono occupata di fare ricerche sui competitors dell’azienda e di chiamare aziende italiane con cui creare delle partnership. L’azienda in cui mi trovavo, però, usa un metodo di marketing molto antiquato e molto semplice. Sostanzialmente inviava delle mail in cui informava e chiedeva alle altre aziende se avessero necessità di materiali per la lettura di codici a barre e affini. Mi è’ stata data la possibilità di partecipare a diverse fiere internazionali perché il mio responsabile ha notato il mio interesse verso un particolare strumento che andava presentato in quel contesto. Mi ha fatto fare dei webinar con un’azienda americana per imparare ad usare questo asset tracking. In seguito mi sono ritrovata a dover fare un training agli altri tirocinanti in modo che ne apprendessero l’utilizzo. Durante le fiere a Dublino e Birmingham mostravo appunto il funzionamento di questa nuova tecnologia (RFID) ad aziende potenzialmente interessate. Poi, come spesso avviene, ho svolto mansioni assolutamente non previste quali aggiustare stampanti, organizzare gli spostamenti del responsabile, risolvere i problemi di allestimento che si sono presentati durante la fiera etc. La maggior parte dei punti previsti dal programma non sono stati rispettati perché mi sono resa conto che la vendita di questi strumenti è per l’azienda un’attività secondaria in realtà. Principalmente si occupa di compilare database, con i contatti di varie aziende presenti sul mercato, destinati alla vendita. Pensavo anche di poter innovare i social, per niente attivi, e il sito dell’azienda che è molto povero, invece non mi è stata data questa possibilità.

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Credits photo: Diletta Montaina

 

Vr: I tuoi colleghi si occupavano delle stesse cose di cui ti occupavi tu?

Vn: In realtà no, tranne me e un’altra persona tutti si occupavano solamente della compilazione di database.

Vr. Che consigli ti senti di dare a chi vuole svolgere un tirocinio all’estero?

Vn: Prima di tutto iniziare la ricerca dell’azienda molto tempo prima, perché è molto stressante e bisogna prepararsi per i colloqui via skype o tramite telefono, guardare i feedback della gente su quell’azienda. Tenere in considerazione che quando si riceve una risposta immediata dall’ azienda molto probabilmente non è un buon segnale. Cercare in tutti i modi di studiare l’azienda non solo per affrontare il colloquio ma perché poi sei tu che devi starci dentro. Riguardo alla lingua direi di non farsi troppo terrorizzare da questo aspetto, comunque l’Erasmus + è un programma dell’Unione Europea finalizzato anche all’ apprendimento di quest’ultima e poi ritengo che nell’ approccio alla lingua inglese, noi italiani, abbiamo un blocco psicologico più che un’incapacità reale… Io sono partita con un livello B2.

 

Vr: Il ricordo più bello e quello più brutto di questa esperienza?

Vn: Il primo ricordo bello che mi viene in mente è ad Edimburgo con una collega di lavoro, anche lei studentessa di Compass. Appena arrivate nella città c’era un sole pazzesco, e ciò ci ha sorprese dato che eravamo terrorizzate dal freddo, e ci siamo spogliate da tutti gli strati che avevamo addosso, ma dopo poco è cominciato a piovere e in quel momento ci siamo sentite molto inglesi. Camminavamo sotto la pioggia come se nulla ci tangesse mentre gli inglesi sfrecciavano da una parte all’altra perché diluviava. Il ricordo più brutto, invece, lo collego al primo periodo in azienda in quanto ho avuto un grosso momento di sconforto nel realizzare che la mia mansione reale sarebbe stata compilare i database di cui parlavo prima, mi sentivo molto frustrata. Per fortuna, poi, ho cambiato mansione.

 

Vr: Grazie mille Valentina per la tua disponibilità.

Vn: Grazie a te per avermi dato la possibilità di condividere il racconto della mia esperienza…

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