L’era della condivisione sociale

Nel mondo tecnologico in cui viviamo, quando si pronuncia la parola condivisione le prime cose che ci vengono in mente sono foto, link, video e quant’altro la rete ci permette di avere in comune con gli altri. Ma nella realtà quotidiana, quella che viviamo tutti i giorni, cosa sta cambiando?
Partecipazione, integrazione e condivisione sono gli elementi portanti di una società. Essi possono partire dal basso, da chi ci amministra o da chi si unisce per offrire un servizio alla collettività. Cerchiamo di scoprire chi, come e perché si è messo d’impegno per garantire a tutti la possibilità di poter usufruire di alcuni nuovi servizi.

Le social Street
Quanti di noi escono di casa e si rendono conto di non conoscere il proprio vicino? Questo è stato uno dei primi pensieri di Federico Bastiani, fondatore della prima e più famosa social street italiana, nata a Bologna in Via Fondazza nel settembre 2013. Instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, portare avanti progetti collettivi di interesse comune sono alla base di questo esperimento sociale. Per raggiungere questi obiettivi a costi zero, la social street ha da sempre utilizzato, in primis la creazione di gruppi chiusi di Facebook, per poi scendere in strada ed attaccare bigliettini nel quartiere per aggregare anche le persone che non usano il social network. L’impatto sociale di questo fenomeno è stato gigantesco, tanto è vero che ad oggi ne sono nate 59 solo all’interno dell’area bolognese. Ma perché questo? Perché alla base ci sono principi forti che permettono la condivisione e la partecipazione delle persone attraverso l’inclusività, l’aiuto gratuito e la socialità.

socialstreet

Logo ufficiale delle social street Italia

La Pubblica Amministrazione
Conosciuta come l’insieme di enti che concorrono all’esercizio e alle funzioni dell’amministrazione di uno Stato nelle materie di sua competenza, già dalla famosa legge 150/2000 possiamo vedere come essa si sia aperta in modo esponenziale nei confronti dei cittadini. Favorire l’accesso ai servizi e approfondire i temi di interesse sociale e pubblico sono alla base di questa nuova concezione della PA. Essa, ha fatto molti passi in avanti anche nei confronti della sopra citate social street, creando il “Regolamento dei beni comuni” il 19 maggio 2014, visto come uno strumento per disciplinare i rapporti tra l’Amministrazione e i cittadini – attivi- con lo scopo di curare e rigenerare i beni comuni urbani. Fino ad adesso solo 4 delle social street bolognesi hanno deciso di firmare il Patto, fermo restando che esso non è né obbligatorio né vincolate. Anche se il risultato non è ai massimi livelli, si riconosce il superamento di uno Stato e di una Amministrazione Pubblica unilaterale e autoritaria.

La sharing economy
La sharing economy si propone come un nuovo modello economico, capace di rispondere alle sfide della crisi e di promuovere forme di consumo più consapevoli basate sul riuso e sull’accesso. Si traduce con “economia della condivisione” o “consumo collaborativo”.
Ci sono diversi tipi di sharing economy, diffusi ormai in tutta Italia. Si passa dal Car sharing (o auto condivisa) ovvero un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione, prelevandola e riportandola in un parcheggio, e pagando in ragione dell’utilizzo fatto, al bike sharing (servizio di biciclette pubbliche, promosso dalle prima citate PA) che favorisce l’integrazione tra l’utilizzo dei mezzi pubblici e l’uso delle biciclette.
Grazie a questa nuova forma di economia è molto più conveniente anche viaggiare. Servizi ben consolidati sono quelli del CouchSurfing o BeWelcome che permettono uno scambio gratuito di ospitalità in un periodo di tempo limitato.

 

E se una persona volesse mettere a disposizione le sue conoscenze ad altri senza avere nessun scopo di lucro? Anche questo si può fare! Se ne occupa la banca del tempo , dove il valore delle attività scambiate corrisponde unicamente alle ore impiegate per realizzarle.

Ultimo, ma non meno importante, è il ritorno al baratto. Esso significa scambiarsi qualcosa senza l’utilizzo della moneta, ed ormai è tornato di moda più che mai. Si è assistito alla nascita di gruppi Facebook, di negozi e portali online per barattare a costo zero .

Questi sono solo alcuni dei mezzi utilizzati per favorire condivisione e partecipazione. Voi ne avete mai utilizzato uno? O ne conoscete di nuovi?

Fateci sapere la vostra esperienza!

Danila Bronico

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