Musei e Social: quando la cultura incontra la comunicazione 2.0

I musei e il settore dell’arte aprono le porte ai social network. Cataloghi su Instagram, librerie multimediali su Pinterest, promozioni di mostre e hashtag virali su Twitter. Sono solo alcune delle proposte per le nuove strategie di comunicazione che caratterizzano i musei nel mondo. E in Italia? Siamo al passo con i tempi?

Da qualche anno ormai anche il settore della cultura si è avviato verso un suo risveglio digital cominciando ad adottare gli strumenti messi a disposizione dal web 2.0.

Ma perché un museo sente il bisogno di aprire un proprio profilo sui più importanti social network del momento?

Per molte realtà museali sta diventando importante mutare i processi di accesso alla cultura andando a stimolare nuove forme di socializzazione e coinvolgimento che fino ad ora non avevano adottato.

Il passaparola virtuale che si manifesta con la condivisione di link, attraverso i “like” su Facebook o i retweet, diventa importante perché assume spesso una dimensione virale.

In questo modo si cerca di stimolare il pubblico, creare interesse e coinvolgimento sulle opere di grandi artisti, promuovere mostre ed eventi.

Attraverso i social, che vanno ad affiancare il sito web, si cerca dunque di far incontrare la cultura con più fasce d’età, cercando di attirare in primis i giovani. Attivando processi di Audience Development si elaborano così soluzioni coinvolgenti per creare un rapporto diretto con il pubblico, rendendolo partecipe e co-protagonista dell’opera d’arte.

Non solo, tutte queste attività social aumentano la valorizzazione del patrimonio culturale, rinnovano le modalità di fruizione dei contenuti dei musei già esistenti e danno spazio all’abbondanza di materiale dimenticato negli archivi.

Vediamo alcuni dei musei più social.

Il MoMA di New York è uno dei musei più attivi sotto questo punto di vista. È riuscito ad

Twitter MoMA

MoMA su Twitter

ottenere un seguito enorme raggiungendo circa 6milioni e 300mila follower tra i suoi profili Facebook, Twitter e Instagram.

 

È una realtà che ha saputo investire molto sulle risorse digitali a partire dalla propria App o dalla particolare audio guida in dotazione con il biglietto di ingresso. Questi strumenti, oltre a fornire le classiche funzioni di guida alle opere consentono di accedere con pochi click ai cataloghi completi del museo o di un artista fornendo anche preziose informazioni tecniche sulla realizzazione delle opere. Non meno importante è la possibilità di condividere direttamente sui social (Facebook e Twitter) le opere preferite con i propri amici o follower inviando cartoline personalizzate senza dover necessariamente scattare foto ad ogni singola opera. Espediente interessante che riduce anche l’uso dei flash che rovinano le opere esposte.

Al secondo posto troviamo, sempre nella città di New York, il Guggenheim Museum che

Twitter Guggenheim NY

Guggenheim Museum su Twitter

 

con la sua intensa attività su Twitter è riuscito ad attrarre più di 1milione e mezzo di follower.

Il LACMA di Los Angeles invece è un museo con una forte presenza su Pinterest dove ha creato librerie multimediali nelle quali è facile consultare le opere che accompagnano il visitatore durante la sua esperienza all’interno del museo o avvicina gli utenti che dal web, tramite pc o smartphone, decidono di gustarsi le opere d’arte a distanza.

Pinterest LACMA Los Angeles

Museo LACMA su Pinterest

 

E in Italia?

I musei italiani sfruttano ancora molto poco le risorse messe a disposizione dai social, principalmente perché mancano sia le competenze specializzate sia la voglia di rinnovare i canali di comunicazione ancora troppo legati ai media tradizionali.
A dirci questo è il decimo rapporto Civita presentato lo scorso 30 marzo con il nome di “#SOCIALMUSEUM. Social media e cultura fra post e tweet”.

Secondo il report la poca esperienza e la scarsa capacità di associare obiettivi precisi a queste piattaforme non hanno ancora permesso l’implementazione dei social network nelle strategie di comunicazione dei musei italiani.

Ulteriori ostacoli che impediscono l’espandersi della comunicazione sui social sono i vincoli normativi legati alla circolazione delle immagini delle opere d’arte sui canali digitali e le scarse risorse finanziarie che impediscono l’assunzione di figure specializzate.

Vediamo alcuni casi italiani.

I musei di arte contemporanea risultano sicuramente essere quelli più inclini a queste forme di comunicazione e promozione.

Tra i più seguiti ci sono il MAXXI di Roma con una buona attività su Facebook e Twitter e il Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Sempre in Italia Palazzo Madama è riuscito ad avviare un crowdfunding organizzato con l’appoggio della Community di Instagram che ha condiviso immagini legate alla collezione che si voleva far tornare in Italia attirando attenzione sull’iniziativa e creando occasioni di donazioni.

Altro caso è il Peggy Guggenheim di Venezia. Anche se da considerarsi come un museo internazionale sul territorio italiano, è interessante vedere come ha scelto di muoversi.

Settimanalmente vengono invitati i visitatori a inoltrare le foto scattate nelle sale usando l’hashtag #Howdoyousee. Le migliori vengono di volta in volta pubblicate sul profilo Instagram del museo.

Anche il Museo del ‘900 ha lanciato un hashtag che ha riscontrato un certo successo. #MuseoIdeale ha invitato tutti gli appassionati di arte a scattare e condividere foto di opere d’arte in giro per il mondo per raccoglierle tutte sotto un unico tag. Questa operazione ha portato una notevole visibilità al museo che nel solo mese di giugno 2015 è passato da 1.600 a oltre 12mila follower.

Molto timido è invece l’approccio del Polo Museale Fiorentino, che per essere uno tra i più importanti al mondo conta solo 15mila like sulla sua pagina Facebook.

Queste sono solo alcune delle testimonianze della presenza sui social delle istituzioni culturali del nostro paese.

A compensare la scarsa presenza presenza sui social network ci pensano però attività esterne.

Quest’anno, il 20 gennaio, a livello internazionale è stato lanciato per il terzo anno l’hashtag #museumselfieday che invitava a farsi un selfie con la propria opera d’arte preferita. Ovviamente all’interno di un museo e non davanti alla copia tenuta in soggiorno, e a condividere la foto sui social.

Le Invasioni Digitali sono invece un bel progetto italiano che, partito nel 2013, sta riscuotendo sempre maggiore successo. Si tratta di visite guidate dove i partecipanti sono invitati a condividere foto e video della loro esperienza culturale attraverso gli hashtag di riferimento.

Partecipare è molto semplice, basta andare sul sito di Invasioni Digitali e iscriversi per avere accesso al calendario delle invasioni e scegliere quella alla quale si vuole partecipare.

Ecco una mappa delle invasioni previste per il 2016.

invasionidigitali2016

Credits: blogdipadova.it

Questa forma di condivisione non solo aumenta il livello di coinvolgimento e il senso di appartenenza a certi aspetti della cultura ma in più è in grado di avvicinare il pubblico più giovane a manifestazioni artistiche.

Altra attività tutta italiana è il progetto #svegliamuseo, nato sempre nel 2013, con l’obiettivo appunto di “svegliare” i musei proponendo loro strategie che integrino la comunicazione digital.
Il progetto mira a studiare ed analizzare le strategie utilizzate dai professionisti della comunicazione dei musei di tutto il mondo e ad applicarle al contesto italiano cercando di coinvolgere le diverse realtà del nostro paese.

Sicuramente questi strumenti hanno portato grandi benefici alle realtà museali e culturali in generale in termini di ingressi.

Alcune realtà, come il Guggenheim di Venezia nello scorso 2015, hanno riscontrato un notevole aumento di presenze. Certo non è facile capire quanti siamo i visitatori presenti grazie ad internet, ma i segnali sembrano essere quantomeno incoraggianti.

Francesco Ferrara

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