#ijf16 Raccontare le maratone elettorali: dalla tv al web all’esempio degli USA

Ci troviamo all’interno di un lungo periodo di campagna elettorale nei comuni d’Italia e negli Stati Uniti e, come sempre, il compito di informare gli elettori spetta a giornalisti, analisti, inviati, che aspettano dichiarazioni, sondaggi, promesse elettorali per divulgare notizie sui movimenti dei candidati e previsioni sul risultato finale. Si tratta di un momento caldo che nonostante il calo della partecipazione elettorale, viene vissuto con suspense da esperti del ramo del giornalismo politico. Durante la decima edizione del Festival del Giornalismo a Perugia, ospiti protagonisti di tante notti elettorali, quali Alessandra Sardoni, giornalista di La7 e conduttrice di Omnibus, Luca Sofri, direttore de Il post, Lorenzo Pregliasco , cofondatore di You Trend e Francesco Costa, giornalista del post, ne hanno messo in luce gli aspetti chiave, a partire dal formato televisivo in Italia, passando per il web, sino al caso degli Stati Uniti.

“Difendo le serate elettorali”: dice con fermezza Alessandra Sardoni, protagonista di tante maratone elettorali, che cita immediatamente come prime caratteristiche di questi momenti, la drammaturgia e la freschezza insieme al divertimento. Per lei, queste sono infatti delle occasioni in cui il giornalista, ma soprattutto l’inviato, possono raccontare quello che sta avvenendo in diretta, avvalendosi quindi del colpo di scena e della novità della tematica.

Le maratone elettorali in tv

È necessario non solo stare sul pezzo con dati continuamente aggiornati, ma avere inviati con caratteristiche diverse e gli stessi ospiti in studio per tutta la durata della maratona. Tali espedienti aiutano a creare familiarità e teatralità con il futuro elettore e, allo stesso tempo, attraverso questi, si sfrutta l’incisività maggiore che la maratona possiede rispetto ai talks, contenitori nati per approfondire fatti già accaduti, le cui peculiarità sono riprese anche dalle dirette elettorali. Quando si parla di maratone, ci troviamo, infatti, di fronte ad un mélange di questi due format: la diretta non può mancare di un momento dedicato all’approfondimento ma anche della presentazione del background.

A titolo di esempio, la conduttrice di Omnibus, cita l’esperienza fatta con La7, in cui si mostra la TV nel suo farsi. Riprendendo questa ciò che avviene nella struttura del “teatro nel teatro”, induce a considerarla una forma di “TV nella TV”. Durante i programmi di Mentana, a tutti gli effetti coniatore del termine “maratona”, non è fuori dalla norma ricevere telefonate o messaggi e lasciare che lo spettatore veda quello che succede dietro le quinte tra giornalisti e politici .

Sul web

Questi ultimi, protagonisti indiscussi delle campagne elettorali, si trovano anche al centro del racconto elettorale che, in Italia , ha come elemento principale la polemica. Ad affermarlo è Luca Sofri che porta il discorso delle dirette elettorali sul web.
Su questo media, è spesso fondamentale la rapidità con cui si pubblica anche a discapito della correttezza dei dati forniti. Ciò spesso compromette il lavoro dei giornalisti de Il Post rispetto agli altri competitors della rete che stanno già titolando e arriveranno prima ma è una scelta che, a lungo termine, dà al giornale digitale di Luca Sofri una maggiore credibilità.

Bisogna essere in grado di riconoscere le fonti attendibili per non cadere in distorsioni numeriche poiché neppure i numeri possono essere sempre considerati fatti indiscutibili. Inoltre bisogna chiedersi quale possa essere il metodo migliore per fare una previsione efficace dei risultati.
Sia i sondaggi che gli exit polls (i dati vengono raccolti con interviste agli elettori all’uscita dal seggio ) hanno mostrato delle fragilità. In particolare questi ultimi non si fanno più in Italia a causa degli elevati costi. Mentre sono ancora utilizzate le proiezioni elettorali (una stima statistica dell’andamento delle votazioni elettorali sulla base di uno spoglio iniziale in alcuni seggi).

L’esempio degli Stati Uniti

I dati poi sono trasmessi sempre più velocemente attraverso il web. Lorenzo Pregliasco afferma che per il sito You trend, anche Twitter è una fonte di raccolta dati. Questo social, come tutti sanno, è però, innanzitutto, uno strumento per la comunicazione politica, utilizzato in larga misura negli Stati Uniti, dove si è imposto come mezzo per promuovere i diversi candidati.

Nella confederazione di stati, presieduta ancora sino al 2017 da Obama, Twitter ha avuto sin da subito efficacia per raccogliere consenso, a differenza di quanto succede in Italia, dove non ha la stessa presa.
Altre differenze con gli Stati Uniti si hanno anche nelle caratteristiche del racconto elettorale attraverso la TV. Qui i protagonisti del dibattito non sono i politici di schieramenti diversi né i giornalisti, come accade in Italia, ma opinionisti di professione, che fanno solo questo. In più è difficile che il candidato risponda alle domande dei giornalisti in conferenza stampa. Hillary Clinton è nota per la sua irraggiungibilità dagli esperti dell’informazione. Solitamente sono comunque personaggi dello staff a fare le loro veci dopo essere stati adeguatamente istruiti. Questo è quanto viene raccontato da Francesco Costa che ricorda anche che molti elementi comuni della campagna elettorale nostrana sono ricorrenti negli Stati Uniti, cambia solo l’intensità. Gli americani scoprono chi ha vinto almeno 25 volte e sono informati sui risultati dei flussi elettorali con una suddivisione per etnie, poiché tendenzialmente persone di etnia simile tendono a votare in maniera simile.

Sarà così anche per le prossime elezioni americane ma soprattutto chi saranno i nuovi sindaci nei Comuni d’Italia chiamati a votare? Il 5 giugno, data proclamata per le elezioni, attraverso TV e web potremmo scoprire i risultati di queste elezioni con una consapevolezza maggiore dei retroscena del racconto elettorale.

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