Flavia Laviosa: delitti d’onore, codici e rituali

In cosa consistono i delitti d’onore e per quali motivi vengono compiuti? Sono solo alcuni degli interrogativi ai quali ha risposto Flavia Laviosa, docente presso Wellesley College, negli Stati Uniti. L’incontro si è svolto lo scorso 17 maggio, nell’ambito del corso di Sociologia della comunicazione multimediale della Professoressa Saveria Capecchi.

I temi trattati nelle due giornate con gli studenti Compass prendono spunto dalle ricerche che da anni svolge la Professoressa Laviosa e che, tra gli altri, riguardano anche il femminicidio, i delitti d’onore e il modo in cui essi vengono trattati in ambito cinematografico.

Ma in che modo possiamo definire la violenza indirizzata alle donne in nome dell’onore? I crimini legati al concetto di onore sono molti e non sono solo gli omicidi, ma possono essere definibili come qualsiasi forma di violenza fisica verso la donna che va dall’intimidazione all’uccisione. Il termine delitto d’onore è stato coniato dalla cultura occidentale, la quale ha definito in tale modo questa tipologia di crimine che non viene riconosciuta ugualmente all’interno delle diverse culture. Tali uccisioni toccano direttamente la donna come vittima, ma non solo, si manifestano contro coloro che si rifiutano di seguire determinate regole che definiscono l’onore.

UNIFEM (United Nations for Gender Equality and Empowerment of Women) ha definito questi delitti come: “crimini contro donne che sono vittime di stupro sospettate o accusate di rapporti sessuali prematrimoniali o di adulterio”. Questo concetto, risiede in una struttura patriarcale delle famiglie, comunità e società, scaturisce dalla necessità di proteggere il valore sociale e morale dell’onore come norma o tradizione, ed inoltre dà luogo ad una molteplicità di comportamenti che esprimono potere, controllo e intimidazione.
Le famiglie attribuiscono la loro reputazione sociale e morale, diversa da cultura a cultura, alle donne, ed in particolare ai loro corpi. L’onore e il timore della vergogna sono strumenti per controllarne la sessualità e la libertà di movimento, sia in modo fisico che mentale. Le donne vengono uccise da parenti uomini (padri, mariti, fratelli) per ripristinare, tramite questi omicidi, l’onore della famiglia, in questo modo esse diventano vittime sacrificali. All’interno di tali comunità le caratteristiche ideali di una donna sono modestia, castità ed obbedienza, tali qualità vengono considerate gli unici elementi fondamentali per preservarne l’onore.

Qual è invece il ruolo dell’uomo e in cosa consistono le sue responsabilità? Sicuramente difendere l’onore della famiglia contro comportamenti ritenuti vergognosi. Le donne devono quindi essere protette come proprietà e risorsa, come capitale sia morale che materiale. Esse vengono ritenute responsabili delle azioni violente che vengono effettuate nei loro confronti, per questo devono essere uccise. Gli autori dei delitti sono anche essi vittime dei valori sociali e delle tradizioni, in quanto le famiglie impongono loro di uccidere. Nel caso in cui gli uomini rifiutassero tale imposizione sarebbero soggetti alla denigrazione e umiliazione da parte della comunità, un destino quindi che non risparmia nessuno.

I delitti d’onore non possono essere circoscritti all’interno di categorie predeterminate, essi vengono praticati in tutte le classi sociali ed economiche, e non sono nemmeno specifici di alcuni gruppi etnici o religiosi, questo sottolinea il loro carattere universale. Tale concetto di onore violato va al di là della cultura, vi sono molti delitti d’onore che non vengono definiti in tale modo anche se le modalità di attuazione fanno sì che essi rientrino all’interno di questa categoria. Il mondo occidentale fa parte dei paesi in cui questi fenomeni si manifestano, in quanto vi sono regioni in cui emigrano le culture orientali portando con sé le proprie tradizioni.

I delitti d’onore vengono effettuati perché senza di essi “la reputazione della famiglia della vittima e dell’assassino subirebbe un danno irreparabile, con l’omicidio questa colpa viene riparata e la famiglia riacquista il rispetto della comunità” (Diane King).
Da questa definizione emerge la consapevolezza che questi delitti vengano visti come pratiche private, non denunciate dalla famiglia. Un’altra caratteristica particolarmente interessante è data dalla tolleranza di alcuni codici penali nei confronti dei delitti d’onore. Nei paesi in cui il codice penale è stato riformato e i delitti d’onore vengono puniti con l’ergastolo, le famiglie cercano di salvare i figli maschi da queste pene e ordinano alle figlie di suicidarsi, oppure mascherano le loro morti come suicidi. Da questo scenario ne emerge che le nazioni non possono eliminare questi delitti con riforme legislative, inoltre, quando le comunità emigrano preservano questi codici di comportamento, creando scontri interculturali e intergenerazionali. Altro caso particolare è quello riguardante le sparizioni di adolescenti che non tornano a casa a seguito di viaggi estivi nel paese d’origine, le ragazze vengono infatti costrette a sposare uomini scelti per loro e nel caso di rifiuto vengono minacciate di morte e assassinate. Nessuno si può opporre a queste decisioni. L’’intera famiglia collabora, anche le madri e le sorelle non possono aiutare la donna colpita da delitto d’onore.

Nell’ultima parte dell’incontro è stato affrontato il tema dal punto di vista cinematografico, e si è parlato delle diverse modalità attraverso le quali l’argomento è stato rappresentato da vari registi, in diversi paesi e culture. Uno dei fenomeni che più colpisce per la sua particolarità è l’interesse che è stato manifestato nei confronti di questo tema come argomento da sfruttare anche nei film di massa, al punto che dal 2010 ad oggi sono stati prodotti otto film in stile Bollywood riguardanti il delitto d’onore. Fino a qualche tempo fa questi argomenti venivano affrontati esclusivamente con una lettura critica, sia sociologica che antropologica, all’interno di documentari o film che ricostruiscono le storie tramite interviste. E’ il caso di “A girl in the river” di Sharmeen Obaid-Chinoy, premiato nel 2016, che racconta la storia di una ragazza sopravvissuta al tentativo di omicidio da parte del padre.
Vi sono anche film ambientati nei paesi occidentali come “The price of honour” di Xoel Pamos e Neena Nejad, oppure “Honour Diaries” di Micha Smith ambientati rispettivamente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. La filmografia dedicata a questi argomenti alterna pellicole girate nei paesi occidentali e orientali, testimonianze oppure indagini da parte della polizia, ma quello che più colpisce è che quasi tutte le narrazioni siano tratte da storie vere. L’unica cosa che possiamo fare è cercare di maturare la consapevolezza dell’esistenza di questi situazioni estremamente complesse, senza nasconderle, cercando di studiarle e indagarne le motivazioni.

Cecilia Ferrari

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