#ijf16 Donne e giornalismo: più possibilità per la parità di genere nel digitale

Essere donne nel giornalismo è un’aspirazione non facile da raggiungere. Ancora oggi nel 2016 la percentuale di figure femminili che accede a questa professione raggiunge, infatti, solo il 37% a fronte di una maggioranza maschile che domina il mondo dell’informazione. Qualcosa sta cambiando però nel digital journalism, dove donne come Liz Heron, chief editor dell’Huffington Post, Mitra Kalita, editor manager del Los angeles Times e Madhulika Sikka, sono riuscite a rompere diverse barriere diventando, le prime due, leader di importanti giornali. Durante la decima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, queste ultime, grazie alla mediazione di Raju Narisetti, senior vice president strategy News Corp, hanno raccontato la loro esperienza, riportando le difficoltà e le disparità di genere tutt’ora esistenti all’interno delle redazioni, ma fornendo anche importanti consigli per cercare di superarle.

Essere donne reporter è una sfida innanzitutto per un fattore biologico. Decidere di diventare mamme durante la carriera comprende, infatti, il dovere di fare una scelta che spesso si traduce in una rinuncia del ruolo di giornaliste. Mitra Kalita è rimasta incinta a 27 anni e per lei, sino a quel momento, pensare di conciliare maternità e lavoro era praticamente impossibile. Immergersi nel ruolo di professionista dell’informazione significava lavorare sino a tardi e non essere in grado di supportare le esigenze della propria famiglia. Mitra Kalita ha avuto, però, la forza di parlare direttamente con i responsabili del Washington Post, giornale in cui lavorava all’epoca, e dire esattamente ciò di cui aveva bisogno: è così che è riuscita ad ottenere un orario part time di 2 giorni e mezzo a settimana che le consentisse di stare con sua figlia per i primi due anni della sua vita.

Allo stesso tempo, è stato importante anche avere un partner che la supportasse in questa sua decisione. Sono molti gli uomini che si sono battuti in favore dei diritti delle donne e senza le loro voci molti progressi non sarebbero stati possibili. Ad affermare ciò, nel corso dell’incontro, è anche Liz Heron, che sottolinea il costo eccessivo per accedere ai servizi per l’infanzia negli Stati Uniti e una suddivisione dei tempi di aspettativa diversi per uomo e donna. Lei stessa ha avuto sei mesi, mentre suo marito un anno. In quella circostanza è stato perciò fondamentale poter contare sulla presenza del partner con la figlia mentre lei si occupava della copertura delle notizie.

Tuttavia, questo non basta per rendere la vita delle donne nel giornalismo semplice. Le maggiori forme di sessismo si sviluppano all’interno del luogo di lavoro. Molestie sessuali sottili si avvertono sia negli uffici, sia nei commenti online e le leggi contro queste forme di lesione della personalità delle donne sono diverse nei vari stati. La  California, ad esempio, adopera leggi più strette in materia.  Inoltre c’è un grave problema di differenza di retribuzione. Come in molte altre professioni, tra cui il cinema, dalle donne ci si aspetta che siano in grado di districarsi in più ambiti, essere multitasking, ma la loro paga è decisamente inferiore rispetto a quella destinata agli uomini. “Le donne dovrebbero chiedere quello che meritano” – dice Madhulika Sikka. La mancanza di confidenza rende, invece, quasi impossibile cercare una negoziazione per il proprio salario.

A proposito di ciò, Liz Heron afferma di aver accettato immediatamente la prima proposta di lavoro e di essersi resa conto dell’errore subito dopo. Ma è così che funziona: gli uomini pensano di essere bravi in quello che fanno perché ottengono risultati e soddisfazione, mentre le donne rimangono nelle retrovie, si lamentano del modo ineguale in cui vengono considerate e accettano condizioni di sotto -pagamento troppo a lungo. La società dipinge questo quadro da tantissimi secoli ormai e, se poter parlare di questi problemi è già un passo avanti, occorre fare qualcosa anche dal punto di vista pratico. Un modo di infondere maggiore confidenza nelle donne – suggerisce Mitra Kalita – è celebrare di più le donne reporter ed editor. Per modificare l’atteggiamento di rassegnazione nei confronti della disparità di genere, bisogna invece partire dal basso e modificare il modo in cui sia i ragazzi che le ragazze delle nuove generazioni vengono educati già all’interno delle famiglie.

Mezzo fondamentale in questo processo è anche internet. Sempre Liz Heron sottolinea che per lei la scelta del digitale è partita dalla considerazione che sarebbe riuscita più facilmente a trovare una posizione. Ha collaborato col Washington Post, successivamente come digital editor per il New York Times e, infine Arianna Huffington l’ha scelta come chief editor dell’Huffington post: è stata una grande prova di fiducia oltre che una possibilità per conoscere una realtà diversificata in cui le donne hanno spazio non solo come giornaliste, ma anche all’interno delle notizie.

L’Huffington Post non fa mistero, infatti, di una certa impronta femminista, che lo caratterizza rispetto ad altri giornali online. La linea editoriale su cui si impronta è segnata dalla necessità che il lettore, sempre più attento, si possa identificare con la notizia. Il pubblico riesce ad avere oggi più voce grazie e attraverso le piattaforme social. Ed è anche questo lo strumento tramite cui le giovani generazioni di aspiranti giornalisti, uomini e soprattutto donne, possono riuscire ad entrare in contatto con i loro mentori e farsi strada in questa professione.

È l’epoca d’oro per i giovani di oggi, ma bisogna fare la differenza, essere in grado di dire come si può contribuire per la crescita di un giornale, ma sopratutto essere creativi. È  un percorso difficile – questo è da sottolineare. Non si può pensare di fare giornalismo senza sacrificio, ma non bisogna nemmeno scendere a compromessi e avere il coraggio di dire no. Questo vale soprattutto per le donne.

L’incontro si chiude con una domanda:

Avete letto le risposte delle protagoniste dell’incontro. Ora diteci la vostra.

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