La tecnologia ci rende ciechi? Siamo vittime del phubbing?

“Avevano detto che le nuove tecnologie rendono liberi. Quello che non ci hanno detto è che saresti diventato schiavo del tuo smartphone”. Questa frase, tratta da “Critica della Retorica Tecnologica” di Matteo Bittanti, 2014, è utilissima per far capire come il mondo della tecnologia sta cambiando profondamente il modo di vivere delle persone.

Su Facebook spopolano link divertenti su come la tecnologia stia prendendo piede nella nostra vita. Non di rado vediamo pubblicate foto spiritose in cui viene mostrato come smartphone e tablet prendono il posto di libri, giornali e in alcuni casi, anche della pratica carta igienica. Insomma cercano di appropriarsi delle funzioni di molto oggetti che sono di uso comune. Di umorismo se ne fa tanto e, in maniera ironica vengono proposti video i quali cercano di aiutare tutte le persone che disperatamente non riescono a staccarsi dalle nuove tecnologie. A chi non è mai capitato, nel cuore della notte, di essere distesi sul letto con il proprio telefono tra le mani e poi improvvisamente questo aggeggio luminoso caderci sul viso? Per molti può essere una banalità e, magari, anche l’abitudine di essere sempre online. Ma siamo sicuri che tutto ciò sia normale.

 

Secondo le statistiche riportate dal Daily Mail, in un recente sondaggio in occasione della “Settimana della prevenzione degli incidenti” nel Regno Unito, il numero degli infortuni legati alla tecnologia è cresciuto dell’ 84% tra i giovani che hanno tra i 16 e 24 anni.Restando in casa, dall’ASAPS , ovvero l’associazione della polizia stradale, ci arrivano notizie esorbitanti per quanto riguarda l’Italia. Secondo i dati Aci e Istat relativi all’ultimo anno, il 20,1% degli scontri è provocato da distrazioni dovute all’uso dello smartphone. Scrivere un messaggio o scattarsi un selfie è molto più importante che guidare, tanto che è stato proposto anche il sequestro del telefono se utilizzato alla guida.

Sbattere contro un palo o una vetrata mentre i nostri sguardi sono incollati su Facebook, Instagram o quant’altro è solo un degli incidenti più comuni, e fortunatamente innocui che ci possono capitare. Le conseguenze possono essere lievi: un piccolo bernoccolo o magari una brutta figura davanti chi ci ha osservato. Dalla Cina arrivano notizie bizzarre con tanto di soluzioni annesse: “una ragazza cade nel tombino mentre scriveva messaggi con il cellulare”. Fortunatamente la vittima è uscita illesa da questa storia ma la problematica, che comincia ad essere sempre più frequente, ha portato il popolo cinese, e successivamente anche altri Paesi, come quello belga, ad adottare delle soluzioni. Difatti nascono delle corsie preferenziali chiamate Text Walking Line dedicate solamente a quelle persone che non riescono a distorcere lo sguardo dal telefono neanche mentre camminano. Soluzione ottimale che cerca di ridurre i rallentamenti o il blocco totale del marciapiede.

marciapiede

Ma quando gli errori, ti tolgono la vita? Solo per citare alcuni casi, vediamo come la tecnologia assorbe quasi la totalità della nostra esistenza. Lisa Digrisolo è stata travolta da un treno a Milano, mentre aveva le cuffiette e ascoltava musica. Aveva solo 19 anni e molto probabilmente un futuro nella moda, la sua passione. La musica ha coperto il rumore del treno in arrivo e la sua attenzione, totalmente rivolta allo smartphone, le ha fatto perdere la vita. Sicuramente, le fonti di distrazioni mentre si cammina possono essere tantissime, come ad esempio cartelloni pubblicitari provocanti, ma in questo caso possiamo dire che le cuffiette sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Già dal lontano 1993, usarle sia in bici o mentre si guida è perseguibile dalla legge, la quale invece ha cercato di favorire il vivavoce, molto più sicuro e meno rischioso.
Inoltre, cosa non si farebbe per scattarsi un selfie? Sarà stato il pensiero di un diciassettenne della periferia di Napoli che ha scavalcato le recinzioni per camminare lungo i binari della stazione, insieme ad un coetaneo per farsi scattare una foto e poi mandarlo ai suoi amici. Anche in questo caso, preso dalla voglia di protagonismo, non si è accorto del treno, ed è stato investito perdendo la vita.

Ma cos’è che spinge gli individui a questo forte attaccamento agli oggetti tecnologici? Negli ultimi tempi si parla di phubbing, la nuova malattia da dipendenza da smarthpone. Il phubbing è l’atteggiamento, poco cortese, di trascurare una persona con cui si è impegnati in una qualsiasi situazione sociale controllando compulsivamente lo smartphone. Purtroppo non ci rendiamo conto di esserne affetti e la brutta abitudine di star sempre attaccati al cellulare in qualsiasi occasione ha già preso piede. Infatti noi passiamo circa 9 ore della nostra giornata, incollati sul display dei nostri dispositivi perché siamo sempre alla ricerca di informazioni, gossip e cerchiamo di restare in collegamento con i nostri amici, non rendendoci conto che quelle persone sono proprio di fianco a noi.

Se volete cercare di smettere, o almeno provare a ridurre l’uso della tecnologia, a favore di relazioni face-to-face, su internet c’è già chi si è messo di impegno per aiutarci. I modi  vengono spiegati chiaramente, ce ne sono parecchi e basta solo impegnarsi. 

 
Danila Bronico

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