Dal Compass a Spreaker: intervista a Sergio La Rosa

Nata nel 2010 come start up, oggi Spreaker è una realtà aziendale che conta 5 milioni di utenti attivi, metà dei quali statunitensi. Ma cos’è Spreaker? Abbiamo intervistato Sergio La Rosa, Data Analyst and Marketer di questa impresa, nonché laureato al Compass, per cercare di capire il suo approdo al mondo del lavoro e per conoscere l’ambiente in cui opera.Laureato alla triennale in Politiche e Relazioni internazionali all’Università di Catania, Sergio ha svolto durante quegli anni attività politica, un mondo fatto di comunicati stampa e rapporti continui con i giornalisti, che gli ha permesso di conoscere meccanismi all’interno della comunicazione che lo hanno attratto. Decide così di iscriversi al Compass con l’intenzione di occuparsi in futuro di comunicazione politica, ma si appassiona al marketing.

Valeria: Quanto è stata importante l’università per l’acquisizione di quelle competenze che ti servono oggi nel tuo lavoro?
Sergio: L’università è molto importante perché se “usata” bene, ti può aiutare a comprendere molti meccanismi da replicare in occasioni più pratiche. Inoltre è fondamentale perché ti ritrovi con persone che studiano le tue stesse cose, c’è un continuo confronto di idee e hai l’opportunità anche di approfondire, dato che con la nostra magistrale si fanno molti lavori di gruppo e si affrontano molti case study. E’ un’opportunità per capire il mondo da un punto di vista teorico, ma non solo, perché se fai dei lavori di gruppo alla fine non sono altro che la replica di quello che puoi trovare fuori dall’università.
Attraverso questo approccio riesci a riconoscere le leve su cui giocare per presentarti nel mondo del lavoro.  E’ stata utile anche perché mi ha dato l’opportunità di fare un Erasmus, quindi confrontarmi con una realtà esterna al mondo italiano  e sfidare me stesso. In generale l’università e in particolare i due anni che ho fatto al Compass, si sono rivelati fondamentali. Se non ci fossero stati probabilmente adesso farei altro o farei magari la stessa cosa in maniera totalmente diversa, più confusa forse.

V: Come hai incontrato Spreaker?
S: Durante gli anni della triennale ho fatto un po’ di attività politica e quando tenti di fare comunicazione cerchi di capire quali possano essere i tuoi canali e una delle alternativa poteva essere, oltre ad avere un blog, provare a dire, a parlare, a fare radio, a fare podcast. Quindi avevo già un profilo su Spreaker. Successivamente, durante la magistrale, quando la mia laurea si stava avvicinando ho cominciato a guardarmi un po’ intorno e ho trovato un annuncio per lavorare nel team marketing di Spreaker.

V: Come è avvenuto il colloquio e poi la selezione?
S: La cosa bella è che abbiamo fatto mezzora di discussione perché in realtà, ho capito successivamente, loro cercavano certamente qualcuno che sapesse fare qualcosa, ma anche qualcuno che si sentisse parte del team immediatamente. Questo perché Spreaker ha la particolarità, essendo nata come start up, di mantenere ancora quella logica, quindi quel lavoro orizzontale dove tutti tentano di partecipare a tutto, di decidere su tutto… per questo interessava più vedere l’atteggiamento del candidato e il suo essere propositivo.
Due giorni dopo ho ricevuto una mail in cui Tonia Maffeo, la responsabile marketing, mi diceva che il colloquio le era piaciuto e che mi avrebbe fatto sapere entro un paio di settimane. In realtà la settimana successiva mi aveva già scritto e ho iniziato così il rapporto di collaborazione con Spreaker che si è da poco trasformato in tirocinio.

V: Occupandoti di analisi dati e marketing all’interno dell’azienda, sei stato autonomo sin da subito o sei stato affiancato?
S: Ci sono stati un paio di giorni di formazione, dedicati anche solo a capire come funziona l’azienda e poi nel momento in cui avevo bisogno di qualsiasi informazione, essendo Spreaker un team che lavora in remoto, utilizziamo un’ applicazione che si chiama slack, nella quale si riversa tutto il team, e attraverso quella, scrivevo in privato e chiedevo dettagli. D’altronde tutto il team di Spreaker lavora così perché siamo attualmente in tredici, di cui quattro persone a Bologna e il resto sparse tra varie città d’Italia e poi Usa, Germania, Spagna e Lituania.

_DSC6276 2

creditsphoto: spreaker.com

V: Qual è l’età media all’interno del team?
S: I più giovani hanno 27 anni, gli altri componenti sono trent’enni e un paio over 40.

V: Se dovessi spiegare Spreaker a qualcuno che non ha idea di cosa sia, come glielo spiegheresti?
S: Partendo da un livello base, Spreaker è una sorta di YouTube dei files audio, una community dove chiunque può iscriversi e può ascoltare ciò che producono gli altri, che sia un podcast, e quindi qualcosa di già registrato, o che sia uno streaming live di un evento, un’intervista, un programma, oppure possono mettersi in gioco e produrli loro i contenuti. Evolvendo un po’ è una piattaforma molto complessa e particolare perché è sicuramente uno dei tool on line, disponibili a livello globale oggi, che offre più caratteristiche contemporaneamente. Spreaker ti dà l’opportunità di trasmettere in diretta, di caricare i tuoi podcast, di importarli da un feed RSS, di usare degli strumenti esterni come un mixer o dei software per schedulare, per fare una programmazione intera. Il piano “Station”, ad esempio, prevede l’opportunità di trasmettere h24, sette giorni su sette. Spreaker ti permette di fare, a 360°, tutto ciò che riguarda la creazione di un contenuto audio. Dall’altra parte permette anche una redistribuzione, in quanto puoi riversare questi contenuti su YouTube, sui social network, su iTunes ecc… Tutto ciò può essere fatto sia dall’utente medio ma anche, grazie anche a mixer e software esterni, a livello professionale.

800px-Djconsole

creditsphoto: wiki.startupbusiness.it

V: Spreaker dopo un periodo a Berlino è ritornata a casa, in Italia, decidendo di adottare la modalità di lavoro da remoto. In un periodo in cui si discute spesso del “sempre connessi ma sempre più soli”, il lavoro da remoto toglie qualcosa alla relazione umana?
S: Questa modalità ti permette di avere un’enorme flessibilità sul dove lavorare e per certi aspetti anche sul come e sul quando. Sei libero di lavorare ovunque ti pare con l’unica regola non scritta di mantenersi sulle 2-3 ore di jet lag, a eccezione di Rob che è negli USA. Questo perché quando ci si mette a lavoro si deve sapere che gli altri membri del team sono contattabili in caso di necessità. Per questo motivo si scrivono sul canale principale le varie pause che si fanno durante il lavoro e il termine di questo. Quando ti abitui a queste logiche tutto scorre, ma perdi il contatto umano. Quelli che lavorano in città in cui non c’è nessun altro membro di Spreaker vanno a lavorare nelle zone di co-working in modo da trovare gente che anche se non fa il tuo stesso lavoro, ne svolge uno simile e hai comunque l’occasione di condividere qualcosa. Questi spazi si stanno sempre più diffondendo perché può essere un po’ alienante lavorare sempre a casa.

V: Anche perché per un comunicatore è indispensabile la comunicazione umana dal vivo…non credi?
S: Infatti una delle prime domande che Tonia, la responsabile marketing, mi ha fatto al colloquio è stata quella di chiedermi se avessi intenzione di rimanere a Bologna, in quanto se il team marketing e chi si occupa di comunicazione fosse tutto nella stessa città e un giorno avesse la possibilità di lavorare insieme fisicamente sarebbe molto meglio. Poi resta comunque una scelta personale, ognuno può lavorare come preferisce e come gli è più comodo anche perché abbiamo due appuntamenti fissi a cui partecipa comunque tutto il team: la call su Hangout tutti i venerdì, in cui parliamo in inglese e facciamo il punto della situazione ed è anche molto divertente, e poi i cosiddetti “retreat”, ovvero ritiri 1-2 volte l’anno in cui ci incontriamo tutti insieme nella destinazione scelta. L’ultimo è stato a novembre, a Barcellona, in occasione di un festival in cui il team Spreaker ha incontrato tutti i podcaster spagnoli.

spreaker_call

creditsphoto: spreaker.com

V: Ci sono stati programmi degni di nota o di demerito?
S: C’è di tutto, negli Usa è un mondo incredibile perché amano molto parlare. In Italia si fa più la radio musica-parlato, lì musica pochissima e si parla tanto…di sport, di cultura, fanno programmi comici e robe del genere. Un programma che mi è rimasto impresso è stato quello di un bambino inglese che parlava col suo accento british e suscitava tanta simpatia. In Italia, ad esempio, c’è su Spreaker Radio Immaginaria, una radio che lavora su più città e raccoglie speaker dai 13 ai 18 anni. E’ un case history che portiamo molto avanti. Dall’altro lato, è successo che l’ISIS aveva redistribuito su Spreaker la propria radio che trasmetteva in Siria e in altri paesi del Medio Oriente. Uno speaker di Radio Tre ha scoperto questo e l’account è stato chiuso subito ovviamente. I termini e le condizioni del servizio sono quelli classici di qualsiasi servizio on line: non contenuti razziali, discriminatori ecc…ci sono dei paletti che vanno rispettati assolutamente! Fortunatamente, quello, è stato un caso isolato.

V: Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
S: Riuscire ad avere in mano dei dati ed estrapolarne delle informazioni che si traducono in strategie di marketing, ma che ti aiutano a capire anche come evolve il mondo del web facendo emergere delle note sulla sociologia in generale. Osservare il mondo mi piace molto, farlo poi dentro Spreaker, una realtà che quando ho conosciuto da utente ho pensato “chissà come sarebbe lavorarci”…. beh, a distanza di anni posso dire che lavorarci è fantastico!

Ringrazio tanto Sergio per questa bella chiacchierata, avremmo continuato a parlarvi ancora di Spreaker perché c’è moltissimo da dire, ma se siete curiosi o avete voglia di provare a creare un vostro contenuto su questa piattaforma, esploratene le potenzialità e mettetevi all’opera.
Intanto, se volete farvi un’idea, vi segnaliamo l’ultima puntata della trasmissione che il nostro docente Francesco De Nobili realizza su Spreaker.
Buon ascolto!

Francesco De Nobili parla su Spreaker

 

Valeria B. Covella

Advertisements

Un pensiero su “Dal Compass a Spreaker: intervista a Sergio La Rosa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...