#ijf16: intervista ad Anna Masera

Anna Masera, giornalista, caporedattore e public editor per il quotidiano La Stampa, al termine dell’incontro su “La fine dell’obiettività nel giornalismo” tenuto al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia, ha risposto a qualche domanda sullo stato attuale del giornalismo italiano, sul suo futuro e sulle nuove figure professionali emergenti.

Anna masera

Con l’arrivo del digitale è più semplice reperire le notizie. Il giornale storicamente era fondamentalmente il mezzo attraverso il quale gli utenti attingevano alle notizie, mentre oggi sembra avvenire l’esatto contrario. Twitter in particolare è nel tempo riuscito a diventare una sorta di agenzia stampa, continuamente aggiornato sulle notizie più recenti e spesso luogo di dibattito. Siamo davvero di fronte ad un cambiamento epocale? E’ corretto affermare che molte notizie “nascono dal basso”?

A: Si, siamo di fronte a un cambiamento epocale. Ma Twitter spesso è una sorta di rassegna stampa gratuita che riporta le notizie dei giornali. Non c’è certo solo Twitter a cambiare il panorama dell’informazione nell’era digitale… E le notizie nascono tutte dal basso, di default: poi “vince” chi le scopre prima e le racconta meglio. Utilizzando meglio le nuove piattaforme di distribuzione/condivisione dell’informazione.

Si parla molto di crisi dell’editoria giornalistica. Pensa che sia necessario per le testate pensare ad un nuovo modello di business per riuscire a sopravvivere?

A: Non lo penso solo io, lo pensano le testate stesse, che stanno sperimentando di tutto e di più. Dai paywall sui siti o sulle app agli accordi con le piattaforme (Facebook e Google in testa), dal crowdfunding al crowdsourcing, dalla ricerca di grandi sponsor alla torta della raccolta pubblicitaria puntando sugli spot nei video o sul native advertising…

Viviamo in un mondo in cui si parla di Clickbait, ovvero di un sistema utilizzato dai siti volto ad esagerare volutamente i contenuti e i titoli degli articoli solo per attirare gli utenti sul sito ed ottenere visualizzazioni. Pensa che questo meccanismo contribuisca alla perdita di credibilità delle testate giornalistiche?

 A: Sì. Ma alla fine vince chi non perde credibilità e si dimostra affidabile: serve un patto di fiducia con i lettori/utenti. Guai a chi tradisce quella fiducia: recuperarla è molto difficile. La trasparenza è la nuova obiettività.

Può spiegarci brevemente che ruolo ha un Public Editor in una testata giornalistica? Che tipo di valore porta in una redazione, ma soprattutto, qual è la sua utilità per il lettore?

 A: Sono ancora in fase di collaudo, è solo da quattro mesi che esercito questo ruolo, assolutamente nuovo nel panorama del giornalismo italiano. Ma è chiaro, anche dalle esperienze dei colleghi all’estero che già lo fanno da tempo, che serve per garantire la trasparenza e il rapporto di fiducia con i lettori/utenti, di cui il Public Editor è garante.

La Stampa pare uno dei pochi quotidiani italiani intenzionato a portare avanti un reale processo di innovazione anche sulla ridefinizione degli spazi della redazione. Se prima la redazione aveva un ufficio per ogni categoria del giornale, oggi la sede del quotidiano ha completamente rivoluzionato anche il modo di pensare gli spazi. Non esistono più uffici ma open space dove tutti comunicano con tutti, Direttore compreso. Quanto sono importanti questi cambiamenti per innovare il sistema?

A: Direi che da quando Mario Calabresi è passato a Repubblica, anche lì è in arrivo l’innovazione portata già a La Stampa ;) Comunque gli spazi fisici “aperti” della redazione aiutano certamente l’inclusione, la trasparenza, la circolarità delle informazioni e quindi la partecipazione di tutti al processo di innovazione in atto.

Non è necessario sottolineare l’importanza di un buon titolo, soprattutto oggi. Sempre meno italiani dedicano tempo alla lettura degli articoli e sappiamo che è in aumento il numero di utenti che spesso si limitano solo alla lettura dei titoli senza neanche leggere l’intero contenuto dell’articolo.  Secondo lei c’è bisogno di proporre un’educazione alla lettura per avere cittadini ben informati?

 A: Gli italiani soffrono, prima del divario digitale, un divario di alfabetizzazione: secondo il grande Tullio De Mauro, sono sempre troppo pochi quelli che sanno leggere, scrivere e contare. Ma il problema è che spesso noi giornalisti ci inventiamo titoli incomprensibili. Dobbiamo fare uno sforzo per essere più chiari, all’altezza di tutti. Come dice Carlo Verdelli, i lettori hanno tre diritti sacrosanti che i giornalisti devono tenere a mente per offrire loro un servizio migliore: il diritto di non sapere, il diritto di non ricordare, il diritto di non capire.

Guardando al modo in cui i quotidiani italiani usano il web e in particolare gli strumenti social, che opinione si è fatta? A suo avviso l’Italia può imparare qualcosa dagli altri Paesi europei e non?

A: Ma certo. Ma anche molti giornali negli altri Paesi possono migliorare, guardando alle nuove testate emergenti. Ognuno ha i suoi modelli di riferimento: a me piace il Guardian, il New York Times, il Washington Post… Ma mi piacciono anche Vice, Buzzfeed, Vox, Medium…😉

Cosa vuol dire essere un giornalista oggi? Quale crede che sia il futuro della stampa?

 A: La stampa nel senso della carta stampata credo abbia un futuro di nicchia. Ma il giornalismo non è mai stato meglio, c’è grande sete di bravi giornalisti.

Che consiglio sente di dare ad un giovane che oggi decide di seguire la strada del giornalismo?

A: Viaggiare, studiare il più possibile, fare esperienza, sviluppare conoscenza, imparare le lingue, padroneggiare gli strumenti digitali. E sono d’accordo con Jon Snow di Channel 4 a Londra, secondo cui bisogna prima provare a vivere nel Sud del mondo – tra i nuovi migranti e i nuovi profughi – per capire i problemi del nuovo mondo globale e trovare le parole giuste per raccontarli.

Si ringrazia Anna Masera per la disponibilità. Le auguriamo buon lavoro!

Credits Photo: Alessio Jacona

Un pensiero su “#ijf16: intervista ad Anna Masera

  1. Pingback: #ijf16 – Cosa abbiamo imparato al Festival Internazionale del Giornalismo | CompassUnibo Blog

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...