#ijf16 Le potenzialità espressive del giornalismo oggi: Beppe Severgnini docet

“Se la confezione non è buona, la gente non apre il pacco”. Esordisce così, Beppe Severgnini nell’incontro tenuto all’ultimo Festival Internazionale del Giornalismo. Oggi si compete per avere l’attenzione del lettore e in questa competizione si deve essere consapevoli di quali siano i linguaggi che sono funzionali al giornalismo per conseguire questo scopo. E’ fondamentale focalizzarsi sulla confezione affinché quel contenuto sia scelto tra tanti. Per far ciò, i giornalisti, afferma Severgnini, devono armarsi di una caratteristica che non è propria della loro categoria: l’umiltà. L’umiltà per capire che anche forme di linguaggio “vecchie” servono al giornalismo per innovarsi.

Lo affianca, in questo incontro col pubblico, Stefania Chiale, una delle conduttrici del programma di Rai 3 L’erba dei vicini. La giovane giornalista sostiene che oggi i linguaggi a disposizione sono molti, ma la fantasia scarseggia a causa del timore di non essere presi sul serio. La sperimentazione è invece necessaria e fondamentale perché grazie ad essa si può “per esempio parlare di cronaca nera in pochi minuti attraverso lo storytelling in tv, di politica e società attraverso il dialogo teatrale, di economia e cultura attraverso l’animazione giornalistica, di esteri attraverso la narrativa e di attualità attraverso la sintesi”.

Beppe-Severgnini-Lerba-del-vicino

credits photo: espresso.repubblica.it

Nella pratica come si traduce tutto questo? Severgnini parte dalla sua esperienza volta ad innovare, per il corriere della sera, una tradizione tipica dei quotidiani: il riassunto dell’anno. Non fare una gallery, non elencare i personaggi dell’anno, ma servirsi di tecniche teatrali per raccontare gli eventi più importanti del 2015.  Nasce così 30 60 90, un dialogo in tre puntate che vede protagonista una famiglia in cui i tre componenti, appartenenti a generazioni diverse, discutono su temi come la politica e il populismo, il senso civico e le nuove città, i social e il lavoro, in un confronto continuo che attira e fa affezionare il lettore a questi personaggi, invitandolo a riflettere sulle tematiche trattate.

Il riflettore mette poi in luce le modalità di narrazione utilizzate nel programma prima citato, L’erba dei vicini: dalla rubrica “Vite parallele”, che si serve di una modalità di storytelling in cui due giornaliste narrano la storia attraverso il loro dialogo, alla decisione di parlare di stereotipi e dei tipici temi legati ai paesi affrontati nell’edizione attraverso cartoni animati.
Le puntate, realizzate da TIWI, hanno per protagonista Beps, anziano professore (“beppizzato” dalla redazione, dice Stefania Chiale), che in 70 secondi spiega con leggerezza temi complessi come l’importanza del petrolio in Russia. I limiti di tempo non permettono ovviamente un approfondimento ma la modalità di racconto, simpatica e semplificata, permette l’avvicinamento dello spettatore a temi ostici da comprendere.  La stessa tecnica è stata utilizzata in “3 minuti una parola”, rubrica sulla lingua italiana e l’attualità creata da Severgnini nel 2011 su Corriere tv.

beps

credits photo: tiwi.it

Le tipologie di narrazione più rapide e recenti sono invece caratterizzate dalla sintesi giornalistica. E’ il caso di Good Morning Italia, servizio giornalistico mobile e multi piattaforma che si pone l’obiettivo di aiutare il lettore ad orientarsi nell’overloading informativo, fornendo una gerarchia di notizie e spiegando in 1000 parole quelle più rilevanti della giornata. Questo è importante in un mondo in cui bisogna competere con le notifiche di Whatsapp o di Facebook, ma allo stesso tempo non si toglie al lettore l’opportunità di accedere all’approfondimento perché ha a disposizione i link delle fonti di riferimento. Infine, il media maestro della sintesi, ormai al suo decimo anno di età, è Twitter che permette di cercare l’efficacia nella brevità.

good_morning_italia

Questo excursus ci fa addentrare nel mondo delle molteplici possibilità che ha il giornalismo per potersi esprimere valorizzando e rafforzando i suoi contenuti. Il bravo giornalista è un creativo che non teme la sperimentazione e come disse Dino Buzzati ogni genere giornalistico è ammissibile, tranne uno: il noioso.

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