Innovazione sostenibile e consumatore digitale

Il 12 aprile Bologna ha ospitato la terza tappa de “Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale”, organizzata grazie a Impronta Etica e con il supporto di SCS Consulting. Vi abbiamo già parlato in questo blog della prima sessione svoltasi presso la Scuola di Scienze Politiche; presso la Scuola di Economia, Management e Statistica si è successivamente organizzato un incontro focalizzato sul ruolo del consumatore digitale.

Il Consumatore Digitale

Credits: Elena Paganini

Oggi si assiste ad una trasformazione del concetto di consumatore, che diventa prosumer: Roberta Paltrinieri (Docente Unibo) lo descrive come una figura ibrida, attiva, che mette insieme le due dimensioni di produzione e consumo. Il termine nasce per descrivere il protagonismo dei consumatori, i quali possono produrre pratiche alternative, essere creativi e non omologati rispetto alle aspettative delle imprese, richiedendo nuove risposte rispetto ai bisogni che stanno emergendo.

Cosa cambia per l’impresa?
A causa di questa trasformazione, e partendo da un concetto di sostenibilità come trasparenza e consapevolezza nella scelta del consumatore, cambia la modalità in cui l’impresa è tracciabile nei suoi comportamenti e cambia il processo di engagement.
Secondo Vanni Rinaldi, Responsabile innovazione di Legacoop, l’impresa diventa un punto di incontro con il consumatore solo dal momento in cui è partecipata. Essa deve diventare infatti aperta e trasparente attraverso la condivisione dei dati, perché il prosumer vuole qualcosa di più, ossia essere ascoltato e partecipare alla creazione del valore. Si deve permettere quindi al consumatore di diventare un soggetto attivo, che prenda parte alla governance dell’azienda. Da un modello verticalizzato si passa a un modello di condivisione, di collaborazione nella creatività e nell’innovazione.

Cristian Fabbri, direttore di mercato di HERA, sostiene come il consumatore oggi sia abituato a scegliere come interagire con l’azienda, attraverso un rapporto personalizzato. L’era del digitale ha aperto a un nuovo modo di rapportarsi al cliente, la customer experience: si tratta della somma delle esperienze, della relazione interiore e soggettiva del cliente di fronte al rapporto con un’azienda. Il consumatore ha bisogno di relazionarsi, e ciò avviene attraverso il web, le applicazioni o il classico sportello; ma ha anche bisogno di costruire insieme, generare un servizio condiviso.

Anche nel campo della grande distribuzione le cose sono cambiate: Gabriele Tubertini (direttore sistemi informativi e innovazione tecnologica Coop) sostiene come oggi siamo di fronte a un pubblico di consumatori sempre più interessati a conoscere cosa stanno comprando, cercando maggiori informazioni sui loro acquisti. C’è bisogno dunque di trasparenza, anche riguardo agli impatti ambientali: si è sempre più attenti a capire cosa significa bere acqua in bottiglia, cosa significa acquistare pane preconfezionato, perché si tratta di prodotti che per arrivare sulle nostre tavole devono percorrere cammini lunghissimi.

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Credits: officebit.com

Durante l’esposizione all’EXPO Coop ha reso disponibili le informazioni riguardo alla produzione di CO2 di ogni singolo prodotto, attraverso schermi posizionati sopra i prodotti e tavoli interattivi. Anche il digitale quindi fa la sua parte: è importante per creare engagement, fornire informazioni e creare collaborazione nella definizione di nuovi paradigmi di consumo, crescendo insieme ai clienti.

L’importanza del crowdfunding
Agnese Agrizzi, Ginger Founder, ha portato due esempi di come il crowdfunding possa cambiare le logiche e il modello di produzione di un’azienda. Si tratta di una pratica di finanziamento dal basso che mobilità persone e risorse, in cui si vende il prodotto prima di portarlo in produzione chiedendo al consumatore finale di avere fiducia nell’investimento.

Un primo esempio è quello di Rockin 1000: Ginger ha supportato un gruppo di giovani di Cesena che hanno deciso di ascoltare i Foo Fighters nella loro città, anche se si trattava di un piccolo mercato dove non c’era uno stadio che potesse accogliere una band di tale calibro. Questa iniziativa ha ricreato una performance collettiva a luglio del 2015, in cui 1000 musicisti hanno suonato contemporaneamente il brano Learn To Fly dei Foo Fighters, con l’obiettivo di girare un video evento per chiedere alla band di suonare a Cesena.

È il mercato che ha richiesto il prodotto, e il crowdfunding è stato fondamentale per raccogliere i fondi necessari alla promozione dell’evento, alla produzione video e per affrontare altre spese (sicurezza, distribuzione elettrica, personale di sicurezza ecc.).

Un altro esempio presentato supportato da Ginger è quello di Orchestra Mozart, fondata nel 2004 quando Claudio Abbado decise di affiancare 60 musicisti conosciuti in Europa a giovani talenti, creando un prodotto culturale che, dopo 3-4 anni di investimenti, iniziò ad avere successo anche all’estero. Dopo la morte di Abbado nel 2014 i musicisti chiesero a Ginger di portare avanti questo prodotto artistico attraverso un appello di crowdfunding. Grazie a questi finanziamenti dal basso si sta rilanciando una struttura di eccellenza che identifica l’Italia nel mondo, anche se si tratta di un’impresa di difficilissima gestione finanziaria.

Per riassumere, oggi il consumatore sta transitando verso una nuova dimensione, quella del prosumer (producer-consumer), che vuole partecipare attivamente ai processi di creazione del valore dell’impresa. Le organizzazioni devono diventare aperte e trasparenti, orientandosi alla customer experience e all’ascolto delle esigenze dei clienti. Anche il modello di produzione stesso può cambiare: con il crowdfunding si vende il prodotto prima di produrlo, ma esso dà anche l’opportunità di valorizzare quelle realtà che altrimenti non potrebbero emergere nel mercato, facendo della fiducia un elemento chiave nella relazione coi prosumer.

Elena Paganini

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