#ijf16: dal giornalismo obiettivo al gonzo journalism

Tra i tanti workshop che si sono tenuti quest’anno al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia, spiccava un titolo: La fine dell’obiettività nel giornalismo. Più tardi, in un altro panel discussion, Amedeo Ricucci, storico inviato di guerra del TG1, affrontava in parte la stessa tematica e poneva le persone presenti all’incontro davanti ad un interrogativo: “Il giornalista per antonomasia è quello che tiene la giusta distanza dagli avvenimenti. Ma siamo sicuri che sia sempre stato così e che debba essere per forza così?

Ricucci

Dunque parliamo di obiettività. Il vocabolario Treccani definisce l’obiettività come “l’atteggiamento di chi vede e giudica persone, eventi, circostanze con realismo e imparzialità” ed è proprio questo che ha sempre cercato di fare il giornalismo anglosassone, da sempre uno dei punti di riferimento per chi vuole fare del giornalismo la propria professione. L’Inghilterra si è sempre fatta portatrice di un tipo di giornalismo incorruttibile e indipendente, un giornalismo protettore della verità dei fatti che devono essere sempre separati dalle proprie opinioni, dai commenti. Il racconto deve essere sempre e comunque neutrale. Ma con un giornalismo così radicato nei suoi principi non si corre il “rischio di perdere la potenza giornalistica”?.

“Non mi sento e non mi sentirò mai come un freddo registratore di ciò che vedo e sento. Su ogni esperienza personale lascio brandelli d’anima e partecipo a ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione” Oriana fallaci in Intervista con la storia non teme di prendere posizione e si schiera a favore di un giornalismo diverso. Il suo approccio al genere è volutamente più invasivo e personale. Oriana, in un certo senso, reinventa i ruoli nel giornalismo e partecipa agli avvenimenti che la circondano rifiutando totalmente l’idea di distaccarsene per poterli raccontare.

Anche Tiziano Terzani, altra grandissima penna del giornalismo italiano, ha sempre rifiutato l’dea del giornalismo obiettivo, da sempre spettatore e insieme protagonista dei fatti. Ne La fine è il mio inizio infatti ribadisce il suo disappunto verso chi pretende di essere a tutti i costi obiettivo e cerca di far comprendere invece l’importanza della soggettività: “Come puoi essere obiettivo? Non lo sei mai. Perché […] la stessa storia vista da sei persone diverse sono sei storie diverse […] Che valore ha questa obiettività?”.

In molte università americane viene ricordata una frase pronunciata da Peter Arnett, giornalista neozelandese, che ai tempi della guerra del Vietnam di fronte ad un bonzo vietnamita che si diede fuoco, tirò fuori la macchina fotografica e cominciò a fotografare: “Il giornalista non deve alterare la realtà, la deve semplicemente discutere”. E così il New Journalism continua su questo filone, legando la letteratura e il giornalismo alla narrazione in prima persona attraverso le potenzialità del web e dando vita al Gonzo journalism e all’Immersive Journalism. L’obiettivo è quello di catturare l’attenzione delle persone, una cosa impossibile da fare per chi invece prende come punto di riferimento la distanza e l’imparzialità del giornalismo anglosassone.

Festival giornalismo

A partire dal 2010 abbiamo assistito ad un grande dibattito su queste nuove forme di giornalismo e di come testate giornalistiche, come Times e The Guardian, abbiano investito molto denaro per adottarle. In particolare si è a lungo discusso sul documentario interattivo, ovvero mini video di approfondimento giornalistico che riprendono le modalità documentaristiche per diffondere informazioni. L’obiettivo è quello di coinvolgere maggiormente il lettore/utente alle vicende che riguardano il mondo e quindi favorire il processo partecipativo.

Parliamo dunque di cambiare stile della narrazione per aumentare la partecipazione ma anche lo share. Non è un mistero infatti che l’editoria non goda di ottima salute dal punto di vista economico (soprattutto in Italia) e che molte testate siano sempre alla ricerca di nuove modalità di fidelizzazione dell’utente per aumentare le visualizzazioni dei siti. Ed è proprio per questo motivo che il Gonzo Journalism ha da subito scatenato tante polemiche. Qual è il confine che separa il giornalismo partecipativo dalla finzione? Adottando queste tecniche non rischiamo di enfatizzare o persino esasperare un servizio solo per riuscire a colpire maggiormente l’utente?

Il giornalismo, quando fatto seriamente, svolge un ruolo importantissimo: rendere le persone che vivono al di fuori di determinati meccanismi politici, sociali e culturali, più consapevoli della società che le circonda, renderle in grado di confrontarsi con realtà diverse e pensare con la propria testa. Il giornalismo, quello vero, contribuisce alla formazione dell’opinione pubblica e quindi della democrazia. Forse sarebbe opportuno pensare a tutto ciò e stabilire un confine: certe volte la via di mezzo è la soluzione migliore.

 

Credits: Monica La Barbera

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